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Cybernetic Serendipity / Pietro Grandi

Futureworld 

di Pietro Grandi

9. Cybernetic Serendipity, the computer and the arts

Jais Reichardt, “Cybernetic Serendipity, the computer and the arts”, Frederick A. Praeger, 1968

“I computer possono creare? Forse no, ma molti dei loro programmatori hanno creato una moltitudine di esempi divertenti e casuali, facendo in modo che i computer abbiano un loro comportamento. Alcuni tecnici mettono insieme una serie di numeri nel computer, e da esso si attiva un braccio meccanico che a sua volta traccia disegni su carta. Le fotografie possono essere analizzate e memorizzate nella memoria del computer, poi riorganizzate e distorte con un comando elettronico. I risultati sono spesso allettanti, fac-simile di opere e ingrandimenti. Inoltre i computer possono essere programmati per dirigere sculture cinetiche in continuo. Tutto ciò rompe un nuovo terreno, rivelando nuovi campi di sperimentazione, di fondamentale importanza, di duro lavoro e di grande organizzazione. Il computer serve a trovare le gioie inattese nella vita e nell’arte.” 

(TIME Magazine, Ottobre 1968)

Fino al 1967, la maggior parte delle immagini elettroniche esistenti erano state prodotte per hobby da scienziati e artisti come Michael Noll, Charles Csuri, Jack Citron, Frieder Nake, Georg Nees e HP Paterson. Mancava una sistematizzazione, quindi si pensò di mettere in mostra questi dispositivi, il loro funzionamento, le loro reazioni con l’ambiente e con l’uomo, e la loro produzione di suoni, luci, poesie e movimento cercando di unire alla parola “Cybernetic” quella di “Serendipity”, cioè la sensazione che si prova quando si scopre una cosa non cercata e imprevista, mentre se ne sta cercando un’altra, rendendoci felici con la casualità. E così, nel 1968, la ricercatrice e curatrice Jasia Reichardt grazie al contributo dell’Institute of Contemporary Art di Londra, organizzò la mostra-evento dal titolo “Cybernetic Serendipity”.

Venne pubblicato questo catalogo dove furono raccolte le varie installazioni presenti in mostra, dalla grafica generata dai computer, film, musica e poesia; ai dispositivi cibernetici, le installazioni interattive, i robot e le macchine per la verniciatura; alla zona di apprendimento che trattava la storia della cibernetica e ne mostrava gli utilizzi. Famose furono le installazioni e i lavori artistici di Bruce Lacey, Wen Ying Tsai, James Seawright, Nam June Paik, John Whitney, Jean Tinguely, John Cage e Lowell Nesbitt, e le presentazioni tecniche della General Motors e Boeing che mostravano le prime modulazioni in computer grafica tridimensionale. Per la prima volta il grande pubblico scoprì tutte le attività creative che si potevano realizzare con un computer all’interno dell’arte contemporanea.

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[Intento di FN è stato, da subito, quello di costruire archivi; dei fondachi di materiali che trasportassero in rete quel che la rete fa sparire: la carta. C’è una separazione radicale e mal segnata fra il cartaceo e il virtuale. In rete se si cerca la carta non la si trova, si trovano le parole che la carta portava su di sè, ma niente che ci dica dove fossero quelle parole, che aspetto avesse l’oggetto che le conteneva. Chi volesse studiare ora editoria in rete trova ben poco, se non parole, che non bastano. Questa nuova serie, Futureworld, a cura di Pietro Grandi, interpreta al meglio quell’intento che FN insegue da sempre. (N.d.D.) ]

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