Non starò a raccontarvi delle storie

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LA POSTA DEL CUORE, di Eleonora Guerini. 4: 3 x 1, 1 x 3

La posta del cuore, prova, 6

La posta del cuore, di Eleonora Guerini
4.: 3 x 1, 1 x 3

La posta del cuore, prova, 7

Eleonora,

in terza elementare mi piacevano due bambini, contemporaneamente. L’estate della mia seconda media, in montagna, idem: uno aveva gli occhiali, che gli ruppi con una pallonata dritta in fronte, saputello; l’altro manesco e ti strattonava, per farti capire che gli piacevi. Crescendo la faccenda non è cambiata di molto, ho sempre avuto più di una persona in testa. Me e il mio baule pieno di gente siamo cresciuti insieme. Consapevole che stare con tutti equivale a non impegnarsi con nessuno; che fare il giocoliere dove, al posto delle palline, si lanciano in aria persone non è corretto.

Per me scegliere non ha mai significato preferire, ma privarsi di altre possibilità. La bibliopatia ha fatto il resto: ho frullato Nin e Roché in un tourbillon che mi giustificasse. Le relazioni necessarie e quelle contingenti. Procedere per addizione e non per sottrazione. Ma non ho mai mentito, non ho mai usato sotterfugi; ho sempre informato che pativo la fedeltà, una specie di test: sei degno del comunismo sentimentale? Perché una relazione – di qualunque natura – funzioni bisogna mettere l’altro nella condizione di poter scegliere. Non è semplice, comunque. Non si può ribattere, bisogna tacere, chi vive più di una vita deve morire più di una morte, come scriveva Wilde. A volte, l’impotenza di trascinarsi dietro il baule pieno di gente, è solo fatica.

Come adesso. Tre liaisons in piedi, tre persone ugualmente informate dei fatti. Una convivenza folle, d’estatico rapporto intellettuale, ma incrinata dalla dissoluzione del contatto, anche banale, quotidiano. Un amore fisico, di fame e desiderio, ma muto, senza possibile comunicazione che non sia quella del corpo; può un amore fisico essere meno degno di un amore di intelletto? La fame divora ogni sentire.

Il terzo, non è intelletto e non è carne, è un modo bislacco di risolvere i primi due; sono chilometri percorsi tra musei e luoghi ameni, ristoranti e bei vestiti; martini bianco con ghiaccio e limone, rassegna stampa al sole di un tavolino; la via di mezzo, il tentativo fallito di unire animo e corpo: non abbastanza di entrambi, la noia e soffocare.

Se fossi felice di tutto questo, se sapessi prendere solo il bello, accontentarmi del buono, magari avrebbe un senso. E invece no. Patisco ogni cosa, tutto è amplificato, ritrasmesso; ogni azione è passata al setaccio tre volte.

Non so lasciare, torno sempre indietro, cedo a ogni altra possibilità; essere scelta, in qualche modo desiderata, è comunque una brocca d’acqua regalata alla mia autostima piantina gracile. È spingere la soglia un passo più in là, fino a che punto saprò arrivare, saprò convincerti che io valgo la pena.

Ma così non riesco più ad andare avanti. Boccheggio. La ruota infinita del criceto. Vorrei saper scegliere, perché preferisco qualcuno sopra a tutti gli altri, non perché mi fanno un complimento. Vorrei sapere lasciare, non portare l’altro allo sfinimento e all’abbandono per i miei continui sabotaggi. Smettere di fare l’entomologo e uscire fuori.

La posta del cuore, prova, 7

Mia cara,
leggendo le tue parole ho provato un forte senso di disagio. Che credo sia esattamente quello che provi tu a vivere in questo momento ciò che stai vivendo. Ma non perché sia sbagliato.

Voglio dire, se tu stessi bene non ci sarebbe proprio niente di sbagliato ad avere tre, sette, due, diciannove storie in piedi contemporaneamente. Ma mi sembra di capire che un meccanismo che ha funzionato perfettamente fino a questo momento si è inceppato e invece di darti sollievo ti tiranneggia.

