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FUORISEDE, di Mariolina Bertini. 6: RIDUZIONE DI PENA, di Patrick Modiano

Riduzione di pena, di Patrick Modiano

Fuorisede, di Mariolina Bertini

6: Andi e riandi: Modiano en Italie

con un ritratto di copertina di Paola Monasterolo

monasterolomodiano

Modiano è l’unico scrittore francese vivente che i suoi connazionali, quasi all’unanimità, considerino alla stregua di un “classico”; ormai la bibliografia critica su di lui sta raggiungendo proporzioni ragguardevoli (come è facile constatare sul bellissimo sito dedicatogli dal suo biografo Denis Cosnard, Le Reseau Modiano, che è bibliograficamente quanto di più completo e aggiornato si possa desiderare), e sento avvicinarsi ineluttabilmente il momento in cui  quest’uomo timido e altissimo, dall’aria di eterno adolescente,  varcherà la soglia dell’Académie per  installarsi tra  le quaranta gloriose mummie degli “Immortali” che la Francia  ufficiale venera  e riverisce dal 1635.

Cominciata all’insegna di un equivoco, la fortuna italiana di Modiano presenta qualche anomalia.

La prima traduzione  risale al 1973, presso Rusconi: Les Boulevards de ceinture compare con il titolo I Viali di circonvallazione. La scelta è un po’ strana, perché si tratta del terzo volume della “trilogia dell’Occupazione”, aperta nel 1968 dal fortunato La Place de l’Étoile e proseguita nel 1969 con La Ronde de nuit.  

Ma La Place de l’Étoile, con i suoi pastiches di Proust e di Céline, con la grottesca assunzione autoironica dei più irritanti e offensivi stereotipi antisemiti, dovette risultare allora intraducibile. Les Boulevards de ceinture era forse il più “moderno” letterariamente della trilogia, per la sua atmosfera ovattata e irreale un po’ alla Marienbad: il protagonista   –nato dopo la guerra come Modiano- si trova inspiegabilmente a scivolare in una sorta di limbo extratemporale in cui la vita della Parigi occupata dai tedeschi si prolunga all’infinito e in cui suo padre, ebreo collaborazionista, cerca di ucciderlo spingendolo sotto il métro.  

Affermando che la fortuna di Modiano in Italia è nata all’insegna di un equivoco, mi riferivo all’apparizione dei Viali di circonvallazione e in seguito di Villa triste (1976) e di Via delle Botteghe Oscure (1979) presso un editore -Rusconi- fortemente connotato come “editore di destra”. 

In effetti, anche in Francia, la prima produzione narrativa di Modiano parve a molti attraversata da torbide simpatie per il mondo del collaborazionismo:  lasciava tutti stupefatti quel ventenne che, mentre i suoi coetanei occupavano l’Odéon e tracciavano poetici slogan rivoluzionari sui muri della Sorbona, rovistava instancabilmente nelle cronache degli anni quaranta, riportando alla luce i personaggi ora loschi, ora tragici che avevano denunciato (o salvato)  amici ebrei, partecipato a orge e torture, e praticato a volte il doppio gioco tra la Gestapo e la Resistenza  nell’atmosfera sinistra di una Parigi da “Crepuscolo degli Dei”. 

L’equivoco si rafforzò ancora quando nel 1974 Modiano firmò la sceneggiatura del film di Malle Lacombe Lucien: parve a molti che il protagonista, che finiva miliziano di Petain dopo aver cercato invano di farsi arruolare dai partigiani, fosse descritto con troppa indulgenza, e che i confini tra i due campi contrapposti (quello del nazismo e quello degli oppositori) apparissero  incerti e nebulosi.

Ma il giovane Modiano non era affatto un Drieu de La Rochelle redivivo: se scrutava ossessivamente il mondo dei collaborazionisti, era soltanto per sciogliere l’enigma del passato di suo padre che, arrestato dalla Gestapo come ebreo, era stato salvato dai suoi amici della famigerata “banda della rue Lauriston”, formata di delinquenti comuni al servizio degli occupanti.

Dopo aver tentato di lanciarlo in Italia con tre romanzi, tra cui uno dei suoi capolavori, il prix Goncourt del 1978, Rue des Boutiques Obscures, alla Rusconi presero atto  dello scarso interesse che Modiano suscitava in Italia e lo abbandonarono al suo destino. 

