Non starò a raccontarvi delle storie

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C’era una volta un beat – 10 anni di ricerca alternativa / Pietro Grandi

[Intento di FN è stato, da subito, quello di costruire archivi; dei fondachi di materiali che trasportassero in rete quel che la rete fa sparire: la carta. C’è una separazione radicale e mal segnata fra il cartaceo e il virtuale. In rete se si cerca la carta non la si trova, si trovano le parole che la carta portava su di sè, ma niente che ci dica dove fossero quelle parole, che aspetto avesse l’oggetto che le conteneva. Chi volesse studiare ora editoria in rete trova ben poco, se non parole, che non bastano. Questa nuova serie, Futureworld, a cura di Pietro Grandi, interpreta al meglio quell’intento che FN insegue da sempre. (N.d.D.) ]

Futureworld 

di Pietro Grandi

6. C’era una volta un beat – 10 anni di ricerca alternativa

Fernanda Pivano, “C’era una volta un beat – 10 anni di ricerca alternativa”, Arcana editrice, Ottobre 1976

“Beat vuol dire beatitudine, non battuto.” 

(Jack Kerouac)

Generazione Beat: fratellanza, liberazione, anticonformismo, comunità. A raccontare questo periodo in Italia fu lo studio di Fernanda Pivano, che ci fece conoscere la cultura beat come se ci addentrassimo in un viaggio onirico e poetico.  In questo libro, “Nanda” come si faceva chiamare dai suoi amici più stretti, ripercorre le esperienze del decennio tra il 1956 e il 1967, dalla scoperta della letteratura beat, alla ricerca delle storie di poeti e scrittori quali Jack Kerouac, Gregory Corso, Allen Ginsberg, William Burroughs, Lawrence Ferlinghetti, all’esperienza del Living Theater di Judith Malina. Il libro non solo ci racconta dell’esperienza americana, ma anche di ciò che successe in Italia, la beat generation italiana, quella di Paolo Gerbino, Vittorio Di Russo, Poppi Ranchetti, Gianni Milano corredandola di immagini e documenti della raccolta fotografica di Ettore Sottsass e Giovanni De Martino.

 

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