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FUORISEDE, di Mariolina Bertini. 9: SULLA FIORITURA, di Lea Goldberg

Sulla fioritura, di Lea Goldberg

Fuorisede, di Mariolina Bertini

9: Piccoli editori, grande poesia

con un ritratto di Paola Monasterolo

La vita di un universitario fuorisede somiglia abbastanza a quella di Sisifo; basta sostituire al masso sospinto dal mitico eroe una cartella strapiena di libri e di tesi, trascinata da un treno all’altro sotto gli sguardi irridenti degli altri pendolari, che si spostano leggeri come rondini, sventolando la settimana enigmistica o compulsando l’iPad.

Viaggiando sui cosiddetti Regionali Veloci, sui cui sedili macchiati aleggia di rado quello che Liala definisce “il buon odore di maschio deterso”, in genere lascio a casa i libri di pregio, e cerco conforto in un giallo mondadori d’antan, di quelli in cui si affaccia dal cerchio rosso della copertina una florida infermiera terrorizzata, o un sordido malvivente con il cappello grigio.

Questa settimana, però, ho fatto un’eccezione.

Dovendo affrontare un appello con ben cento iscritti, ho voluto concedermi un compagno di viaggio diverso dal solito; e nella cartella ho fatto scivolare un elegantissimo volume rilegato in tela verde salvia, che ricorda un po’ certe edizioni inglesi degli anni cinquanta.

Il nome dell’autrice –Lea Goldberg- mi era totalmente sconosciuto, come quello della casa editrice.

Mi attiravano il prestigio della traduttrice (di cui conoscevo le versioni di Bernanos, di Zola, di Simenon), la preziosità della veste tipografica e le belle immagini che accompagnavano il testo: piccole foto in bianco e nero del viso intenso dell’autrice e un paesaggio dipinto da lei (una gouache? Un acquarello?), palpitante di ali scure e di tinte bruciate.

Mi sono un po’ vergognata, dopo, di essermi avvicinata con tanta leggerezza a un’opera poetica così densa e preziosa, nutrita di suggestioni culturali diversissime e di un’esperienza di vita di straordinaria ricchezza.

Grazie all’esemplare cronologia di Paola Messori e Giddon Ticotsky, dopo pochi momenti Lea Goldberg (1911-1970) non è più stata per me un’estranea: l’ho seguita dalla Lituania natale alla Berlino dei primi anni trenta, pericolosa per una studentessa ebrea che studia con passione i manoscritti biblici; poi, in Palestina-Eretz Yisrael dal 1935, dove si affermerà come poetessa, autrice di libri per ragazzi, saggista, docente, traduttrice.  

Le sue traduzioni in ebraico –che spaziano da Tolstoi a Petrarca, da Dante a Rilke, da Cechov a Rosa Luxemburg e a Else Lasker -Schüler, per non citare che qualche nome- lasciano intravedere la sua cultura senza confini, in cui l’Italia, che visiterà a più riprese, svolge un ruolo privilegiato.

D’altronde, è nella sua stessa poesia che affiorano, come in un palinsesto, temi e suggestioni dei poeti amati, studiati, a volte tradotti: Blok, Mandel’stam, l’Achmatova, Rilke, Hofmannsthal…

Attenta nei suoi saggi alle differenze tra romanticismo e simbolismo, della tradizione simbolista Lea Goldberg fornisce una personalissima versione, che mira -per usare le parole di Giddon Ticotsky– a “rappresentare la disarmonia per conseguire l’armonia”.

Sulla fioritura, raccolta pubblicata nel 1948, segna la sua piena maturità artistica ed è annoverata tra le sue opere più significative. Non sono in grado di descriverne la complessa architettura , formata da cicli in cui si fanno udire voci diverse; mi limiterò a citare per intero un componimento, che porta il titolo stesso dell’intera raccolta.

 

Fioritura del ricino figlia d’una sola notte

cupo caldo carminio tra il nero di foglie velluto.

Un filare d’alberi rasenta il recinto spinato.

 

Tardo rientrava all’ovile il gregge

affaticato. Il celeste in smanie dalle spalle

Sgrondava una nube smagliante.

 

Tutto andrà perduto come luce in acque correnti.

Tutto sorgerà per sempre nel fermo profumo agreste.

Rossa e morbida è l’erba al tramonto

 

come spuntata dalla quiete del mio sangue.

 

“Tutto andrà perduto”, “Tutto sorgerà”: si affaccia, in questo paesaggio bucolico fuori dal tempo, un momento storico preciso, quello in cui si sovrappongono i lutti della seconda guerra mondiale, e le speranze di una stagione appena cominciata. Non è un caso unico in questa poesia in cui i confini della memoria individuale cedono all’irrompere di angoscie collettive ma anche a visioni di impensate fioriture, di “bagliori nel mattino”.

Sul mio Regionale Veloce -che la campagna innevata trasforma in un’improbabile transiberiana– mi ritrovo un po’ combattuta.

Da un lato vorrei che questi versi meravigliosi, che nulla hanno da invidiare a quelli dei più grandi del Novecento, fossero un giorno alla portata di tutti, in un Oscar o in un Bur dalla copertina lucida, tra quei classici cui le librerie riservano scaffali sempre più angusti.

Dall’altro mi sembra che la loro bellezza sia esaltata e custodita dalla rigida copertina telata color salvia, su cui il nome dell’autrice spicca anche in caratteri ebraici.

Non so cosa augurarmi: ma certo vorrei che quel nome, che fino a ieri non conoscevo, presto lo conoscesssero tutti, proprio tutti.

Fuorisede, di Mariolina Bertini

9: Piccoli editori, grande poesia

con un ritratto di Paola Monasterolo

Lea Goldberg, Sulla fioritura , trad. dall’ebraico di Paola Messori, A Oriente!, Milano 2011


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