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Tutto il bene del mondo / J. R. Ackerley. Voland 2010. (segnalazione)

È in libreria

Tutto il bene del mondo
di J. R. (Joe Randolph) Ackerley

In coda al testo:
La consolazione della miseria, di Giona Tuccini

Traduzione e cura di Giona Tuccini
Progetto grafico di Alberto Lecaldano

169 p. ; 14 €
Voland -intrecci, Roma 2010

J. R. Ackerley, Tutto il bene del mondo, Voland 2010, progetto grafica: Alberto Lecaldano, alla cop.: ©The Estate of Neville, Braybrooke by J. R. Ackerley; cop. (part.), 1

Dopo aver pubblicato Il mio cane Tulip (traduzione e cura di Giona Tuccini, 2007) Voland manda in libreria, sempre nella bella collana “Intrecci”, Tutto il bene del mondo, di J. R. Ackerley (1896 – 1967), nella traduzione e per la cura di Giona Tuccini, che firma anche una breve e interessante postfazione.

J. R. Ackerley, Il mio cane Tulip, Voland 2007; progetto grafica: Alberto Lecaldano; alla cop.: "J. R. Ackerley con la sua Queenie (Tulip nel romanzo)" © james Kirkup, FRSL; cop. (part.)

Il testo era uscito anni fa da Serra & Riva (1988), intitolato Il più gran bene del mondo nella traduzione di Tommaso Jandelli e Esa de Simone, molto differente da questa di Giona Tuccini:

L’incipit di Il più gran bene del mondo:
“Jonny pianse quando mi portarono da lui. Non glielo avevo mai visto fare prima, ma non mi stupiva, a pensarci bene, anche se sapevo che non avrebbe mai voluto farlo davanti a me. Mi sedetti sulla panca di legno vicino a lui e gli presi la mano. […]”.

J. R. Ackerley, Il più gran bene del mondo, Serra e Riva 1988, [alla cop.: imm. tratta dal materiale pubblicitario de "Il più gran bene del mondo" (UK 1988), di Colin Gregg, con Gary Oldman e Alan Bates]; cop. (part.)

L’incipit di Tutto il bene del mondo:
“Jonny pianse quando mi portarono da lui. Non glielo avevo mai visto fare prima. Gli sedetti accanto sulla panca di legno e lo presi per mano. […]”.

Voland, logo, 2

Come ormai usa, nell’edizione attuale non v’è cenno all’esistenza di una precedente, e, come già per esempio per Rose e cenere di James Purdy ripubblicata recentemente (vedi qui) da B. C. Dalai, la comunicazione pubblicitaria cita il medesimo articolo di giornale (qui il “Times Literary Supplement”) di vent’anni prima, senza dirlo: le pigrizie dell’editoria.

J. R. Ackerley, Tutto il bene del mondo, Voland 2010, progetto grafica: Alberto Lecaldano, cop. (part.), 1

Dal risvolto di copertina de Il più gran bene del mondo“:
[…] è l’unico romanzo di J. R. Ackerley, grande amico di E. M. Forster e mentore di una generazione di scrittori inglesi oltre che egli stesso autore dalla sofisticata ironia.
Nella vita di Frank, un uomo maturo, colto e sensibile, forse un po’ impulsivo, è entrato prepotentemente un giovane amico, il ladruncolo Johnny, ragazzo di vita simpatico e pieno di buone intenzioni ma del tutto privo di uno scopo nella vita. […] E soprattutto Evie, il magnifico cane di Johnny, che per tutti rappresenta qualcosa di più e qualcosa d’altro […] Dalla bufera di sentimenti o risentimenti che si scatene in questo strano gruppo di famiglia con cane, […] nasce un romanzo scintillante, assolutamente imprevedibile, buffo e toccante insieme: a modo suo un’appassionata storia d’amore, ma anche una farsa sulle differenze di clesse e un gioco sottile sulla gelosia, le frustrazioni e le ossessioni dell’amore. Definito “un capolavoro in miniatura destinato a diventare un classico”, è un libro che incanta per come ogni riga è preziosamente cesellata e, forse anche di più, per quanto vi si può leggere tra le righe. “Ackerley appartiene a quella rara e sorprendente specie di scrittori” ha notato il ‘Times Literary Supplement’ “che riescono anche senza volerlo a trasformare in arte i loro silenzi. Quello che scrive, poi, non somiglia a nulla di ciò che è stato o sarà mai scritto”.

Dalla quarta di copertina di Tutto il bene del mondo:
“[…] Londra, anni ’50. La vita di Frank, uomo maturo, colto e benestante, viene sconvolta dall’incontro con un giovane amante, il ladruncolo Johnny, ragazzo di vita simpatico, pieno di buone intenzioni ma sbandato. E da Evie, il pastore tedesco femmina di Jhonny: una vera bufera di sentimenti e inquietudini, un’appassionata storia d’amore e di ossessione, ma anche una commedia buffa e assai commovente sulle differenze di classe nell’Inghilterra del tempo. Definito un capolavoro in miniatura e destinato a diventare un classico.
“Ackerley appartiene a quella rara e sorprendente categoria di scrittori che riescono, anche senza volerlo, a trasformare in arte i loro silenzi. Quello che racconta, poi, non somiglia a nulla di ciò che è stato e sarà scritto.” The Times Literary Supplement. […]”.

J. R. Ackerley, Mio padre e io, Adelphi 1981, ill. b/n fuori testo: n. 5-6: "Mia madre negli anni Venti"; "Io a scuola: 'Bimba'", (part.)

La pagina su Ackerley di Voland, qui.

Su AffariItaliani, le prime pagine, qui.

We Think The World Of You (Il più gran bene del mondo), con Gary Oldman e Alan Bates, di Frances Barber (UK 1988), il trailer:

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=GI84nMUjFdo&hl=it_IT&fs=1&rel=0]

Anche da Il mio cane Tulip è stato tratto un film, in animazione, My dog Tulip, (UK, 2008) di Paul Fierlinger; qui, il sito ufficiale

Il trailer:

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=b-CEDsZstdI&hl=it_IT&fs=1&rel=0]

In Italia è stato pubblicato anche Mio padre ed io (My Father and Myself), nella traduzione di Aldo Busi e Giulia Arborio Bella (Adelphi -Biblioteca Adelphi 107, 1981, e poi Gli Adelphi 165, con un saggio di W. H. Auden, 2000), e, nel 1987, da Serra & Riva, Festa indù (Hindoo holiday), nella traduzione di Ettore Capriolo.

J. R. Ackerley, Mio padre e io, Adelphi 1981 [alla cop.: J. R. Ackerley (a dx.) e suo padre], cop. (part.)

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