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Guerrilla Television / Pietro Grandi

[Intento di FN è stato, da subito, quello di costruire archivi; dei fondachi di materiali che trasportassero in rete quel che la rete fa sparire: la carta. C’è una separazione radicale e mal segnata fra il cartaceo e il virtuale. In rete se si cerca la carta non la si trova, si trovano le parole che la carta portava su di sè, ma niente che ci dica dove fossero quelle parole, che aspetto avesse l’oggetto che le conteneva. Chi volesse studiare ora editoria in rete trova ben poco, se non parole, che non bastano. Questa nuova serie, Futureworld, a cura di Pietro Grandi, interpreta al meglio quell’intento che FN insegue da sempre. (N.d.D.) ]

Futureworld

di Pietro Grandi

1. Guerrilla Television

Michael Shamberg, “Guerrilla Television”, Raindance Corporation, Holt Rinehart and Winstin, New York, Chicago, San Francisco, 1971

“Vi è una guerriglia culturale combattuta dagli studiosi e dagli educatori di domani […] adoperando i mezzi della società tecnologica […] che reintrodurrebbero una dimensione critica nella ricezione passiva.” 

(Umberto Eco, “Per una guerriglia semiologica” in Il Costume di casa, Bompiani, Milano, 1973,  tratto dalla lezione “Towards a Semiological Guerrilla Warfare”, Vision ’67, New York)

Tra gli anni ’60 e ’70, Michael Shamberg, appartenente al collettivo newyorkese Raindance Corporation in sinergia con il gruppo Videofreex, scrive questo volume, illustrato sapientemente da Ant Farm, per delineare una nuova filosofia alternativa dei media, chiamata “Guerilla television”.

Ispirato dalle teorie del sociologo Marshall McLuhan e dall’architetto Buckminster Fuller, il volume vuole essere una bibbia per videomaker, hippie e creativi che si propone di infondere la volontà di generare una nuova società “alternativa” al “sistema” attraverso il mezzo catodico. Un testo didattico con saggi, illustrazioni, consigli pratici per i giovani attivisti.

Il volume è diviso in due: “Meta Manuale”, un distillato di idee e consigli filosofici, e “Manuale”, contenitore di informazioni pratiche su come girare un video. Grazie all’uscita della prima telecamera portatile della Sony, la Portapak, la generazione del “baby boom” vuole spodestare il sistema comunicativo delle grandi corporazioni americane, costruendo una sorta di comunità della tv alternativa con grande spirito d’avanguardia.

Il videotape, come sostiene Paul Ryan, assistente di McLuhan e teorico del movimento, è un “meta-strumento cibernetico” in grado di far interagire l’uomo e la macchina facendolo diventare attivo, senza più dover essere bombardato passivamente dal mezzo televisivo, ma immergendosi in una nuova arte visiva.

Per realizzare questa rivoluzione, scrive Shamberg, non bisogna attaccare il sistema a testa alta come un rinoceronte, ma si deve procedere come una scimmia, con una coscienza, in maniera paziente, determinata e consapevole dell’impatto che può avere il nuovo mezzo televisivo, aggressivo, di guerriglia. Tutto ciò portò alla nascita della videoarte e del video underground.

 

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