Non starò a raccontarvi delle storie

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NEMICI DI PENNA, amici di tastiera.

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Buon ultimo, il libro è uscito a gennaio del 2014, ho anche io letto Nemici di penna. Insulti e litigi dal mondo dei libri, di Giulio Passerini; Editrice Bibliografica 2014.

Il librino, una novantine di pagine (17 x 10,5 cm.), in brossura, narra di ciò che dice il sottotitolo.
Devo dire due cose: la prima è che a me l’argomento non potrebbe interessare meno. Se quand’ero giovane mi piacquero tanto gli strutturalisti fu credo perché se ne infischiavano della biografia dell’autore. Capisco ben che la biografia dell’autore il suo carattere e tutti i fatti e fatterelli che li riguardano siano o possano essere utili anche per una comprensione critica di un autore. Ma di carattere sono portato a farmene importare zero. Quindi questo libro, in effetti, non l’avrei comprato mai; la seconda è che Giulio Passerini ed io siamo amici. Siamo amici come capita adesso, conosciuti ormai quattro lontanissimi anni fa come blogger -c’erano ancora i blogger…- a Una marina di libri -dove io scoprii Palermo e me ne innamorai forever-, ci siamo da allora scritti tante volte e visti una volta o due all’anno ed è una di quelle cose per le quali sempre mi fa ridere chi dice che stare in rete uccide i rapporti sociali. Io non ho mai avuto una vita tanto ricca di rapporti amicali, affettivi e professionali come da quando sono FN, e Passerini ne è parte integrante.

E questa è la seconda ragione per la quale io non dovrei parlare di questo libro: perché non mi interessa l’argomento -e quindi non ci sarebbe ragione seria di parlarne- e perché sono amico dell’autore -e regola di FN è che degli amici non si parla giammai.

Ma: siccome Giulio è un amico, Giulio me l’ha fatto avere e siccome Giulio è un mio amico me lo sono letto.

Beh. Già ne saprete molto perché questo librino è finito uvunque, ne ha parlato qualunque giornale, sito, trasmissione ecc., quindi dei litigi non vi parlerò, perché devo dire che anche dopo la lettura, dei litigi fra scrittori continua a non importarmene niente.

Ma della scrittura di Passerini sì.

C’è nel modo di scrivere di Passerini un’eleganza rara, tutta a servizio di chi legge e c’è un umorismo, che vorrei dire anglo-palermitano, che per il breve spazio di quelle pagine, riconcilia col mondo. Di sciocchezze si parla, ma forse di queste sciocchezze non è tempo buttato via il parlarne, come si potrebbe fare in un mondo rallentato, dove la voce bassa e divertita avesse spazio; questo suggerisce Passerini, senza mai dirlo, solo accogliendo come il direttore di un Grand Hotel i suoi ospiti.
Pagina dopo pagina, episodio dopo episodio, Passerini, discretamente, racconta non già le trascurabili vicende raccolte per divertimento e arguzia, ma un modo di stare nelle cose, il suo, che sempre vorremmo che chiunque scrivesse sapesse adottare.

Forse la gran eco che questo libro ha avuto potrebbe suggerire qualcosa a chi solo e sempre comunica urlando insultando e impressionando le nostra stracche menti stufe di tanto rumore.

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