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The City of San Francisco Oracle / Pietro Grandi

Futureworld 

di Pietro Grandi

19. The City of San Francisco Oracle, Vol. 1 No. 7

Allen Cohen, “The City of San Francisco Oracle, Vol. 1 No. 7”, 1967, The Underground Press Syndicate.

“Tutto è iniziato come un sogno e si è concluso come una leggenda. Una mattina nella tarda primavera del 1966 ho sognato che stavo volando attorno al mondo. Dall’alto vidi le persone che leggevano giornali con arcobaleni stampati sulle prime pagine – a Parigi sulla Torre Eiffel, a Mosca nella piazza Rossa, a Broadway, sulla Muraglia cinese – in tutto il mondo. Un giornale arcobaleno! Raccontai il sogno alla mia compagna Laurie e incamminandosi per una passeggiata dalla Panhandle of Golden Gate Park verso Haight Street, raccontò a tutti quelli che incrociava lungo la strada – artisti scrittori, musicisti, poeti, spacciatori, commercianti – il mio sogno del giornale arcobaleno. Subito dopo esplose tra quelle persone la voglia di realizzarlo.

(Allen Cohen)

Psichedelia, droghe leggere, summer of love, hippies, un futuro arcobaleno: questo era “The Oracle of the City of San Francisco”, chiamato da tutti “San Francisco Oracle”. 12 numeri dal 1966 al 1968 creati dall’editore Allen Cohen e costruiti dall’art director Michael Bowen unendo poesia, spiritualità, design psichedelico alla nuova comunità della controcultura di Haight-Ashbury a San Francisco. A prendere parte a questa rivoluzione editoriale vi furono numerosi artisti e poeti tra cui Bruce Conner, Rick Griffin, Allen Ginsberg, Gary Snyder, Lawrence Ferlinghetti, William Burroughs, Michael McLure, Timothy Learly.

Il messaggio di Oracle era quello di svelare, attraverso le pagine, i poteri suggestivi della marjuana e dell’LSD, di mente in mente in maniera intensa, estetica ed estatica. Le pagine dovevano espandere la percezione in chi lo leggeva. Artisti e poeti si univano per costruire assieme ogni singola pagina come opere a se stanti di parole e immagini, affermando uno stato visionario della mente quasi come una esperienza multidimensionale in un mondo altro, immerso di colori, mandala e collage visivi. Un meraviglioso esperimento come sosteneva il suo editore: “L’Oracle era un tentativo di spezzare la menzogna della nostra mentalità lineare. Era un modo per farla finita con le parole ordinate in colonna come truppe sull’attenti. Era judo in versione cartacea.”

Gli artisti crearono una nuova tecnica di stampa. Fu infatti uno dei primi giornali sotterranei ad utilizzare una tecnica mista, una alterazione del processo di stampa che consentiva ai 4 inchiostri, ciano, magenta, giallo e nero di unirsi nello stesso punto grazie a dighe di legno che creavano infinite possibilità di sfumature per rendere le pagine arcobaleno.

L’Oracle numero 7 dal titolo “The Houseboat Summit Issue” descriveva l’incontro nel febbraio 1967 a Sausalito in California, dei quattro personaggi principali del movimento controculturale: il filosofo inglese Alan Watts, il poeta Allen Ginsberg, il visionario Timothy Learly e il poeta Gary Snyder nella casa galleggiante di Watts in una libera discussione sulla filosofia hippie. L’intento era quello di capire se fosse possibile diffondere di più le idee del movimento per crearne un movimento di massa. Ma Timothy Learly sostenne che la filosofia psichedelico-religiosa guardava con molta paura l’idea di massa. Se si omologava il pensiero, il movimento non poteva essere libero. Bisognava dunque distaccarsi dall’idea di ideologia politica, abbandonando i vecchi schemi per far emergere la vera libertà anche grazie all’utilizzo delle droghe che creavano nuove percezioni senza nessuna ricerca di potere. L’uomo non deve combattere, ma deve migliorarsi consumando meno grazie a questa nuova cultura.

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[Intento di FN è stato, da subito, quello di costruire archivi; dei fondachi di materiali che trasportassero in rete quel che la rete fa sparire: la carta. C’è una separazione radicale e mal segnata fra il cartaceo e il virtuale. In rete se si cerca la carta non la si trova, si trovano le parole che la carta portava su di sè, ma niente che ci dica dove fossero quelle parole, che aspetto avesse l’oggetto che le conteneva. Chi volesse studiare ora editoria in rete trova ben poco, se non parole, che non bastano. Questa nuova serie, Futureworld, a cura di Pietro Grandi, interpreta al meglio quell’intento che FN insegue da sempre. (N.d.D.) ]

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