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Stefan B. Rusu : Quei giorni a Bucarest / Playground 2010. Recensione (da L’Indice dei Libri)

Stefan B. Rusu, con Angelo Bresciani
Quei giorni a Bucarest

graphic designer: Federico Borghi

153 p. ; 11€
Playground, Roma 2010

Stefan B. Rusu / Angelo Bresciani, Quei giorni a Bucarest, Playground 2010; graphic designer: Federico Borghi [flickr name: ƒe], alla cop.: fotografia di Dàniel Borovi; frontespizio (part.), 1

Playground, ha introdotto in Italia, soprattutto con i libri di Alex Sanchez, i gay teen book, dedicando loro dal 2003 una collana apposita la “high school” che, dalla grafica molto raffinata sin dalla prima uscita e non esplicitamente gay-oriented, forse in funzione rassicura-genitori, ha ora un’impostazione della copertina molto prossima a quella della collana principale della casa editrice (ed è sparita ogni segnalazione esplicita di appartenenza alla collana se non nel colophon e in coda al testo, nell’elenco dei titoli usciti), lontana quindi anche da toni e caratteri più consuetamente dedicati ad un pubblico giovane, che sono molto più mainstream, molto più volgari.

La scelta qui, che è forse anche di rispetto per adolescenti immaginati non troppo cretini, tenta di pescare certamente anche in un pubblico più adulto, e i bei ritratti (scelti da Federico Borghi fra lavori di fotografi/e poco conosciuti/e) di volti di giovani maschi, dondolano fra l’invito all’identificazione con il coetaneo e la sindrome manniana per il Tadtzio di veneziana memoria, anche se di certo hanno un loro pubblico fra chi, nato prima degli anni novanta, può trovare in testi che raccontano di giovinezze recenti, una carta consolazione risarcitoria, raffrontandole alle proprie, svoltesi in anni più bui).

Stefan B. Rusu / Angelo Bresciani, Quei giorni a Bucarest, Playground 2010; graphic designer: Federico Borghi [flickr name: ƒe], alla cop.: fotografia di Dàniel Borovi; cop. (part.), 2 Stefan B. Rusu / Angelo Bresciani, Quei giorni a Bucarest, Playground 2010; graphic designer: Federico Borghi [flickr name: ƒe], alla cop.: fotografia di Dàniel Borovi; cop. (part.), 3 Stefan B. Rusu / Angelo Bresciani, Quei giorni a Bucarest, Playground 2010; graphic designer: Federico Borghi [flickr name: ƒe], alla cop.: fotografia di Dàniel Borovi; cop. (part.), 4 Stefan B. Rusu / Angelo Bresciani, Quei giorni a Bucarest, Playground 2010; graphic designer: Federico Borghi [flickr name: ƒe], alla cop.: fotografia di Dàniel Borovi; cop. (part.), 6

E’ interessante che dopo i primi titoli di provenienza statunitense, Playground abbia aperto anche ad altre letterature; prima con l’esperimento, interessante ma impacciato, di Davide Martini, con 49 gol spettacolari (2006), poi con il buon esito di Solo per una notte, di Nicolas Bendini (2009), francese residente in Italia che ha messo in scena l’amore tra un liceale parigino e un famoso giocatore di football serbo.

Ora Stefan B. Rusu, romeno che vive a Padova, consegna un testo molto lontano dai canoni del genere, che, ambientato a Bucarest nel 1992 –anche questa distanza temporale è fuori canone, che prevede una contemporaneità fra chi scrive e chi legge molto insistita- sembra piuttosto debitore di una certa leggerezza Nouvelle Vague francese, e tutto il testo ruota attorno alla riproposizione al teatro del liceo di un film romeno degli anni Ottanta, nelle descrizioni anche allegre dei giovani, in certi accenni al vestiario, nella presenza significativa dell’architettura.

Stefan B. Rusu / Angelo Bresciani, Quei giorni a Bucarest, Playground 2010; graphic designer: Federico Borghi [flickr name: ƒe], alla cop.: fotografia di Dàniel Borovi; incipit (part.), 1

Nicu e Garbiel, uno liceale, l’altro giornalista universitario, pur se di età e esperienze differenti, sono giovani entrambi, arruffati nello scoprirsi, incerti in uno spazio sconosciuto del dopo dittatura, dove la Storia sembra essersi ritratta dall’oggi, testimoniata più dagli oggetti che dalle memorie.

Molta omofobia, e un italiano (anche se in fine pur sempre consuetamente “brava gente”) simbolo di una sessualità affettivamente scarnificata dal denaro e dall’agio.

Nel testo c’è tanto melodramma, ma così lieve da risultare allegro, con una ricorrenza fastidiosa degli avverbi “troppo” e “quasi”, che segnalano una debolezza linguistica, ma naturalmente anche letteraria; peccato, il testo, che si lascia leggere con passione, meritava un lavoro più accurato.

Stefan B. Rusu / Angelo Bresciani, Quei giorni a Bucarest, Playground 2010; graphic designer: Federico Borghi [flickr name: ƒe], alla cop.: fotografia di Dàniel Borovi; q. di cop. (part.), 1

Stefan B. Rusu / Angelo Bresciani, Quei giorni a Bucarest, Playground 2010; graphic designer: Federico Borghi [flickr name: ƒe], alla cop.: fotografia di Dàniel Borovi [flickr name: dborovi]; cop. (part.), 1

Riassunto bibliografico:
queer / letteratura romena / letteratura italiana / prime edizioni italiane
Stefan B. Rusu, con Angelo Bresciani / Quei giorni a Bucarest
1. ed. – Roma : Playground. – 20 x 15 cm. – (Highschool [- 13])
Brorghi, Federico (graphic designer)
brossura
alla cop.: “foto di Dàniel Borovi
©2010 Playground

Articolo apparso su L’Indice dei Libri, n. 2 – XXVIII, Febbraio 2011.

*lindice

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Stefan B. Rusu / Angelo Bresciani, Quei giorni a Bucarest, Playground 2010; graphic designer: Federico Borghi [flickr name: ƒe], alla cop.: fotografia di Dàniel Borovi; p. 59 (part.), 1

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