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FUORISEDE, di Mariolina Bertini. 3: UN REGALO DA TIFFANY, di Melissa Hill

Fuorisede, di Mariolina Bertini. Recensioni brevi, interventi, note, ciascuna illustrata da un “ritratto di copertina” di Paola Monasterolo.

Fuorisede, di Mariolina Bertini.
3: La Fata del Sollazzo Gastrico: riflessioni in margine a un romanzo d’amore

ritratto di copertina di Paola Monasterolo

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Un regalo da Tiffany, di Melissa Hill -il cui successo di vendite è stato salutato en passant sul “Corriere” del 12/09 da Pierluigi Battista come un’opportuna  Nemesi per la critica intellettuale presuntuosa e risentita- merita ampiamente il suo trionfo, e straccia la concorrenza con una formula al tempo stesso elementare e inimitabile, tipo quelle della coca cola o dei baci perugina.  Il suo segreto è mettere in campo soltanto elementi stracollaudati: il vedovo dal cuore tenero (cfr. Tom Hanks in Insonnia d’amore, 1993), l’orfanella imbronciata e petulante (cfr. Shirley Temple, Opera Omnia), i regali di Natale scambiati per fatale errore nella folla newyorchese (cfr. Innamorarsi, con De Niro e Meryl Streeps, 1984), la fanciulla irlandese dai grandi occhi chiari e dai riccioli rossi (cfr. Maureen O’Hara, passim).

Ognuno di questi miniarchetipi funziona, come diciamo a Parma, da dio. Mentre -svolta dopo svolta, sorpresa dopo sorpresa- si snodano i capitoli, tagliati con autentico virtuosismo, tutto cospira all’apoteosi finale della magica scatolina blu: la scatolina di Tiffany che custodisce il sogno romantico di milioni di lettrici, un solitario di ragguardevoli dimensioni, taglio marquise, montato in platino.

Nulla di sorprendente nel successo di questa storia: sulla sua culla si sono chinate due fate di sicura competenza, quella che presiede agli intrecci ben congegnati su sfondi rigorosamente convenzionali (è la fata madrina dei gialli di Mary Higgins Clark) e quella che tesaurizza, nella sua memoria inesauribile, ogni  combinazione narrativa che abbia già funzionato su uno schermo dagli anni trenta del novecento ad oggi. Quel che ha attirato però la mia attenzione, è stata la presenza di una terza fata che, del tutto assente dai canoni tradizionali del rosa, domina oggi incontrastata la narrativa sentimentale e ancor più di quella genericamente main stream: la Fata delle Ricette Inimitabili e degli Aromi Dimenticati, che in un turbine di complici evocazioni fa balenare al lettore nostalgico paradisi gastronomici tanto seducenti quanto di difficile accesso.

Senza la bacchetta magica di questa fata –che immagino paffuta, come quelle della Bella addormentata disneyana- come avrebbe potuto germinare, nella mente di Melissa Hill, l’idea malsana del bistrot siculo-dublinese Stromboli dove le due eroine di Un regalo da Tiffany impastano pane siciliano alle olive meditando scellerate versioni fusion di piatti mediterranei da abbinare alle birre locali? Eppure, senza i profumi irresistibili di questa perversa fucina di eresie alimentari, il romanzo non riuscirebbe ad approdare al suo lieto fine, vale a dire al necessario coronamento delle due storie d’amore che ne costituiscono il nucleo centrale.

Le protagoniste di Delly confidavano nel potere della riservatezza e della discrezione; quelle di Liala, nelle sottovesti color gridellino e nei minuscoli pagliaccetti di trina. Terry e Rachel, invece, le eroine di Melissa Hill, puntano sul profumo della loro torta di farina integrale alle melanzane, e trionfano alla grande: la Fata del Sollazzo Gastrico (ricorro, per battezzarla, al nome di un antico ristorante torinese), che presiede ormai alle sorti del rosa, rende la loro vittoria inevitabile, clamorosa ed esemplare.

Va detto che, se questa fata è responsabile dello stucchevole profluvio di titoli che celebrano in libreria le Seduzioni Segrete dei Chiodi di Garofano o il Fascino Proibito dei Torcetti alla Cannella, le siamo debitori anche di qualche gradevole sorpresa: per esempio della deliziosa epopea dolciaria di Stefania Bertola, A neve ferma (Salani, 2006; ora TEA) in cui lo humour totalmente assente dalle pagine di Melissa Hill si prende una bella rivincita, o delle avventure poliziesco-gastronomiche di Pellegrino Artusi raccontate da Malvaldi nel suo accattivante Odore di chiuso (Sellerio, 2011).  Con Malvaldi però sconfiniamo nel giallo, e cambiano del tutto i termini del problema: da Nero Wolfe a Montalbano, passando per la torta di riso della signora Pardon ben nota ai lettori di Maigret, il poliziesco e la buona cucina hanno sempre convissuto in armonia con generale soddisfazione. Diverso il caso del rosa in cui –forse a partire dal successo di Chocolat di Joanne Harris (1999)– ci troviamo di fronte  a un’autentica rivoluzione tematica.

Torniamo a Un regalo da Tiffany. Impastando con generoso e sensuale entusiasmo il loro pane a lievitazione naturale, Rachel e Terry sbaragliano la rivale Vanessa –confinata dalla professione di agente letterario nel mondo arido e insapore della carta stampata– e si accaparrano con soddisfazione due fidanzati dalle doti bizzarramente complementari: un professore mite e inconcludente, ma di eccezionale avvenenza, e un motociclista ottuso e cafone, ma risolutamente macho. Sul ruolo di questo profumatissimo pane, descritto con accenti lirici, e in più sacralizzato da una vaga aura new age (la defunta moglie del bel professore ne ha annunciato profeticamente l’avvento sul letto di morte), vorrei azzardare una spiegazione. Forse l’appeal del farinaceo scatta irresistibile, carico di dirompente romanticismo, come violenta e liberatoria reazione alla dittatura dietetica che tutti ci opprime e ci reprime dalla culla alla tomba? Non so se la spiegazione sia sensata, o se sia più realistico tener conto dello spazio crescente che occupa ormai nelle nostre vite la ricerca di cibi genuini, delizie bio, squisitezze esotiche e locali rarità vinicole e casearie. Personalmente, mi seduce l’ipotesi di un segreto fermento contestatore e antisalutista; ipotesi che per la prima volta  attribuirebbe al rosa –genere conservatore e statico se mai ce ne furono– una sotterranea vocazione alla rivolta, non contro la morale conformista o le ingiustizie sociali, ma contro l’imperialistico dilagare della carota al vapore, del nasellone bollito, dell’insalata senz’olio e senza sale cosparsa –consolazione magrissima– di qualche semino di sesamo e di limone spremuto a volontà.

Fuorisede, di Mariolina Bertini.
3: La Fata del Sollazzo Gastrico: riflessioni in margine a un romanzo d’amore

ritratto di copertina di Paola Monasterolo

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Melissa Hill, Un regalo da Tiffany / 416 p. ; 9,90 € / Newton Compton -Anagramma, Roma 2011

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