Non starò a raccontarvi delle storie

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Cartoline dal Salone del Libro di Torino 2011

Giovedì 12 e venerdì 13 Maggio FNlibri se n’è andato a spasso per il Salone del Libro di Torino. Non ha assistito a nessuna conferenza, presentazione, reading. In questo è un po’ vecchio stile, preferisce passeggiare (è così che se la racconta, in realtà soffre di deficit di attenzione, di insonnia ed è un po’ sordo: questo rende la sua presenza fra il pubblico effettivamente imbarazzante). Metodico, ha cominciato dal padiglione più a sinistra, per muoversi con costanza dal basso in alto e da sinistra a destra, cercando di non saltare nessuno stand, per giungere poi venerdì nel tardo pomeriggio, come corpo morto che cammini, all’Oval, ed infine guadagnare l’uscita.

Superando la sua notoria timidezza è riuscito anche a parlare con delle persone, e ne è stato tanto contento.

Recentemente FNlibri cerca di essere moderno, e così twittera all’impazzata -beh, almeno quando è vicino al computer; voleva farlo anche dal Salone- animato delle migliori intenzioni s’è poi dovuto arrendere all’evidenza del fatto che seppure forse il suo telefono fosse stato in grado di fargli mandare dei tweet, in ogni caso non avrebbe saputo farlo. Con straordinaria lungimiranza aveva comprato on-line un iPad, ma a tutt’oggi non gli è ancora arrivato. In un angolo riposto del suo cuore FNlibri è contento anche di questo.

Così girando e rigirando s’è fermato in tanti stand; dove gli sembrava ci fossero cose interessanti ha preso una cartolina, ha scritto dietro qualche riga veloce, e l’ha spedita. Naturalmente l’invio rispetta il senso della visita, ma può darsi che arrivino in tempi diversi: si sa, com’è la Posta. Per essere certo che non si disperdessero in indirizzi sbagliati le ha mandate tutte qua.

La prima arrivata è questa, anche se è di una delle ultime tappe: il Bookstock.

Salone del libro di Torino, 2011, Bookstock

Alla fine eccomi all’Oval, dove una volta
facevano le gare sul ghiaccio delle Olimpiadi.
Qui hanno messo gli stand delle Regioni,
la mostra dei 150 anni e il Bookstock (attività coordinate da Andrea Bajani).
Una volta vengo e sto di più qui.
Sui muri disegni di Valerio Berruti.
Due bambine dall’aria impaurita e implorante,
miti e pudiche, immobili e passive.
Sarà che sono stanco, ma mi è sembrata un’immagine ideologicamente violenta.
Chi sono queste bambine? Le vittime per le quali si deve chiedere verità?
O il modello al quale si invitano le nuove generazioni ad aderire?
La vittima è il nuovo modello?

Dov’è il limite fra la superficialità dell’eleganza con la quale il disegno è
impaginato sul muro e l’intenzione ideologica?
Esagero? Fa lo stesso? No, mi viene da dire: nessuna immagine
è innocente, perché porta su sè la responsabilità di chi l’ha scelta.
La destra non è solo quella becera che alla sinistra piace immaginarsi,
è anche quella raffinata che è incapace di decifrare la superficie.
Me ne sono andato dal Salone
di cattivo umore.

Un saluto,
a presto
FNlibri

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