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Dave Eggers : Le creature selvagge / Mondadori 2009. Recensione (3 di 4)

Dave Eggers, Le creature selvagge
(terza parte di un post scritto a partire dal libro che Eggers ha tratto dal film Nel paese delle creature selvagge, sceneggiato dal regista e dallo stesso Eggers)

Nel paese delle creature selvagge. Il libro puzzle (Spike Jonze, Dave Eggers, Maurice Sendak, Elisa Fratton -traduzione); Mondadori 2009; p. [4] (part.)

(si diceva delle debolezze del testo di Eggers, potete leggerne qui, nel post precedente. I dati dei libri li trovate qui. Materiali su Sendak e Jonze qui. La recensione di Eleonora Guerini al film, qui).

Uno strumento che Eggers usa è la suspanse. Eggers porta il racconto sempre ad interrompersi a fine capitolo, creando un’aspettativa per il seguente, orchestrando le rivelazioni con sapiente cura della tensione, schiacciando sul pedale della meraviglia, dello sconosciuto, della sospensione; questa tensione, che attraversa tutto il libro, è forse il tradimento formale maggiore che fa Eggers nei confronti del testo di Sendak.

Dave Eggers / Maurice Sendak

Uno dei tratti straordinari de Nel paese dei mostri selvaggi, è proprio la profonda calma narrativa. Nessuna astuzia è usata, sin il senso di movimento è come fermato, anche nelle scene della baraonda. Tutto nasce di pagina in pagina come non potesse che essere così, in un racconto muto perché intimo, tutto accade ora, la tessitura iconologica che Sendak richiama al suo servizio, fondendo nel tratto un collage di stratificazioni visive di tutta la pittura europea, crea un passo lentissimo, un contesto solenne, mai esibito, né sottolineato, ma al servizio delle immense plaghe di silenzio che talvolta abitano i bambini. Il movimento di Sendak è di sottrazione di sè, nel suo capolavoro Sendak è in ogni tratto, e in ogni lettera, ma, pieno di riserbo e di rispetto, si cela, cede il passo.

Certo, alla luce del suo coming out dopo cinquant’anni di silenzio pubblico, questo stesso sottrarsi può leggersi in tutt’altra chiave, in accordo con la gioia dei bear statunitensi che hanno festeggiato, infine legittimati a riconoscersi in quei grandi, teneri, orsi con le corna (cui il Sendak di ora assomiglia in modo stupefacente), ma certo in quel sottrarsi c’è la forza di un autore che ha saputo regalare lo spazio lasciato libero con grande generosità.

Eggers, etero statunitense dall’infanzia seventies, non tenta questa strada, nutrito e propugnatore di una letteratura molto lontana dalla cultura di Sendak, nato nel 1928 a Brooklyn, gay, figlio di genitori ebrei, immigrati dalla Polonia.

Nel paese delle creature selvagge. Il libro puzzle (Spike Jonze, Dave Eggers, Maurice Sendak, Elisa Fratton -traduzione); Mondadori 2009; p. [15] (part.)

Il secondo tratto che segna il tradimento di Eggers, è la, a volte un po’ stucchevole, intenzione pedagogica. Eggers purtroppo talvolta spiega. E questo lascia apparire il pubblico cui Eggers sembra rivolgersi, ma senza che la scelta sia recisa, lasciando parere a volte di rivolgersi ai suoi coetanei, altre ai sé bambino, altre ai suoi figli. Questo intralcia la narrazione, lasciando un elemento di ambiguità strutturale che appesantisce la lettura.

“[…] Max continuò a ululare e si sentiva se stesso –un po’ vento e un po’ lupo- più di quanto gli fosse mai successo prima. […]”, (p. 107).

Le invenzioni di Eggers

Ma ci sono passaggi di Eggers belli, completamente inventati: “[…] Quando il mucchio [di creature, n.d.r.] si fu calmato e tutti cominciarono a dormire e a russare, Max strisciò fuori dalla catasta in cerca d’aria fresca. Si accomodò ai bordi dell’ammasso di pelo, posando la testa sulla gamba di qualcuno. Il cielo cominciava a cambiare colore, e il mondo pulsava nella diafana luce rosata dell’alba. C’erano macerie e detriti dappertutto, come dopo un terremoto, e Max si sentiva davvero a casa. […]”, (p. 116).

E poi la stanza segreta, il chiacchiericcio, le distruzioni, la battaglia, e tutta la vita sull’isola, così come la scena clou della fuga da Carol nel ventre di Katherine: qui Eggers, forse libero dalla riverenza e dall’ammirazione, costruisce pagine molto ricche, appassionanti, selvagge.

Il libro poi velocissimo si chiude, ritornando alla figura della mamma (in Sendak era la minestra “ancora calda”), alla pacificazione.

Nel paese delle creature selvagge. La storia con le immagini del film,(cura di Barb Bersche e Michelle Quint, basato sulla sceneggiatura di Spike Jonze e Dave Eggers, tratto dal libro di Maurice Sendak, trad. di Stefania Bardinella), Mondadori, p. [48-9]

Forse è un libro non riuscito, ma comunque un’operazione molto interessante di riuso di materiali di un altro libro, e interessante per i fans di Eggers, che qui, insinuate fra le righe, troveranno molte indicazioni sul suo modo di essere scrittore, del bambino che è stato, dell’infanzia che vorrebbe per i suoi figli.

Continua…

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