Scegliere è sempre punitivo. E costringe a dimensionare su uno stereotipo che altro hanno determinato. Per necessità di controllo, mi vien da dire. E quando scegliere è un’imposizione – seppur autoimposta – credo che porti sempre con sé una certa quantità di tossine, che non so quanto si possano preferire alla non scelta. Ma, come dici, le tossine circolano lo stesso perciò qual è il beneficio?

Credo che tenere più storie aperte abbia a che fare con l’incapacità (a volte vera e propria impossibilità) di fidarsi pienamente dell’altro, tanto da mettersi totalmente nelle mani di qualcuno. E se poi quel qualcuno ti delude? Ti tradisce, ti abbandona, sparisce? Ti lascia sola? Allora meglio avere altre possibilità, delle vie d’uscita, porte aperte che, frazionando parti di te, permettono ad alcune di queste parti di essere salve nel caso di una delusione. Con l’ulteriore possibilità di assolutizzare i rapporti con etichette quali rapporto intellettuale, grande passione, momenti divertenti, e chissà quanti altri.

Un pezzo per il tutto. Ma ribadisco, niente di male. Soprattutto quando il modo in cui si vive è accompagnato da tanta consapevolezza, come nel tuo caso. Il punto è che ora la moltiplicazione non funziona. Non mi sento di consigliarti di cambiare radicalmente e diventare monogama, un po’ perché non credo sia una soluzione, un po’ perché credo che se hai vissuto così tutta la tua vita una ragione, importante e profonda, ci sia di sicuro e non è con la volontà e la presa di posizione che cambierebbero le tue esigenze. Ma nemmeno di continuare così visto il tuo attuale patimento. Ma con nemmeno così non intendo con tre relazioni aperte, ma con queste tre relazioni.

Che ti hanno stufato, più o meno simultaneamente, direi. Perché senza andare a toccare i massimi sistemi di come stare al mondo, partirei dal fatto che con questi si è fatta la noia.

Altrimenti saresti vivace, vitale, saltellante. E non lo sei. E soprattutto ti suggerirei di osare di più con te stessa, di provare a spingerti, un salto nel buio, a lasciarli tu. Basta sabotaggi e sfinimenti. Prendi il mano il gioco, davvero. Potrebbe essere ancora più esaltante dell’avere più porte aperte. Tanto sai, nel profondo, che altre porte si potranno sempre aprire.

Ti consiglio l’Albana di Romagna Passito Nontiscordardime ’07 di Leoni Conti. Al naso profumi sfaccettati e complessi – albiccocca secca, miele, erbe di montagna, una delicata sensazione di menta, fico d’India -, e bocca dinamica, certo dolce e avvolgente, suadente e consolatoria, ma anche dinamica e profonda, grazie alla bella acidità che bilancia la dolcezza. Un vino appagante, intenso ma misurato, senza inutili ridondanze. Con la speranza che ti possa aiutare a mettere te, quella che sei nel profondo, al centro. Nontiscordardite.

Eleonora

La posta del cuore, di Eleonora Guerini
4.: 3 x 1, 1 x 3

La posta del cuore, prova, 6

(Problemi sentimentali? Dubbi del cuore? Interrogativi amorosi?

Eleonora Guerini, con La posta del cuore, vi aiuta a chiarirvi le idee.

E a berci su.

Perché Eleonora Guerini, che è critica enogastronomica e curatrice della Guida dei vini del Gambero Rosso, sa, che ogni sentimento ha la sua bottiglia.

Affidate a La posta del cuore le vostre incertezza della passione, gli slittamenti del desiderio, le sorprendenti vie dei vostri affetti.
Conoscitrice dell’animo umano, e dei suoi modi di raccontarsi, come dei vini più rari, Eleonora Guerini vi suggerirà risposte che non speravate di poter avere, e soprattutto: il giusto abbinamento).

Scrivete a La posta del cuore, presso lapostadelcuorediEG [ chiocciola ] gmail.com

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