Non starò a raccontarvi delle storie

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All Watched Over by Machines of Loving Grace / Pietro Grandi

Futureworld 

di Pietro Grandi

10. All Watched Over by Machines of Loving Grace

Richard Brautigan, “All Watched Over by Machines of Loving Grace”, Seconda edizione, The “computer” version, 1967

Ti sei mai fermato un attimo ad osservarla? Ad ammirare la sua bellezza? La sua genialità? Miliardi di persone che vivono le proprie vite, inconsapevoli. Tu sapevi che la prima Matrix era stata progettata per essere un mondo umano ideale? Dove non si soffriva, e dove erano felici tutti quanti, e contenti. Fu un disastro. Nessuno si adattò a quel programma, andarono perduti interi raccolti. Tra noi ci fu chi pensò a… ad errori nel linguaggio di programmazione nel descrivere il vostro mondo ideale, ma io ritengo che, in quanto specie, il genere umano riconosca come propria una realtà di miseria e di sofferenza. Quello del mondo ideale era un sogno dal quale il vostro primitivo cervello cercava, si sforzava, di liberarsi. Ecco perché poi Matrix è stata riprogettata così. All’apice della vostra civiltà. Ho detto “vostra civiltà” di proposito, perché non appena noi cominciammo a pensare per voi diventò la nostra civiltà, e questa naturalmente è la ragione per cui noi ora siamo qui. Evoluzione, Morpheus. Evoluzione. Come per i dinosauri. Guarda dalla finestra: avete fatto il vostro tempo. Il futuro è il nostro mondo, Morpheus. Il futuro è il nostro tempo.” 

(Agente Smith in The Matrix, Lana e Lilly Wachowski, 1999)

 

Immergiamoci in un foglio bianco. Titolo a pennarello. Tre strofe battute a macchina. Cervi stereotipati inchiostrano la pagina. Un ritaglio di un banco comandi di un antenato calcolatore. Qui si racchiude l’essenza della controcultura del poeta beat Richard Brautigan. In questo piccolo componimento in tono ironico ci ritrae una distopica ecotopia: il rapporto con la natura mediata dalle macchine e da una rete comunicante che ci porta alla beatitudine. Si immagina un eco-sistema come relazione integrata tra esseri umani, non umani e un paesaggio arcadico senza conflitti. Un eco-poema che mostra una visione distopica della cibernetica e della possibile relazione tra uomo e macchina e il mondo mediato dalla tecnologia.

Brautigan critica l’utopia ecologica del suo tempo, presente nei movimenti ambientalisti e nelle soluzioni tecnologiche inventate nella Silicon Valley, che replicavano i modelli e le forme della natura attraverso la cibernetica, collegando gli esseri umani alla natura con la tecnica, costruendo la conoscenza e le strutture sociali e politiche.

Essere, connessione, reciprocità, simbiosi, armonia, liberazione, ritorno alla natura primitiva, entusiasmo, utopia. Naturalizzare l’artificiale. Creare una “seconda” natura. Forse siamo già accuditi e sorvegliati dalle macchine dell’amorevole grazia?

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[Intento di FN è stato, da subito, quello di costruire archivi; dei fondachi di materiali che trasportassero in rete quel che la rete fa sparire: la carta. C’è una separazione radicale e mal segnata fra il cartaceo e il virtuale. In rete se si cerca la carta non la si trova, si trovano le parole che la carta portava su di sè, ma niente che ci dica dove fossero quelle parole, che aspetto avesse l’oggetto che le conteneva. Chi volesse studiare ora editoria in rete trova ben poco, se non parole, che non bastano. Questa nuova serie, Futureworld, a cura di Pietro Grandi, interpreta al meglio quell’intento che FN insegue da sempre. (N.d.D.) ]

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