Non starò a raccontarvi delle storie

Menu

Christopher Isherwood, Un uomo solo / breve nota in merito all’edizione Adelphi 2009

E’ in libreria,

Christopher Isherwood / Un uomo solo
Traduzione di Dario Villa

Christopher Isherwood, Un uomo solo, Adelphi 2009, cop. (part.), 1

Milano : Adelphi. – 148 p. ; 22 x 14 cm. – (Fabula 217)
Stampa: Consorzio Artigiano ‘L.V.G.’, dicembre 2009
Brossura, con risvolto.

(Qui la recensione al testo su FNl)

1

isherwood, 4isherwood, 3

L’incipit, nella versione di Dario Villa (Milano, 1953-1996), da Guanda (Parma, 1981):
Svegliarsi è cominciare a dire sono e ora. Poi ciò che si è svegliato resta sdraiato per un momento a osservare il soffitto e dentro se stesso finché non abbia riconosciuto Io, e da questo dedotto Io sono, Io sono ora. […], (Guanda, 1981, p. 9)

L’incipit, nella versione di Dario Villa, ristampata ora da Adelphi:
“Il risveglio comincia con due parole, sono e ora. Poi ciò che si è svegliato resta disteso un momento a fissare il soffitto, e se stesso, fino a riconoscere Io, e a dedurne Io sono ora. […]“, (Adelphi, 2009, p. 9).

Poco oltre,
Guanda:
[…] Ogni ora è etichettato con la propria data, rende obsoleti tutti gli ora passati, finché – presto o tardi, forse – no, non forse, certamente: la Cosa accadrà. / La paura contorce il nervo vago. Un malsano ritrarsi da ciò che, in qualche luogo là fuori, attende dritto davanti. […]“, (Guanda, ibid.).

Adelphi:
[…] Ogni ora ha un’etichetta con una data, che rende obsoleti tutti gli ora passati, finché prima o poi, forse – no, non forse, di sicuro – succederà. / La paura contorce il nervo vago. Un malsano ritrarsi da ciò che, da qualche parte là fuori, ci sta aspettando. […]“, (Adelphi, ibid.).

Più in là:

Guanda:
[…] Ed ora. intorno a George, andandogli incontro, attraversandogli la strada, ecco da tutte le parti il materiale grezzo maschile e femminile che alimenta quotidianamente, grazie a quelle catene di montaggio che sono le autostrade, questa fabbrica che lo lavora, lo confezione e lo immette sul mercato. Negri, Messicani, Ebrei, Giapponesi, Cinesi, Latini, Slavi, Nordici; i capelli scuri predominano sui biondi. Corrono alla ricerca delle loro schede, ciondolano flirtando, circolano in dotte discussioni, borbottano fra sé e sé le lezioni; tutti carichi di libri, tutti agitati. […] “, (Guanda, ibid., p. 33)

Adelphi:
[…] Ed ecco, da ogni parte intorno a George, la materia prima che, attraverso la catena di montaggio delle autostrade, alimenta la fabbrica da cui verrà lavorata, confezionata e poi immessa sul mercato. Neri, messicani, ebrei, giapponesi, cinesi, latini, slavi, nordici; i capelli scuri predominano sui biondi. Corrono alla ricerca delle loro schede, ciondolano flirtando, discutono temi molto colti, borbottano fra sé e sé le lezioni; tutti carichi di libri, tutti agitati. […]” (Adelphi, ibid., p. 37)

isherwood, 2isherwood, 1

Verso la fine:
Guanda:
[…] E ora gli occhi di George si muovono lungo il banco; si fermano su una figura solitaria seduta in fondo vicino alla porta. Il giovane non guarda la TV; anzi è intento a scrivere qualcosa sul retro di una busta. Mentre scrive, ride tra sé grattandosi con l’indice la pinna del suo grande naso. E’ Kenny Potter. […]“, (Guanda, ibid., p. 105).

Adelphi:
[…] Ora gli occhi di George si muovono lungo il bancone, fermandosi su una figura solitaria seduta in fondo vicino alla porta. Il ragazzo non guarda la tv; sta scrivendo qualcosa sul retro di una busta. Mentre scrive, ride tra sé grattandosi con l’indice la narice del suo nasone. E’ Kenny Potter. […]“. (Adelphi, ibid., p. 119).

L’explicit (chi non ha ancora letto il libro sorvoli):
Guanda:
[…] Per qualche minuto, forse, la vita si attarda nei tessuti di certe regioni periferiche del corpo. Poi, una per una, le luci si spengono e c’è il buio totale. E se da qualche parte della non-entità che chiamavamo George era davvero assente al momento di questo colpo finale, se era là nelle acque porofonde, in alto mare, quando tornerà si ritroverà senza casa. perché non potrà più associarsi a ciò che qui giace, senza russare, sul letto. Ciò è ora parente della spazzatura nel bidone in cortile. Bisognerà sollecitamente portar via entrambi, e provvedervi. […]“, ( Guanda, ibid., p.131)

Adelphi:
[…] Per qualche minuto, forse, la vita si attarda nei tessuti di certe regioni periferiche. Poi, una a una, le luci si spengono e il buio è totale. E se da qualche parte della non-entità che chiamavamo George era davvero assente al momento del colpo finale, se era là nelle acque profonde, in alto mare, quando tornerà si ritroverà senza casa. Perché non potrà più associarsi a ciò che qui giace, senza più russare, sul letto. A ciò che è ora parente della spazzatura nel secchio, in cortile. Entrambi andranno rimossi, a entrambi bisognerà provvedere. […]“, (Adelphi, ibid., p. 148).

