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Futureworld, di Pietro Grandi

[Intento di FN è stato, da subito, quello di costruire archivi; dei fondachi di materiali che trasportassero in rete quel che la rete fa sparire: la carta. C’è una separazione radicale e mal segnata fra il cartaceo e il virtuale. In rete se si cerca la carta non la si trova, si trovano le parole che la carta portava su di sè, ma niente che ci dica dove fossero quelle parole, che aspetto avesse l’oggetto che le conteneva. Chi volesse studiare ora editoria in rete trova ben poco, se non parole, che non bastano. Questa nuova serie, Futureworld, a cura di Pietro Grandi, interpreta al meglio quell’intento che FN insegue da sempre. (N.d.D.) ]

Futureworld

di Pietro Grandi

0. Introduzione

 

«Guardate ancora quel puntino. È qui. È casa. È noi. Su di esso, tutti coloro che amate, tutti coloro che conoscete, tutti coloro di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita. […] Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l’illusione che noi si abbia una qualche posizione privilegiata nell’Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida. Il nostro pianeta è un granellino solitario nel grande, avvolgente buio cosmico. […] La Terra è l’unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita. Non c’è altro posto, per lo meno nel futuro prossimo, dove la nostra specie possa migrare. Visitare, sì. Colonizzare, non ancora. Che ci piaccia o meno, per il momento la Terra è dove ci giochiamo le nostre carte. […] Proteggere il pallido punto blu, l’unica casa che abbiamo mai conosciuto.»

(Carl Sagan, Pale Blue Dot: A Vision of the Human Future in Space, New York, Random House, 1994)

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(Il Sorgere della Terra, Apollo 8, Dec. 24, 1968. Frank Borman, Jim Lovell e William Anders)

 

California, globalizzazione, nuova rappresentazione, controcultura, nuovi strumenti, cibernetica, informazione tecnologica, multimedialità, pixel colorati, videotape, computer grafica, world wide web, internet, sono alcune delle parole chiave della nostra storia. Questo elenco interpreta l’attuale presente: una commistione di natura, tradizione, innovazione e libertà espressiva, creando una nuova utopia culturale.

Ma da dove derivano tutte queste parole? Quale è la cultura che ha portato questa rivoluzione? Chi ci ha aperto le porte del futuro?

Futureworld ci mostrerà tutto questo. Un percorso visivo delle più importanti pubblicazioni dal 1945 al 1995, dalla controcultura alla cibercultura californiana, insieme di potere psichedelico degli hippie di San Francisco e dell’emergente polo tecnologico immaginato dai nerd della Silicon Valley. Grazie alla loro visione, i nuovi mezzi tecnologici come la televisione, il videotape, il computer diventano strumenti per la liberazione personale, realizzando immaginari di comunità alternative e nuove arti come la video art e la computer art che esplorano nuove frontiere della società per allargare le porte della percezione culturale nel progresso collettivo del flower power unito alle macchine cibernetiche.

Norbert Wiener, Allen Ginsberg, Charles Eames, Marshall McLuhan, Richard Buckminster Fuller, Steward Brand, Superstudio, Timothy Learly, Ken Isaacs, Ted Nelson, John Whitney, Gene Youngblood, Videofreex, Raindance Corporation, Stan Van der Beek, Stanley Kubrick, George Lucas, Bill Gates, Steve Jobs sono gli attori di questa rappresentazione.

Attraverso le pubblicazioni ci addentreremo nei loro pensieri per mostrare il mondo da un altro punto di vista, proprio come quella terra luminosa su fondo nero che troviamo sulla copertina della rivista “Whole Earth Catalog”, la vera summa di ogni progetto rivoluzionario dell’epoca hippie. Proprio a Stewart Brand, chimico trentenne laureatosi a Stanford, venne l’idea di fornire al mondo un catalogo che serviva a fornire accesso culturale e materiale a tutte le comunità hippy sparse per il Paese: dai metodi per realizzare una vita ecosostenibile, alle iniziative, i film, i libri e le riviste, generalmente di produzione indipendente, che stavano segnando la nuova cultura libera, piena di suggestioni, dalla cibernetica all’elettronica, dalle comunicazioni al design, dall’architettura al software, dalla televisione alla narrativa.

È proprio Steve Jobs, a richiamare questo percorso di libertà culturale nel discorso di Stanford nel 2005: “Quando ero un ragazzo c’era una incredibile rivista che si chiamava Whole Earth Catalog, praticamente una delle bibbie della mia generazione. È stata creata da Stewart Brand non molto lontano da qui, a Menlo Park […]. È stato alla fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer e del desktop publishing, quando tutto era fatto con macchine da scrivere, forbici e foto polaroid. È stata una specie di Google in formato cartaceo tascabile, 35 anni prima che ci fosse Google […]. Nell’ultima pagina del numero finale c’era una fotografia di una strada di campagna di prima mattina […]. Sotto la foto c’erano le parole: Stay Hungry. Stay Foolish.”, siate affamati, siate folli. Era il loro messaggio di addio.” Con questa frase “Stay Hungry, Stay Foolish”, Jobs ci invoca a continuare a persistere (Stay) in ogni cosa in cui si crede, spingendoci come uomini del futuro, a raggiungere uno stato di illuminazione senza distrazioni, attraverso la fame di conoscenza e di curiosità (Hungry) che non si deve mai placare grazie alla mancanza di buon senso (Foolish). Dobbiamo essere uomini testardi, sempre in movimento, alla ricerca di nuove sfide per costruire un nuovo FutureWorld.

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