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Oz 16: The Magic Theatre Issue / Pietro Grandi

Futureworld 

di Pietro Grandi

14. Oz 16: The Magic Theatre

Richard Neville & Martin Sharp, “Oz 16: The Magic Theatre Issue”, OZ Publications Ink Limited, London, Novembre 1968.

“La controcultura è come la mente di un bambino che gioca con la nuova tecnologia. I light show richiedono sofisticate apparecchiature elettroniche, da luci stroboscopiche a proiettori multi-iniettori finemente sincronizzati con il ritmo del rock and roll. E come una roccia dipende dalla montagna, così i prodotti della nuova cultura sono simbiotici; lavorano meglio tutti insieme. Le esperienze più memorabili underground sono quando ci si connette alla musica, ai light show, agli happening e ai film simultaneamente, e cazzo, tutto allo stesso tempo, e naturalmente avvolto da cuffie stereo.”

(Richard Neville)

Sotterranea, alternativa, psichedelica: questa è la rivista OZ. Pubblicata per la prima volta a Sydney in Australia e poi apparsa a Londra nel 1967 grazie a Richard Neville e Martin Sharp, Oz Magazine diventa una delle pubblicazioni più eccitanti e particolari tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70.

Il numero 16 fu unico nel suo genere. Sharp volle costruire un numero visivo, assistito dal cineasta Philippe Mora, violando il copyright come una questione di principio, per realizzare come scrisse il critico d’arte Robert Hughes: “una delle più ricche banche di immagini che sia mai apparsa in una rivista.” Il titolo “The Magic Theatre” si riferiva al romanzo di Hermann Hesse, “Il lupo della steppa”(1927) in cui il protagonista si trasforma dopo esser stato in un teatro magico che gli ha permesso di rivivere il suo passato e di esplorare paure latenti e desideri inconsci. “L’ingresso non è per tutti. Prezzo d’ingresso, la vostra mente e 3 scellini.”

La copertina, un palcoscenico teatrale con personaggi che ricordano il precinema di Eadweard Muybridge. In centro due pugili, due occhi e una bocca sorridente disegnata da Sharp con grandi labbra rosse, la stessa bocca icona dell’intera collana OZ. Tra le pagine, un ricco collage di immagini in tecnica mista, tra fumetti che corrono su più pagine, storie che si sovrappongono l’una l’altra. 48 pagine provenienti da ritagli di giornali, da John Lennon e Yoko Ono, a Nixon, Buddha, e Hitler. Neville descrisse le pagine come “strutturate con multilivelli di significato” derivate da un processo di giustapposizione associativo.

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[Intento di FN è stato, da subito, quello di costruire archivi; dei fondachi di materiali che trasportassero in rete quel che la rete fa sparire: la carta. C’è una separazione radicale e mal segnata fra il cartaceo e il virtuale. In rete se si cerca la carta non la si trova, si trovano le parole che la carta portava su di sè, ma niente che ci dica dove fossero quelle parole, che aspetto avesse l’oggetto che le conteneva. Chi volesse studiare ora editoria in rete trova ben poco, se non parole, che non bastano. Questa nuova serie, Futureworld, a cura di Pietro Grandi, interpreta al meglio quell’intento che FN insegue da sempre. (N.d.D.) ]

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