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FUORISEDE, di Mariolina Bertini. 2: Un’estate proustiana

Fuorisede, di Mariolina Bertini. Una serie di interventi serrati sulla letteratura francese tradotta in Italia. Recensioni brevi, interventi, note, ciascuna illustrata da un “ritratto di copertina” di Paola Monasterolo.

Fuorisede, di Mariolina Bertini.
2: Un’estate proustiana

ritratto di copertina di Paola Monasterolo

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Pochi “generi” sono in crisi quanto la saggistica letteraria, relegata dagli editori in tristi ghetti iperspecializzati e ormai praticamente assente dalle librerie non universitarie. Spicca, in contrasto con questo sfondo grigio e catastrofico, il magnifico volume di Mario Lavagetto, Quel Marcel! uscito da Einaudi: una serie di  saggi che in progressione cronologica braccano -tra documenti biografici e testi letterari– l’emergere della voce che racconta la Recherche, e ci aiutano a interrogarne l’irrepetibile singolarità.

Opera tra le maggiori di uno dei maggiori critici viventi, Quel Marcel! è apparso, in questa estate sotto il segno di Proust, accompagnato da qualche altra sorpresa non trascurabile per gli appassionati.

La BUR, per esempio, ha ripubblicato la classica traduzione di Paolo Serini del capolavoro del Proust saggista, Sulla lettura, in un volumetto economico quasi senza margini, davvero spartano ma forse prezioso per i lettori più giovani che non possiedono le ormai irreperibili vecchie edizioni; Donzelli invece ci ha offerto l’esauriente monografia di Giuliana Giulietti su Proust e Monet, elegante nella scrittura come nella presentazione grafica e nelle indispensabili illustrazioni.

Ma il più prezioso complemento dell’ammirevole volume lavagettiano va cercato nella raccolta di saggi di un’autorevole psicoanalista –Alessandra Ginzburg-  che getta luce su aspetti cruciali della biografia proustiana: il rapporto con la malattia, i sentimenti ambivalenti nei confronti della madre, l’esperienza fondante e dolorisissima di quella gelosia che diventerà uno dei temi centrali della Recherche.

Mi riferisco al saggio Sei disegni di Proust, che chiude il volume Il miracolo dell’analogia. Saggi su letteratura e psicoanalisi,  comprendente studi importanti su Kafka, Proust ed altri autori otto-novecenteschi.

Per chi disegnava, Proust? A chi erano rivolti i maldestri abbozzi nei quali raccontava, come in una graphic novel, la sua vita quotidiana, fingendo di descrivere, con humour irresistibile, inesistenti vetrate medioevali? Il destinatario  era il compositore Reynaldo Hahn, cui lo unì all’epoca de I piaceri e i  giorni una tormentata relazione amorosa, destinata a trasformarsi nella più solida e duratura delle amicizie.

Cimentarsi, a beneficio di Hahn, nel disegno, significa per Proust mettere a punto un linguaggio personale, segreto e allusivo, che accompagni armoniosamente il testo di lettere anch’esse redatte in un personalissimo e divertente gergo privato.

Ma lo sguardo di Alessandra Ginzburg decifra, nelle incerte immagini infantili in cui Proust racchiude i suoi messaggi scherzosi, la segreta figura del suo io profondo.  Agli inizi della relazione con Reynaldo, Marcel si raffigura come un pony, di cui l’amico musicista sarebbe l’affettuoso padroncino: è una sorta di trasposizione fantastica della fragilità fisica del futuro scrittore, abituato a dipendere dalle cure materne e a vedere spesso l’affettuosità della madre condizionata dalle manifestazioni della sua malattia.

La morte della madre, nel 1905, sarà per lui, con queste premesse, la prova più straziante, come emerge chiaramente dal saggio Sentimenti filiali di un parricida, splendidamente analizzato a suo tempo da René Girard e più recentemente da Lavagetto in Quel Marcel!

L’amicizia con Reynaldo aiuterà Proust, in questo frangente, a sopravvivere, proponendosi come discreto sostituto della tenerezza materna. Nell’ultimo disegno, del 1910, analizzato da Alessandra Ginzburg, la bontà di Reynaldo –la sua dolcezza materna– è sottolineata ancora una volta, ma compare un nuovo  motivo iconografico, straordinariamente significativo: Proust, ormai immerso da circa un anno nella stesura del suo capolavoro, abbozza un’immagine scherzosa del proprio funerale e  si confronta dunque, in termini del tutto nuovi, con la morte.

Dopo la scomparsa della madre, le emozioni contrastanti  -inaccettabili per la coscienza e fonte di sensi di colpa– hanno trovato una forma di espressione nell’opera d’arte; i sentimenti dolorosi riferiti alla madre hanno potuto essere deviati sulla nonna, gli aspetti rifiutati dell’omosessualità vissuta in prima persona si sono incarnati nel grande personaggio di Charlus.

“Così la morte, -conclude Alessandra Ginzburg– nel vitrail dedicato ancora una volta a celebrare la bontà dell’amico, può essere sentita liberatoria come una promessa di vita, poiché si sostituisce una volta per tutte alla malattia: le cose che Proust più ha amato, simboleggiate dal sole, dagli alberi e dai biancospini, finalmente non possono più fargli del male.”

Fuorisede, di Mariolina Bertini.
2: Un’estate proustiana

ritratto di copertina di Paola Monasterolo

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Mario Lavaghetto, Quel Marcel! / 396 p. ; 25 € / Einaudi -PBE, Torino 2011

Marcel Proust, Sulla lettura / traduzione di Paolo Serini / 144 p. ; 5,90 € / Rizzoli BUR -Pillole, Milano 2011

Giuliana Giulietti, Proust e Manet. I più begli occhi del xx secolo / XIV-162 p. ; € 17,00 / Donzelli -Saggine, Roma 2011

Alessandra Ginzburg, Il miracolo dell’analogia. Saggi su letteratura e psicoanalisi / 224 p. ; 15€ / Pacini -Testi e culture in Europa, Pisa 2011


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