L’insuccesso era forse anche legato a quell’impropria etichetta di “scrittore di destra” che mal si adattava a un romanziere destinato a lasciare tutti insoddisfatti:  tanto i nostalgici dell’eroismo fascista, di cui mostrava i lugubri retroscena, quanto i custodi del mito resistenziale, che non accettavano l’esistenza di “zone grigie” tra  partigiani e nazisti, tra il Bene e il Male.

Mentre in Francia Modiano prosegue, al ritmo di un romanzo l’anno, i suoi scavi nella memoria individuale e collettiva –e soprattutto nei punti nevralgici in cui le due memorie  si sovrappongono-, in Italia  la sua opera entra allora in una zona d’ombra che durerà fino al 1998. 

È nel ’98 che Guanda pubblica una magistrale traduzione del suo recente Dora Bruder: l’evocazione della ragazzina ebrea che scappa di casa durante l’Occupazione e finirà deportata non lascia margini di equivoco, e l’interesse di Modiano per  la Parigi dell’Occupazione si libera da ogni sospetto di  morbosa complicità.  Al tempo stesso, l’opera è un capolavoro di alta tenuta letteraria, che conquista un successo straordinariamente duraturo, ristampa dopo ristampa.

È a questo punto che l’Einaudi capisce di essersi lasciata sfuggire uno dei maggiori narratori francesi viventi e cerca di correre ai ripari: dal 2000 al 2010 fa uscire, a ridosso  della loro pubblicazione in Francia, ben quattro romanzi di Modiano. 

La favola bibliografica è dunque a lieto fine, e si chiude felicemente con la bellissima foto in bianco e nero che sormonta la copertina di Nel caffè della giovinezza perduta?

Non è esattamente così. Perché la scelta di Einaudi (forse condizionata dal suo interlocutore francese) è una scelta pigra: quella di presentare i Modiano più recenti, in ordine di apparizione, lasciando nel dimenticatoio la sua produzione del trentennio precedente.  Scelta tanto più discutibile, in quanto il Modiano del nuovo secolo dà spesso l’impressione di essere un po’ un brillante e consapevole epigono di se stesso, che confeziona  romanzi  come  Bijou o Nel caffè della gioventù perduta utilizzando temi e figure dei suoi libri precedenti come fossero tanti mattoncini di lego combinabili  all’infinito.

È anche per questo che mi è parsa particolarmente encomiabile l’iniziativa  dell’editore Lantana: far tradurre tre romanzi di Modiano tra i migliori, collegati dal filo delle tematiche memoriali, Remise de peine (1988), Fleurs de ruine (1991) e Chien de printemps (1993). 

In Francia questi tre testi, pubblicati da Seuil, sono stati recentemente raccolti in un volume unico. Lantana invece ha mandato per primo in libreria Riduzione di pena e promette di far seguire gli altri nel corso del 2012. In attesa che siano disponibili tutti e tre, per molti Riduzione di pena sarà una straordinaria sorpresa.

È certamente, insieme a Dora Bruder, il testo più intenso di Modiano: la cronaca di un anno trascorso  in una sperduta cittadina di provincia insieme al fratellino Rudi.  Affidati a giovani donne che a loro sembrano soltanto strane, ma che appartengono al mondo della malavita, i due bimbi hanno l’impressione di vivere un’avventura che rafforza la loro complicità.

Riduzione di pena non ce lo dice, ma quella complicità sarà spezzata due anni dopo dalla morte di Rudi, causata dalla leucemia. Per anni Patrick dedicherà a Rudi i suoi romanzi, ma parlerà pochissimo di lui: soltanto in Riduzione di pena lo trasformerà in protagonista, incentrando tutto il racconto sulla simbiosi dei due fratellini trascurati, abbandonati come pacchi in mano di estranei tutt’altro che raccomandabili che però finiscono col rivelarsi più affettuosi e gentili dei loro genitori.

La traduzione di Riduzione di pena è accompagnata, molto opportunamente, da un’intervista rilasciata da Modiano nel  2009;  i lettori italiani cominciano a disporre di qualche strumento per conoscere meglio questo narratore che, dopo esser parso a fine anni sessanta così lontano dalle scelte della sua generazione, ora sembra incarnarne invece con tanta precisione smarrimenti e nostalgie.  

Per metterlo a fuoco, utilissime le pagine che gli dedica Paolo Zanotti  nella sua “storia  della letteratura francese dal 1968 a oggi”: Dopo il primato, Laterza,  arrivato da poco in libreria.

  

Fuorisede, di Mariolina Bertini

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Patrick Modiano / Riduzione di pena / 117 p. ; 13,50 €, cartaceo / Lantana, Roma 2011 (traduzione di Maruzza Loria, intervista all’autore di maryline Heck)

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