Non starò a raccontarvi delle storie

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Bruxelles, le Wiels (Paris, Versailles, Bruxelles, 5)

Il 19 dicembre a Bruxelles c’era -8, dunque non ho fatto neanche una foto che fosse una, troppo freddo alle dita. La prima parte della mattina l’abbiamo passata fra un H&M e l’altro per comprarci dei vestiti che ci tenessero un po’ caldo. Siamo stati ad un mercatino delle pulci con le cose poggiate sulla neve, e gli scatoloni dove sgattare per cercare (“deux choses un euro, deux choses un euro” era la cantilena ripetuta allo sfinimento dai venditori) erano pieni di neve. Il mio fidanzato ha individuato un bellissimo album di foto degli anni ’40, di una coppia evidentemente gay, molto commovente; anche se costava 15 € (dopo una lunga contrattazione che partiva da 20) ha molto insistito la comprassimo, io sono sempre restio -soprattutto con quel freddo-, e invece ha fatto bene, l’album è molto bello, e spero prima o poi di farci un lavoro da farvi vedere. Abbiamo comprato anche delle palline di Natale di vetro (almeno 24 -questo un’acquisto davvero inutile, non esistendo albero così grande da poter reggere tutte le palline che abbiamo-, -ma erano belle, costavano poco…), un bellissimo domino illustrato degli anni ’60 (anche quello spero prossimamente qui), una serie di schede da colorare e ritagliare, altri decori natalizi per il futuro studio del mio fidanzato per il Natale dell’anno prossimo, e, insomma, poi abbiamo girato con tutto il freddo e tutte queste cose. A noi Bruxelles, sia pure vista in condizioni non agevolissime, è piaciuta molto. Un po’ triste, come mi aveva detto un amico, ma forse bella per questo.
Il giorno dopo non faceva più -8, in compenso nevicava tantissimo (-nevica così ogni dieci anni- ci hanno detto la sera in un vecchio locale chiamato “A la morte subite”).
Abbiamo cominciato la giornata andando al Wiels, un centro d’arte contemporanea fatto in un ex birrificio, nella città deserta, il Parlamento chiuso -era domenica- la neve che rendeva tutto silenzioso, fermi i bus -quasi tutti, in realtà noi abbiamo preso sia un bus che un tram- ferme le macchine, un’aria via via festosa -bambini per strada, pupazzi di neve, negozi chiusi, molto bello.
Al Wiels c’era una mostra di Andro Wequa, che ci siamo immediatamente dimenticati. Ma il posto è bello, un po’ come tutti questi posti nuovi, con evidenti problemi di riscaldamento e motivazioni per esistere -quella mattina siamo stati i soli visitatori, ma è vero che la città era immobilizzata e sonnecchiante e bianca. Era vietato fare foto ovunque e per qualunque ragione, io qualcuna l’ho fatta, eccole:

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