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Natale e la fine dell’editoria novecentesca (1 di 2)

Quanti e-reader si venderanno a Natale?

Disegno di Tiziano Vecellio sul taglio del volume delle opere di Poliziano ©Bibliotèque Nationale Française. Da: Caractère Nöel '63.

Questo Natale darà delle indicazioni importanti al mondo dell’editoria. Quanti e-reader si venderanno?
Eccetto poche avanguardie, per ora in Italia sembra che l’avvento sul mercato degli e-reader interessi poco.
Eppure la smaterializzazione del libro, la sua riduzione a puro testo, così come è avvenuto per i dischi, si abbatterà probabilmente con una forza dilagante e l’editoria cartacea rischia di esserne travolta.
Un’industria che culturalmente e economicamente è legata, sembrava indissolubilmente, al feticismo, ora perderà il suo oggetto nella sua materialità, nella sua esistenza fisica e di crocevia di un’esperienza plurisensoriale.

Quanto velocemente succederà?
Su questo il Natale credo darà indicazioni. Il 2010 sarà l’anno in cui cominceremo tutti (ma insomma, forse dovremmo essere più ricchi) ad usare i lettori, o saremo ancora a timidi segnali? (I bar passeranno all’ e-reader, o troveremo ancora la copia cartacea sporca del croissant di chi l’ha letta prima?). Certo dipendesse dagli editori tutto rimarrebbe fermo. E anche la sensazione che gli attrezzi siano ancora un po’ rozzi, soprattutto l’idea che si compri ora a caro prezzo una cosa tecnologicamnete meno efficiente di quel che si potrà comprare fra un anno a molto meno. Ma vedremo, vedremo se la crisi darà ancora un po’ di fiato all’editoria tradizionale, e se lo smottamento comincerà subito.

Un giro nelle immense Feltrinelli, nei settori libri dei grandi centri commerciali, delle Mondadori, e lo sciattume così tanto frequente nelle edizioni cartacee, l’idea di spreco che rappresentano, la mole di carta inutile, il peso, l’ingombro di gigantesche quantità di merce nata già destinata al macero, gli sconti assurdi che le grandi catene possono accordare, fanno invocare l’avvento immediato degli e-reader, che come il gonnellino di Eta Beta, possono contenere intere biblioteche. E quanto sarà meraviglioso per tutte le persone che lavorano coi testi professionalmente, liberarsi della carta, dal peso, dalla scomodità, dalle risme che si sfasciano, dai codici in mille volumi, dagli archivi inaccessibili, dai repertori sempre poco aggiornati, dai cataloghi da rifare.
La comodità, la facilità, la velocità e l’economicità, come per gli i-pod, saranno alleate invincibili.
Certo tutto cambierà.

Avremo a che fare con testi, e non con libri. E i testi stessi avranno uno statuto incerto, più labile. Cosa succederà al mondo dei diritti?
Iniziano già ora a scontrarsi (ho provato solo ad affacciarmi in una discussione su PuntoInformatico,
qui, e ne ho avuto divertente e utile testimonianza) gli oltranzisti di due diverse fazioni: chi ama il nuovo purchessia, e chi punta i piedi in una strenua resistenza. I secondi è certo che sono perdenti in partenza. Nulla si può fare per arginare. Ma i primi difettano spesso di memoria e di analisi sul presente del libro.
In campo musicale la lotta intestina è stata devastante e ha lasciato vittime e feriti, e gli utenti hanno subìto, quelli più attrezzati svicolando e sfruttando le faglie, quelli più sprovveduti adeguandosi a fatica. Ora, dopo che la grande onda è passata e il paesaggio ne è stato profondamente mutato si cerca di capire cosa sia successo, e forse si può pensare che il mutamento poteva essere meno selvaggio.

Disegno di Noisan, in: Caractère Nöel '63

Insomma, i concetti di testo, di libro e di contenuto, su cui il Novecento s’è tanto interrogato, ora che più o meno avevamo capito cosa fossero, cambieranno radicalmente.

In attesa di vedere come sarà, vi segnalo due piccole cose, che non sono e-book, ma che non sono più editoria novecentesca: Topolino Gold (chi frequenta questo blog già ne ha sentito parlare), e Color n. 78.
Perché sono interessanti qui?
Per questo vi rimando al prossimo post, questo è già troppo lungo.

Prova di stampa de La Recherche du temps perdu, di Marcel Proust, corretta a mano dall'autore. In Caractère Nöel '63

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