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As We May Think / Pietro Grandi

Futureworld 

di Pietro Grandi

11. As We May Think

Vannevar Bush, “As We May Think”, breve saggio tratto da LIFE Magazine, 10 settembre 1945, pubblicato per la prima volta sulla rivista The Atlantic Monthly, luglio 1945

“La conoscenza, per essere utile alla scienza, deve poter essere continuamente ampliata, in primo luogo archiviata e soprattutto consultata. […] La mente umana opera per associazioni. Una volta che essa abbia un elemento a disposizione, salta istantaneamente all’elemento successivo suggerito, in base a un intreccio di piste registrate nelle cellule del cervello, dalla associazione dei pensieri. […] Nascerà la nuova professione di battitore di piste, persone che si ingegneranno a tracciare percorsi significativi attraverso l’immane mole dell’esperienza umana. L’eredità del maestro ai suoi discepoli non saranno più solo i suoi contributi alla conoscenza comune, ma l’intera impalcatura di conoscenze sulla quale essi sono stati costruiti.” 

(Vannevar Bush)

Sul finire della seconda guerra mondiale, lo scienziato Vannevar Bush, direttore capo dell’ufficio per la ricerca e lo sviluppo scientifico americano è il primo a scrivere e a domandarsi come la tecnologia nel futuro potrà aiutare l’uomo a migliorare la sua conoscenza, rendendolo felice nel mondo in cui vive, immaginandosi  “personal computer comunicanti”, “ipertesti”, “World Wide Web” e “Wikipedia”.

Per Bush, la conoscenza umana è una rete universale tra scienziati che collaborano per unire l’intero patrimonio delle conoscenze umane. L’accesso all’informazione scientifica è una condizione necessaria alla stessa possibilità della scienza. Si immagina di progettare una macchina, “il memex” (memory expansion), una scrivania meccanica ed elettronica formata da schermi transparenti, una tastiera, alcuni pulsanti e leve che possa archiviare appunti, documenti e libri del ricercatore. Attraverso microfilm testuali lo scienziato può immediatamente creare libere associazioni. Più Memex collegati in rete diffondono la conoscenza tra scienziati costruendo nuovi tipi di enciclopedie “confezionate con una rete di percorsi associativi che le collegano, pronte ad essere inserite in memex e qui ampliate”.

Questo articolo influenzò uno dei padri dell’informatica e dello sviluppo tecnologico, Douglas Engelbart, pioniere dell’ipertesto, delle reti internet, dell’interfaccia grafica e inventore del mouse.

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[Intento di FN è stato, da subito, quello di costruire archivi; dei fondachi di materiali che trasportassero in rete quel che la rete fa sparire: la carta. C’è una separazione radicale e mal segnata fra il cartaceo e il virtuale. In rete se si cerca la carta non la si trova, si trovano le parole che la carta portava su di sè, ma niente che ci dica dove fossero quelle parole, che aspetto avesse l’oggetto che le conteneva. Chi volesse studiare ora editoria in rete trova ben poco, se non parole, che non bastano. Questa nuova serie, Futureworld, a cura di Pietro Grandi, interpreta al meglio quell’intento che FN insegue da sempre. (N.d.D.) ]

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