Christopher Isherwood, Un uomo solo, Guanda 1981, p. 9 (part.)

Christopher Isherwood, Un uomo solo, Adelphi 2009, frontespizio. (part.), 1

Il lavoro fatto è imponente, è come se il testo fosse stato dissodato per eliminarne ogni termine anche solo lontanamente desueto, per eliminare ogni passaggio di frase che potesse apparire ‘difficile’, ricco; il testo è stato interamente rifatto; sembra, più per esigenze di ricezione del testo che per fedeltà all’originale.

L’Adelphi non dà indicazione di responsabilità per la revisione. Né notizia dei criteri seguiti, che sembrano tesi a cancellare ogni prospettiva storica al tessuto lessicale e formale della versione.

È interessante notare che non si sia scelto di commissionare una nuova traduzione, ma che comunque, una volta deciso di utilizzare quella esistente, si sia ritenuto necessario un lavoro di riscrittura radicale.

2

Christopher Isherwood, Un uomo solo, Guanda 1981; alla copertina: Edward Hopper, Gas, (particolare), 1940; (part.), 1

Un uomo solo è uscito nel 1964, quasi cinquant’anni fa. È un libro importante, che in Italia è stato trascurato, non conosciuto come dovrebbe.

Isherwood ha un ruolo chiave nella storia della letteratura del Novecento, nei suoi rapporti fra Europa e Stati Uniti, nel rapporto con il genere autobiografico, nel rapporto con due diverse generazioni, ai capi opposti del secolo, Bloomsbury e la letteratura post-Aids, usando una definizione di Edmund White, che di Isherwood è erede diretto. Ma un po’ il caso, un po’ (molto) l’omofobia, un po’ l’ignoranza, hanno mantenuto in Italia i suoi testi in una posizione laterale.
Adelphi, con Un uomo solo annuncia di avere “in preparazione le opere principali”, (risvolto della q. di cop.), (nel 2007 aveva ristampato Viaggio in una guerra, già SE, 1993), ma non abbina al testo alcun apparato, non un’introduzione, non una bibliografia, non un inquadramento.


3

Al centro del risvolto di Un uomo solo nell’edizione Adelphi (la trascrizione completa qui, in coda al post), si legge: “[…] nel suo ultimo romanzo -questo- Isherwood trasforma una giornata nella vita di George, […]”.

E’ difficile però non considerare romanzo almeno A Meeting by the River del 1967 (tradotto in Italia da Francesca Wagner per Guanda nel 1994 col titolo di Incontro al fiume) (grazie Stf per avermelo fatto notare) e probabilmente anche Christopher and His Kind, (Christopher e il suo mondo, 1976; SE 1989, traduzione di Giancarlo Pavanello), pur nella sua forma esplicita di autobiografia (ma scritta in terza persona), si può far rientrare nel genere romanzo.

4

Una versione levigata e spogliata dagli elementi di ricchezza lessicale e strutturale che la caratterizzano; l’assenza di notizie sul testo; un’abile accordatura del risvolto tesa a suggerire una forte aurea extratestuale; la data d’uscita coincidente con quella del film (il 13 gennaio); il richiamo al film sulla bandella pubblicitaria; questi sembrano essere i principali elementi che allestiscono la riproposta di Adelphi, tesa, secondo le linee espresse forse ironicamente qui, a costruire un oggetto iconico, un ‘solitario’, non toccato dalla storia, in una contemporaneità che sembra tendere ad un neoclassicismo atemporale.

5

Sarà un meccanismo redditizio? Quasi certamente sì (in vendita c’è ora la seconda edizione), il dubbio è che questa tecnica della ‘terra bruciata’ intorno ai testi possa inaridirne le potenzialità, soprattutto commerciali, in un raggio temporale più lungo della permanenza nelle sale di un film, dell’eco di un anniversario, dell’assegnazione di un premio. Certo quanto si sia venuto contraendo l’orizzonte di redditività di un libro, e di un testo, e quanto muti a seconda degli apparati extratestuali è uno dei nodi che caratterizza l’editoria contemporanea, soprattutto in rapporto alle dimensioni di ciascun marchio (e con la diffusione degli e-book? Cambierà di nuovo tutto).

E forse è anche da calcolare come muti la credibilità di una casa editrice, il saldo fra nuovo pubblico, conquistato da confezioni antiaccademiche, e vecchio pubblico, deluso da atteggiamenti che possono essere considerati scorretti; nel breve, e nel lungo periodo.

Christopher Isherwood, Il mio guru, Garzanti 1989, alla copertina: Christopher Isherwood in un disegno di Don Bachardy, (part.), 2

6


Leonardo [Luccone] il 19 gennaio lasciando un commento alla recensione di Un uomo solo prometteva: “presto dirò qualcosa sulla traduzione di Villa”, ora capisco perché forse; io spero qui di non avere detto sciocchezze, e aspetto una voce più autorevole.
Qui il suo blog.

isherwood, 8isherwood, 7

Note, gli ultimi post.
FN, tutti gli ultimi post