Non starò a raccontarvi delle storie

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l’Atomium, a Bruxelles (Paris, Versailles, Bruxelles, 7)

Chiudo questa serie di post sui giorni di Dicembre fra Paris, Versailles e Bruxelles, fuori ogni tempo massimo. Non sono capace di tempi dinamici e nervosi dei blog, ma in fondo non mi dispiace.

Dunque, fra la neve e la tormenta prendemmo infine il Metro per l’Atomium. Il tempo ha preso a cambiare superveloce. Faceva neve e poi il cielo si apriva poi grigio poi di nuovo neve, fra questo e il freddo il pomeriggio è sembrato lunghissimo, e il treno sarebbe partito solo alle 21. Mai mettere una partenza tardi nella giornata se fa freddo: un pezzo della giornata si risolverà nel pellegrinaggio fra un posto caldo e l’altro. Ma continuavamo a dire -dobbiamo tornarci in primavera. Abbiamo una strana passione inconsapevole per le gite nei posti quando fa freddo. Andammo a Budapest a febbraio, idem a Berlino, e così ad Anversa e ad Amsterdam o a Londra. A Venezia invece per fortuna la Biennale è in mesi caldi, ma sono sicuro di aver sofferto il freddo anche lì. Ma l’Atomium era bellissimo, forse proprio perché era la giornata della nevicata del decennio, e quindi c’era poca gente, o tutti avevano l’aria di divertirsi nella neve. Com’è l’Atomium lo vedete dalle foto, io ho paura del vuoto quindi ogni tanto guardavo giù e poi dicevo muoio, ma comunque la bellezza della visione dall’alto era troppo attirevole. Sotto l’Atomium c’è una specie di MiniItalia, una MiniEuropa (siamo a Bruxelles!), dove non siamo andati perché costava troppo caro e a prezzo intero malgrado fosse tutto sommerso dalla neve, ma era molto buffo vedere dall’alto le persone camminare vicino alla Tour Eiffel, per esempio. Tutt’intorno c’è un parco, e vicino lo stadio dell’Eysel, e un fantastico padiglione gigantesco tipo Fiera di Milano ma fatto negli anni ’30, con statue trionfanti in cima alla facciata, e un piccolo villaggio di case tipiche bruxellesi forse vecchie forse finte, ognuna con un ristorante tipico dentro -mc Burghy, italiano, greco, hot dog, che sembrava uno scenario per una sit comedy americana, ci avrei passato le ore. E poi una multisala con decine di schermi e poi e poi.
Al tramonto siamo venuti via, con uno dei pochissimi bus che viaggiavano, lentissimo, in una città immobile, tutta bianca. Una città strana, dall’aria molto povera ma non degradata -certo, la visione superficiale di un viaggio in Bus- mi ha colpito molto che nelle case le luci fossero bassissime.

Poi siamo tornati a casa a Parigi, e io la mattina dopo sono tornato a casa nostra, e nella notte ha nevicato, e la mattina era tutto bianco. Poi una mattina uno scoiattolo gironzolava per il giadino, era il 24, la sera il mio fidanzato è tornato a casa anche lui, e questi due anni e mezzo di separazione sono finiti.

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scoiattolo in giardino

neve, l'8 gennaio 2010

neve, 8 gennaio 2010, 2

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