Non starò a raccontarvi delle storie

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grisù

com’è che la nostra casa ha preso fuoco, e noi siamo riusciti a salvarla

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Come raccontavo qui, domenica 3 a casa era tutto tranquillo, il giorno prima avevamo lavorato in giardino, la giornata era bella anche se il cielo era velato, non faceva freddissimo. Il programma era di passare il pomeriggio davanti al camino acceso a leggere.

Questa è una storia fortunata, con qualche coincidenza, che delle storie sono la base, tante casualità fortunate, e un solo evento nefasto.

Abbiamo messo molta legna nel camino, volevamo un gran fuoco per sconfiggere il primo freddo, c’erano sulla catasta due pezzi di trave di frassino, molto resinosa, avanzo dei lavori dell’estate per costruire una casetta per lo studio (una casetta di legno, 2 metri x 2 metri x 2 metri e cinquantacinque, in cui mettere il letto, ma questa, come si dice, è un’altra storia), abbiamo messo anche quelli. Il fuoco ha preso in fretta, e le fiamme subito alte, tutte di scintille della resina e dell’estate passata a stagionare il legno; un po’ troppo alte le fiamme. Della fuliggine ha cominciato a scendere dalla canna in terra: -bene, così la canna si pulisce-, ma detto con quell’aria che già presentisce che forse non va tutto bene, ma teme di dirlo; poi tanto fumo, per fortuna: abbiamo aperto le finestre e siamo usciti fuori.

Così abbiamo visto che il fumo non usciva solo dalla cima del camino, ma anche dalla base. Dopo un attimo in cui siamo stati immobili, forse ancora attaccati all’idea che non stesse davvero succedendo qualcosa di grave, siamo scattati. Uno ha gettato una pentola d’acqua sul fuoco, l’altro è salito di sopra, per vedere meglio.

Dal soffitto della camera da letto usciva del fumo. Fumo usciva dal pavimento, dai muri. -Chiama i pompieri!-

La manichetta! In giardino c’è una manichetta per innaffiare, uno va di sopra, l’altro resta sotto, su mettiamo una scala di alluminio sul balcone, bassa, arriva a malapena alla grondaia: -lancia!- presa subito, punta il getto. Il getto dell’acqua arriva a un metro dalle fiamme, e se ne va via ruggiolando allegra sui coppi, argentina.

Come mi diceva una mia amica oggi: per provare ad innaffiare anche con quelle: piangevo, con quell’acqua inutile, e le fiamme, e il fumo: -non arriva, l’acqua non arriva. Non so cosa fare, non so cosa fare-, il mio fidanzato era al telefono coi pompieri, sentivo che spiegava la strada, immaginavo la calma indolente dall’altra parte, il suo sforzo per non urlare.

Lì in qualche modo che non so neanche ricordare getto giù la manichetta: -salgo- dico, credo. Porto la scala dietro casa dove so c’è la testa di un muro, dove di solito ho paura solo a camminarci sopra, ci piazzo sopra la scala, che arriva a un metro dal tetto, e dopo poco sono sopra. Da sotto il mio fidanzato mi lancia la cima della canna, la prendo, annaffio la base del camino, da dove ormai uscivano le fiamme, per un momento, immerso nel fumo del vapore, mi tranquillizzo.

-Ci sono le fiamme! sul soffitto della camera ci sono le fiamme!- il mio fidanzato mi gridava da sotto, ma io non lo vedevo, il tetto aggettante ci permette solo di sentirci. Getto giù la canna: -presa. Le fiamme riprendono sul tetto, il fuoco sembra spostarsi verso il colmo, richiedo la canna, bagno di nuovo, mi sembra che la pressione diminuisca d’intensità, ma è solo paura. La rilancio giù, e aspetto che mi rivenga lanciata. Guardo giù verso il paese, si vedono le Alpi dal Monviso al Monte Bianco, verso Ivrea la Serra Morenica, cerco la strada, sperando di vedere il camion dei pompieri, e per un momento penso ai libri, di sotto, non penso al peggio, ma solo a quando dovremo buttarli, intrisi dell’acqua dei pompieri, della nostra, perchè da su io non vedo, e non so.

I coppi sotto i piedi sono bollenti, e a un momento mi chiedo quando deciderò di salvare me e smettere di cercare di salvare la casa.

Poi un po’ tutto si placa, da sotto i coppi sento che il mio fidanzato è riuscito a rompere un pezzo del soffitto, e così a bagnare direttamente la fonte delle fiamme, il fumo sembra diminuire.

Lemmi lemmi e come in gita arrivano i Carabinieri, sono passati almeno venti minuti da che abbiamo chiamato i pompieri. Arrivano dalla parte sbagliata -non potevano sapere-, gli urlo di tornare indietro, di indirizzare giusti i pompieri, tranquilli si guardano intorno. Dal tetto vedo muoversi una nostra vicina, un nostro vicino, imperturbabili a quello che succede, il mio fidanzato cerca di chiamare al telefono un’altra nostra vicina, che vada lei dai pompieri, lo vedo correre intorno alla casa, tornare: -non sente-, poi arriva, alta e coi lunghi capelli biondo cenere. Quando poi, di lì a più di mezz’ora, riuscirò finalmente a scendere dal tetto, scoprirò che lei avrà tutto pulito, tutti intrattenuto, distribuito caffè, asciugato per terra, spiegato ai Carabinieri il verbale da scrivere, sulle sue scarpe col tacco 12.

I pompieri poi arrivano, e constatano che il fuoco è pressoché spento, aprono il tetto, tolgono i coppi, studiano cosa sia successo: -un travetto di legno era a contatto con la canna, ha preso fuoco per il gran calore, la coibentazione mal messa, forse scesa, certo un difetto nella costruzione.

Il capo dei Pompieri mi dice: per un po’ non stia a giocare all’Enalotto, il vostro Jolly l’avete già vinto. Se non eravamo in casa -potevamo avere acceso e andati a trovare la vicina; se succedeva di sera, a buio; se non avessimo avuto la manichetta; se la manichetta fosse stata più corta di un metro; se fossimo stati soli, uno dei due; una di queste condizioni a caso, il fuoco si sarebbe propagato inarrestabile, i travetti avrebbero dato fuoco alle travi, il tetto sarebbe caduto infuocato all’interno, sui libri, sul pavimento di legno, velocemente non ci sarebbe più stato niente.

Ma invece no. S’è bucato il tetto, ma ora è riparato, s’è bagnato uno Zio Paperone, e un libro di Canobbio. Niente altro. Il mio fidanzato eroe è riuscito nell’impresa di tutto bagnare dove c’erano le fiamme, e a neanche una goccia far finire sui libri. Siamo vivi, stiamo bene, magari un po’ spaventati, ma la casa, non è bruciata.

A sera, guardando allegri, sfiniti, impauriti, confusi, il cielo attraverso il soffitto di camera nostra abbiamo invitato la vicina a bere dello spumante per festeggiare la giornata.

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Ieri, dopo tutto sabato a pulire, scartavetrare, ridipingere, abbiamo acceso il camino. E non è successo niente.

Che bello.

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