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Rolling Stone: Spacewar / Pietro Grandi

Futureworld 

di Pietro Grandi

17. Spacewar: Fanatic Life and Symbolic Death Among the Computer Bums

Stewart Brand, “Spacewar: Fanatic Life and Symbolic Death Among the Computer Bums”, Rolling Stone, 7 dicembre 1972

Ben poche cose accadono al momento giusto, e il resto non accade affatto. Lo storico coscienzioso correggerà questi difetti.

(Erodoto)

Che sia preparata oppure no, i computer stanno arrivando alla gente. Questa è una buona notizia, forse la migliore dopo la psichedelia.” Così Stewart Brand iniziava l’articolo pubblicato sul Rolling Stone, dal titolo “Guerra spaziale: vita fanatica e morte simbolica fra i vagabondi del computer”. Fondatore della rivista contro-culturale “Whole Earth Catalog”, ci descrive le ricerche e le evoluzioni tecnologiche di hacker rockstar nel laboratorio di ricerca artificiale di Stanford. Gli hacker,“non erano semplici tecnici ma gli esponenti di una nuova elite che stava portando avanti una rivoluzione culturale”.

Assieme alla fotografa ufficiale del Rolling Stone, Annie Liebowitz, esplora il nuovo divertimento dei capelloni informatici, una battaglia spaziale intergalattica, un gioco al computer chiamato “Spacewar”, evidenziandone la nuova modalità interattiva per puro divertimento, in maniera personale, anche se i personal computer ancora non esistevano.

Come racconta:  “Ciò che ho visto allo Stanford AI Lab è stata la scena più eccitante dai tempi dei party allucinogeni dei Merry Pranksters. I giocatori di Spacewar! erano ‘ fuori di testa’, in un certo modo potevano essere considerati la versione hi-tech dei giovani che danzavano sotto l’effetto della droga al Trips Festival, e il computer rappresentava la loro nuova forma di LSD. […] È tutto collegato. La ricerca psichedelica è in gran parte un fenomeno californiano come la rivoluzione informatica. I primi hacker degli anni Sessanta erano un sottoinsieme della tarda cultura beatnik e dei primi gruppi hippie; erano dei capelloni, avevano rinnegato l’università, sillabavano ‘love’, leggevano “Il signore degli anelli” ed erano pronti a salvare il mondo. Ma avevano una tecnologia migliore. Come si è visto in seguito, le droghe psichedeliche, le comuni e i dome (cupole geodetiche) erano dei vicoli ciechi, ma i computer rappresentavano la strada d’accesso a mondi che andavano aldilà dei nostri sogni. Hippie e rivoluzionari fallirono nel loro intento mentre i nerd si limitavano a inventare il futuro, e lo facevano con un sorprendente senso di responsabilità, che incorporarono nella loro tecnologia, proprio all’interno dei chip, una completa fusione di alta tecnologia e cultura pop molto terra terra.” 

Brand intervista anche il ricercatore Alan Kay dello Xerox PARC dove vengono descritte nuove tecnologie in embrione, il Dynabook, un personal computer portatile, un “manipolatore di informazioni portatile” e ARPANET, la forma primitiva di Internet.

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[Intento di FN è stato, da subito, quello di costruire archivi; dei fondachi di materiali che trasportassero in rete quel che la rete fa sparire: la carta. C’è una separazione radicale e mal segnata fra il cartaceo e il virtuale. In rete se si cerca la carta non la si trova, si trovano le parole che la carta portava su di sè, ma niente che ci dica dove fossero quelle parole, che aspetto avesse l’oggetto che le conteneva. Chi volesse studiare ora editoria in rete trova ben poco, se non parole, che non bastano. Questa nuova serie, Futureworld, a cura di Pietro Grandi, interpreta al meglio quell’intento che FN insegue da sempre. (N.d.D.) ]

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