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La primavera, dopo l’FN/PaperShop

Qunado arrivammo nella nostra attuale casa, il mio fidanzato ed io, il giardino era un quadrato di fango tagliato dalle ruspe. Traslocammo all’inizio di dicembre, nevicò subito, e, quando a metà marzo l’ultimo pezzettino innevato si sciolse, ritrovammo il fango e tutte le piante che avevamo portato con noi dal balcone in città erano morte per il gelo, qui molto più forte e persistente che in città. I primi furono anni di lavori giganti. Arammo e dissodammo, imparando tutto quello che facevamo. La prima estate, avevamo modellato il terreno armati di zappa e rastrello; forse a settembre, il giardino era una foresta di piante che io chiamavo i Pokemon con assonanza col nome vero che non sono mai riuscito a ricordare, più alte di noi. La terra, argillosa, era così dura che pompammo acqua dal pozzo per allagare tutto e riuscire a smuovere le radici. Poi piano piano prese un’aria civile, e noi ci misurammo con lui. Io facevo talee di tutto quello che incontravo, e lungo le passeggiate prendevo sempre delle piantine. La prima tendenza, mia soprattuttuo, fu maniacale: un giorno, il fango era un ricordo, mi misi a tagliare l’erba del prato con delle forbici grandi come la mia mano. Malgrado fossimo entrambi cresciuti in case con giardini era un po’ come non avessimo imparato niente, e in ogni caso questo era il nostro giardino, e non quelli di allora. Annaffiavamo ogni sera, e ogni primavera piantavamo piante da fiore. Piantare ci piaceva moltissimo. Poi proprio non ci fu più un centimetro libero, e aumentarono molto i nostri impegni di lavoro, e quindi diminuì il tempo per il giardino e le talee e gli acquisti. La pigrizia trovò molto comodo l’afflato ecologico che ci disse di smettere di annaffiare per non sprecare l’acqua. Infine cominciarono a spuntare gli alberi. Un noce, diverse querce, due frassini, svariati aceri, un pesco, delle gaggie, degli ailanti. Avevamo inoltre piantato troppo all’origine. Nel cantiere fangoso ogni pianta sembrava troppo piccola. Molto moriva, ma spesso sotto la neve nell’inverno, senza che ce ne accorgessimo. Decidemmo di lasciare crescere gli alberi (salvo le gaggie e gli ailanti) e ormai, rotto a ottobre il decespugliatore, sono quasi sei mesi che non tagliamo l’erba. In queste ultime settimane, impegnati entrambi più del solito, siamo del giardino solo degli ospiti, e il giardino sembra premiarci.

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