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FUORISEDE, di Mariolina Bertini. 4: CIRCE, di Annie Vivanti. In ricordo di Carlo Caporossi

Fuorisede, di Mariolina Bertini. Recensioni brevi, interventi, note, ciascuna illustrata da un “ritratto di copertina” di Paola Monasterolo.

Fuorisede, di Mariolina Bertini.
4: L’ultimo innamorato di Annie Vivanti:

In ricordo di Carlo Caporossi, di una biografia  che avrei voluto leggere  e di una scrittrice ancora da scoprire.

ritratto di copertina di Paola Monasterolo

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Mi è arrivato da poco un volumetto della casa editrice Otto/Novecento, di Milano, datato 2011. È la riedizione di un romanzo di Annie Vivanti del 1912, Circe. Il romanzo di Maria Tarnowska

Annie Vivanti era riuscita ad avere, non so come, un quaderno di memorie manoscritte della contessa Tarnowska, femme fatale condannata come mandante dell’assassinio di uno dei suoi amanti. Le aveva poi fatto visita, nella prigione di Trani, e fondandosi su quel che la donna le aveva raccontato, aveva imbastito un romanzo in prima persona: Circe, appunto. 

Il romanzo di Maria Tarnowska. Non è una delle sue opere migliori, ma come tutto quel che scrisse Annie Vivanti è di enorme interesse, perché porta l’impronta della sua personalità ribelle, della sua vita randagia, delle sue sterminate letture (poeti tedeschi, romanzieri inglesi, teatro francese), così insolite per una scrittrice italiana del suo tempo.

Mi commuove, sulla copertina, il nome del curatore, Carlo Caporossi, morto terribilmente giovane l’otto luglio di quest’anno.

Su Circe e sulla vicenda giudiziaria che l’ha ispirato, Carlo Caporossi sapeva tutto, e per quest’edizione avrebbe voluto scrivere un ampio saggio introduttivo, come quello, documentatissimo, che aveva premesso alla sua splendida edizione di Tutte le poesie della stessa autrice. Non ne ha avuto il tempo, e il volumetto reca solo una rapida nota biografica, ultimo omaggio del più devoto degli esegeti alla “piccola Annie” tanto amata da Carducci ma anche (sino agli anni quaranta del Novecento) da un vastissimo pubblico non soltanto italiano.

Quel che Carlo Caporossi, con la sua attività instancabile di ricercatore e di curatore, è riuscito a restituire ad Annie Vivanti, è proprio la portata, la risonanza internazionale della sua opera, ben nota ai contemporanei, ma del tutto dimenticata nella seconda metà del Novecento.

Non so esattamente quando Caporossi abbia cominciato a occuparsi di Annie Vivanti; certo nel 2003  era già un appassionato conoscitore della sua vita, tormentata e avventurosa, piena di zone d’ombra.

È nel 2003, infatti, che compare una lunga nota biografica sulla scrittrice, accompagnata da un’esauriente bibliografia, sul sito dell’università di Chicago, dove è ancora oggi consultabile, a firma di Carlo Caporossi. È l’inizio di un periodo felice nella fortuna di Annie.

Nel 2004, Anna Folli pubblica il bellissimo Addio caro Orco, che racconta, con il supporto di documenti inediti e rari, il rapporto tra la  poetessa e Carducci.  Nel 2005 e nel 2006, unendo le forze, Caporossi e Folli pubblicano da Sellerio prima i Racconti americani della scrittrice, poi l’originaria e dimenticata versione del suo romanzo d’esordio, Marion artista di caffè-concerto.

Emergono con questi testi due versanti ignorati della personalità di Annie Vivanti: la narratrice pubblicata sulle riviste più sofisticate degli Stati Uniti nel 1896-’99 e la giovanissima romanziera amara, spregiudicata , capace di raccontare con crudezza la realtà dell’infanzia profanata dall’eros adulto.

Mentre prepara due edizioni importanti –quella di Tutte le poesie (Olschki 2006) e quella della grande saga familiare dei Divoratori (Sellerio 2008)- Caporossi raccoglie lettere e documenti in vista di una  biografia di Annie, ed entra in rapporto con sua nipote, l’anziana figlia di sua figlia Vivien, che vive in Inghilterra.

Di Vivien, Annie ha raccontato splendidamente, con humour e con emozione, in Zingaresca (1918), la favolosa carriera di piccola violinista prodigio. Una carriera destinata a sfociare in un destino tragico: nel 1941 Vivien muore suicida.

Tra i ricordi d’infanzia della figlia di Vivien, c’è la madre che suona il violino dietro una porta chiusa.

Carlo Caporossi era stato molto colpito da questa immagine –l’ex-bimba prodigio, ammirata dai pubblici di tutta Europa, che suona dietro una porta chiusa– e  credo che l’avrebbe evocata nella sua biografia di Annie Vivanti, a commento di quella mistica della maternità, così ambivalente, che attraversa  tutta l’opera della scrittrice.

Non so dire quanto avrei voluto leggerla, quella biografia. Ora non possiamo far altro che rintracciarne qualche frammento, nelle belle introduzioni dei volumi da lui curati con tanta competenza e tanto amore.

Fuorisede, di Mariolina Bertini.
4: L’ultimo innamorato di Annie Vivanti:


ritratto di copertina di Paola Monasterolo

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Annie Vivanti, Circe / 212 p. ; 15 € / Otto-Novecento -Adularia Minima, Milano 2011

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