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Lietta Tornabuoni e la realtà

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L’altro ieri è morta Lietta Tornabuoni, scriveva tanto su La Stampa, e con una regolarità implacabile, che era diventata un’abitudine cadenzata, un ritmo dei giorni. Forse negli ultimi tempi era diventasta un po’ di maniera, i suoi pezzi erano così levigati dagli anni e dalla consuetudine che sarebbe stato facile scrivere degli articoli à la Tornabuoni, ma ogni tanto colpiva per lucidità e capacità di vedere delle linee della contemporaneità.

Io raramente conservo gli articoli di giornale, tanto so che poi li perdo, però il 5 dicembre ne ho conservato uno suo.
Una nota in margine al TFF di Torino, che parla di cinema, certo, ma mi era sembrato che parlasse dell’oggi.

Sull’archivio de La Stampa, lo trovate nella versione integrale, qui lo cito in gran parte:

“[…] Il festival di Torino e’ unico […] E’ stato quindi sorprendente ritrovare al TFF28 una tendenza gia’ notata altrove, molto interessante e insieme piuttosto allarmante: il successo dei film-realta’, dei documentari storici o presenti, delle biografie raccolti nella sezione Festa Mobile, il distacco gia’ visto dal cinema narrativo, di sentimenti, di emozioni.

I film ispirati ai romanzi d’immaginazione sono durati per tanto tempo, quasi un secolo: non stupisce che siano passati in secondo piano, nelle societa’ occidentali fattesi sempre piu’ concrete (e incolte). L’influenza documental-cronistica della televisione, che trasmette soprattutto notizie e documentari ai suoi spettatori piu’ accaniti, non puo’ non farsi sentire, a lungo andare. L’indicazione «ispirato a una storia vera» diventa sempre meglio accolta e dominante, man mano che l’incultura lascia pensare che autenticita’ non sia l’intuizione di pulsioni profonde, ma la riproduzioine precisa di esperienze quotidiane.

L’imitazione anglosassone, soprattutto inglese, che predilige i racconti-verita’, e’ quasi fatale.

Il fenomeno si presenta legato alla superficialita’, all’ignoranza, alla mancanza d’abitudine a leggere: si capisce che e’ facile come un pettegolezzo ascoltare o raccontare una storia realmente accaduta, piu’ facile che comprendere e apprezzare un romanzo di Dostoevskij o di Conrad. Da un punto di vista culturale, si tratta certamente di una perdita. Da un punto di vista cinematografico, chissa’.”

Ecco, era tanto che giravo attorno a questo nodo, vedendo il trionfo in libreria e nelle case editrici dei libri-verità. Tornabuoni parla di cinema, ma dice molto dei gusti dell’editoria contemporanea. Poche parole, lucide, semplici.

Bisognerà andare a rileggerla.

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