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Radical Software Volume I Number 4 / Pietro Grandi

Futureworld 

di Pietro Grandi

18. Radical Software Volume I, Number 4

Beryl Korot, Phyllis Gershuny, Ira Schneider, “Radical Software, Volume I, Number 4”, Summer 1971, Raindance Foundation, Gordon & Breach Science Publishers Ltd.

New York divenne il fulcro della scena video underground degli anni sessanta. […]Raindance servì come ambito di ricerca e di sviluppo del movimento. Dal momento che la cronaca di ogni movimento tende a incoraggiare la sua espansione, Raindance giocò un ruolo chiave, producendo la fonte di informazione primaria per il video underground e lo strumento di network nazionali come la rivista Radical Software. I membri di Raindance contribuirono a un data base culturale di videotape dai quali si modellavano collettivamente: “Media Primers”, collage do interviste, video di strada ed estratti televisivi fuori onda che esploravano la natura della televisione e il potenziale del video portatile come medium di critica e di analisi.

(Deidre Boyle)

Nel giugno del 1970 il collettivo Raindance capitanato da Beryl Korot, Phyllis Gershuny e Ira Schneider realizzò un giornale-magazine che mise in luce nuove forme di comunicazione video, come il nuovo videotape portatile, mescolando il giornalismo alla grafica in un formato auto-prodotto in stile “Whole Earth Catalog”.

La rivista divenne un forum cartaceo fondamentale per promuovere la comunità indipendente video americana, una sorta di diario visivo-sociale della videoart. Undici numeri differenti nel formato, nell’editing creativo, nei contenuti disseminati nelle varie pagine per incuriosire il lettore e renderlo più attivo. Collaborarono i più importanti video artisti e videomaker dell’epoca quali Nam June Paik, Douglas Davis, Paul Ryan, Frank Gillette, Beryl Korot, Charles Bensinger, Ira Schneider, Ann Tyng, R. Buckminster Fuller, Gregory Bateson, Gene Youngblood, Parry Teasdale, Ant Farm.

Il quarto numero illustrato in maniera ottico-psichedelica dal collettivo Ant Farm si apre con un lungo articolo dal titolo “Biotopology 1972” dello psichiatra canadese Warren Brodey, il quale ci illustra alcuni esperimenti condotti di cibernetica, intelligenza artificiale, e sistemi informatici interattivi. Da ricordare gli articoli di Frank Gillette “The Nutritive Context” e di Avery Johnson “Infolding Paul Ryan” dedicati all’ecologia dei media. Al suo interno troviamo molte proposte di video attivisti, artisti e hippy convinti nel libero flusso di informazioni con effetto di cambiamento sociale.

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[Intento di FN è stato, da subito, quello di costruire archivi; dei fondachi di materiali che trasportassero in rete quel che la rete fa sparire: la carta. C’è una separazione radicale e mal segnata fra il cartaceo e il virtuale. In rete se si cerca la carta non la si trova, si trovano le parole che la carta portava su di sè, ma niente che ci dica dove fossero quelle parole, che aspetto avesse l’oggetto che le conteneva. Chi volesse studiare ora editoria in rete trova ben poco, se non parole, che non bastano. Questa nuova serie, Futureworld, a cura di Pietro Grandi, interpreta al meglio quell’intento che FN insegue da sempre. (N.d.D.) ]

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