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Editoria : notizie / 61. Le Asce, Editori riuniti (da L’Indice dei Libri, febbraio 2011)

Editori Riuniti, una nuova collana: Le Asce

E, 8, 12.10.09

I libri brutti a vedersi, con un’impostazione grafica mal pensata, mal riuscita, con illustrazioni mal scelte o fatti di brutta carta, sono oggetti interessanti, e misteriosi.

Misteriosi perché più dei libri riusciti, più dei libri perfetti dove la fusione, fra gli apparati grafici, tipografici, iconologici, le carte e il testo, si compie senza soluzione di continuità, dove sembra che quel testo solo in quella realizzazione materiale potesse manifestarsi e non in altre, più che in questi libri perfetti, nei libri venuti male è il testo stesso a perdere il suo statuto intangibile e immanente, per avvicinarsi di più al novero delle occasioni fra altre.

I libri brutti sono anche misteriosi perché portano ad interrogarsi sulle ragioni che li hanno portati ad essere così (Brutti qui si intende per sbagliati, dissonanti, non pensati; per intendersi Bridget Jones nelle vesti di un saggio Einaudi sarebbe un libro brutto).

Si ha in mano un testo bellissimo, un capolavoro, magari inserito in una collana dove altri titoli lo illuminano di evocazioni di rimbalzo, ma nello stesso tempo si ha in mano un libro brutto, un oggetto che non vorremmo avere: qualcosa fra il testo e il suo inveramento materiale vibra, fastidioso.

A, 2, 11.09.09S, 6, 25.10.09CE

Anche questo cambierà con l’affermarsi dei testi smaterializzati dell’editoria digitale? Forse no, già ora un pdf che ripropone paro paro la versione cartacea è deludente e un po’ triste, (in sé, e straordinario come possibilità, come vertigine dell’accessibilità potenzialmente infinita, e, certo, c’è ancora l’eccitazione del nuovo); poco a poco anche gli e-book troveranno la loro forma paradossalmente immanente, in un mare di indistinto. E ce ne saranno di brutti, di mal fatti, e di inutili, come già accade. E di bellissimi.

Si può immaginare che l’editoria immateriale potrà spazzare via dal campo cartaceo la pigrizia e le rendite di posizione.

Soprattutto nel settore dei testi fuori diritti forse eviterà quelle stanche riedizioni di titoli sfiniti dall’esser ristampati, cui, in virtù del loro essere, per l’editore, economici, si ridà una veste nuova, poco investendo, che sempre risulta frusta e noiosa, sfibrando l’esperienza stessa della lettura.

Tutti quei libri, che si finiva di comprare in mancanza di alternative anche in edizioni svilenti, saranno accessibili, spogliati e nudi nella loro essenzialità priva di infingimenti, ridotti vieppiù a testo. Fuori, ci sarà più spazio, e necessità, di libri belli.

Forse anche così si può interpretare il recente rinnovato fiorire di collane di progetto, l’interesse per nuove traduzioni, il ritorno delle prefazioni (molto mutate confronto al canone novecentesco, e ne fanno speculare spia il rarefarsi delle note, degli indici), l’attenzione alla carta, soprattutto l’emergere di un certo personalismo nel programma delle collane.

aSC, 1, 12.10.09E, 9, 12.10.09

Se questo è un panorama leggibile un segnale contrastante arriva da Editori Riuniti: marchio glorioso, morto, ed ora rinato sotto l’egida battagliera di Alessio Aringoli; dopo l’apertura delle prime collane (“Report”, “Informazione scorretta” e “Narrativa contemporanea”), ha aperto “Asce”, (da Kafka: “Di una cosa sono convinto: un libro dev’essere un’ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi”).

Collana di classici della letteratura diretta da Cristina Guarnieri, presenta testi inediti o poco conosciuti di autori capitali; affidati a traduttori e traduttrici spesso alla prima esperienza sono ornati da introduzioni di nomi noti. La scelta dei titoli è interessante, è curiosa e seria; la collana si presenta come promettente e sorprendente: il taglio preciso e la scelta coraggiosa di puntare su un terreno che può sembrare arato ma che riserva ancora testi non conosciuti la fanno salutare come una nuova, felice, presenza sul mercato librario.

Le copertine, i caratteri, le dimensioni, fanno però delle “Asce” dei brutti libri, dozzinali, mediocri. L’economicità della confezione rimanda ai volumi da grande distribuzione: in brossura, compatti, con illustrazioni “di quadri espressionisti e surrealisti” a tutta pagina che girano sul dorso, solcate dai dati del testo che vi si confondono, confusivi dal vero e illeggibili on-line, con caratteri alternati tondo e corsivo, con talvolta l’autore in colore, talvolta il titolo.

È sorprendente che un’operazione così colta, così importante, riveli una mancanza di cultura grafica e editoriale così scoperta, sprovveduta. All’apparenza disegnati distrattamente col più economico dei programmi di grafica, le “Asce” tradiscono gli intenti e i titoli che ospitano, rendendo l’operazione incerta, manchevole, per molti versi fuori tempo.

Primi titoli: L’Anticristo, di Joseph Roth; Gelosia, di Marcel Proust; Alì Pascià, di Alexandre Dumas; Il racconto del becchino, di Mark Twain.

(Appunti, che qui trascrivo -aggiungendo i links, appare mensilmente sulla rivista cartacea L’Indice dei Libri dal febbraio 2008; è uno spazio nel quale cerco di dar conto di novità editoriali: nuove case editrici, nuove collane, innovazioni significative nella grafica o nei programmi. Per segnalazioni, integrazioni, errori potete lasciare un commento o scrivermi via mail: federico.novaro.libri [chiocciola] gmail.com, grazie)

 

Articolo apparso su L’Indice dei Libri, n. 2 – XXVIII, Febbraio 2011.

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