Non starò a raccontarvi delle storie

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Computer Lib/Dream Machines / Pietro Grandi

Futureworld 

di Pietro Grandi

12. Computer Lib/Dream Machines

Theodor Nelson, “Computer Lib: You Can and Must Understand Computers Now; Dream Machines: New Freedoms Through Computer Screens— A Minority Report.”, Autopubblicato, 1974

Il potere del computer al popolo! Abbasso la cyberfuffa!”

(Ted Nelson)

Potere, visione, libertà, medialità, interconnessione. Queste sono le parole chiave del manifesto dell’informatica libera, autoprodotto nel 1974 da Ted Nelson, evangelista del termine “ipertesto” (1965). Sviluppò il progetto Xanadu, un sistema ipertestuale e ipermediale, una fusione di dati, scritture, illustrazioni e immagini in movimento basato su una rete di interconnessioni. Il computer diviene un mezzo di conoscenza che in modo dinamico e veloce porta a galla attraverso una moltitudine di connessioni, un argomento.

Questo volume di grande formato è un collage di frammenti battuti a macchina, vignette fatte a mano, fotocopie di fotografie in bianco e nero che ci illustra le potenzialità del nuovo mezzo del futuro, un medium di “cambiamento sociale”. Una sorta di ipertesto stampato diviso in due parti che si incontrano a metà libro. La prima dedicata al mondo del computer (Computer Lib) dove un pugno alzato in copertina con un computer sullo sfondo simboleggia l’icona della rivoluzione informatica sociale come grido di protesta; e l’altra, capovolgendo il libro, dedicata al futuro del nuovo media (Dream Machines), un supereroe geek si addentra nella luce di uno schermo catodico verso un universo alternativo mediale.

Nelson voleva far emergere il messaggio sociale di cambiamento basato sulla tecnologia computerizzata, non come strumento di calcolo di dominio esclusivo di BigBlue, l’IBM, nemico della libertà, ma come prodotto personale, costruendo una nuova generazione di innovatori per la libertà creativa, facendo esempi di importanti studiosi quali Douglas Engelbart e Ivan Sutherland. Le sue visioni ispirarono lo stesso Tim Berners Lee nell’ideazione del World Wide Web.

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[Intento di FN è stato, da subito, quello di costruire archivi; dei fondachi di materiali che trasportassero in rete quel che la rete fa sparire: la carta. C’è una separazione radicale e mal segnata fra il cartaceo e il virtuale. In rete se si cerca la carta non la si trova, si trovano le parole che la carta portava su di sè, ma niente che ci dica dove fossero quelle parole, che aspetto avesse l’oggetto che le conteneva. Chi volesse studiare ora editoria in rete trova ben poco, se non parole, che non bastano. Questa nuova serie, Futureworld, a cura di Pietro Grandi, interpreta al meglio quell’intento che FN insegue da sempre. (N.d.D.) ]

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