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Expanded Cinema / Pietro Grandi

[Intento di FN è stato, da subito, quello di costruire archivi; dei fondachi di materiali che trasportassero in rete quel che la rete fa sparire: la carta. C’è una separazione radicale e mal segnata fra il cartaceo e il virtuale. In rete se si cerca la carta non la si trova, si trovano le parole che la carta portava su di sè, ma niente che ci dica dove fossero quelle parole, che aspetto avesse l’oggetto che le conteneva. Chi volesse studiare ora editoria in rete trova ben poco, se non parole, che non bastano. Questa nuova serie, Futureworld, a cura di Pietro Grandi, interpreta al meglio quell’intento che FN insegue da sempre. (N.d.D.) ]

Futureworld 

di Pietro Grandi

2. Expanded Cinema

 

Gene Youngblood, “Expanded Cinema”, E.P.Dutton & Co., New York, 1970

“Gene Youngblood è salito sull’astronave Terra il 30 maggio del 1942”

Nel 1970, Gene Youngblood, professore e critico cinematografico americano, pubblica il saggio Expanded Cinema, un’opera pionieristica per la storia della computer art, dove analizza le connessioni fra la sperimentazione cinematografica e quella della video art. Youngblood sostiene che la creatività sia libera di usare e di unire arte e tecnologia: la nuova arte, infusa di tecnologia, plasmerà continuamente la società creando nuovi mondi.

Youngblood considera il video come forma d’arte definendo un nuovo campo delle arti: “new media arts”. Il cinema “si espande” – realizzazione, fruizione, condivisione –  al di fuori del cinema stesso – , costruisce una nuova coscienza inventando nuova forme espressive: gli effetti speciali, la computer grafica, gli ambienti multimediali e l’olografia. La parola “cinema” si amplifica diventando incubatrice di nuove commistioni artistico-tecnologiche. Youngblood analizza l’ibridazione di alcuni artisti inter-mediali come Andy Warhol, Nam June Paik, John Cage, Wolf Vostell, il gruppo E.A.T., i fratelli Whitney, Stan VanDerBeek, Jordan Belson e Charles Csuri.

Gli ambienti sensibili multimediali fanno interagire i sensi, dove l’artista è “un ecologo, un individuo che si occupa delle relazioni all’interno dell’ambiente. L’ecologia è per definizione la totalità o il sistema delle relazioni tra gli organismi viventi e l’ambiente. Perciò, la creazione per il nuovo artista non consiste tanto nell’invenzione di nuovi oggetti, ma nella scoperta di relazioni precedentemente sconosciute tra i fenomeni esistenti, sia fisici che metafisici.” [pag. 283, ed. italiana a cura di Pierluigi Cappucci e Simonetta Fadda]

La televisione, chiamata “videosfera” è il software del pianeta; agendo come un Super-Io, ci mostra la realtà globale, “è una straordinaria estensione del sistema nervoso centrale dell’essere umano. […] la televisione in simbiosi con il computer diventa il dispositivo analogico del totale dei cervelli dell’umanità intera. Essa estende la nostra vista fino alla stella più lontana, fino alle profondità dell’oceano. Ci permette di vedere noi stessi e, attraverso le fibre ottiche, di vedere nel nostro interno.” [pag.209. ed. italiana a cura di Pierluigi Cappucci e Simonetta Fadda]

 

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