Abdellah Taïa: L’esercito della salvezza / Isbn 2009; Rachid O.: Il bambino incantato / Playground 2006. Recensione
Abdellah Taïa
L’esercito della salvezza. Romanzo di formazione
Traduzione dal francese di Stefano Valenti
127 p. ; 13,50 €
Isbn, Roma 2009
Quarto libro di Taïa, primo tradotto in Italia, è stato un caso mediatico di una certa eco.
Su questo blog ne ho parlato qui (segnalazione) e qui (qualche foto e qualche link).
Rachid O.
Cioccolata calda
88 p. ; 9 €
Playground, Roma 2005
Il bambino incantato
122 p. ; 11 €
Playground, Roma 2006
Tante vite
105 p. ; 10 €
Playground, Roma 2007
Quel che resta
92 p. ; 9 €
Playground, Roma 2008
Tutti tradotti da Matteo Colombo
Abdellah Taïa, Rachid O.
“Il primo scrittore marocchino ad assumere pubblicamente la propria omosessualità” è ormai una specie di sottotitolo per Taïa (nato a Salé, nel 1974), che lo differenzia dal conterraneo Rachid O. (nato a Rabat, nel 1970), che per parlare di Marocco e omosessualità ha scelto uno pseudonimo. Le analogie però sono molte, soprattutto fra l’Esercito della salvezza (L’Armée du salut, Seuil 2006) e Il bambino incantato (Playground 2006; L’enfant ébloui, Gallimard 1995).
L’esercito della salvezza, Il bambino incantato
Arrivati alle stampe attraverso la lingua francese, entrambi si collocano all’interno di un movimento ondulatorio fra nostalgia del paese natìo e fascino per il paese dove ora vivono.
Entrambi sono molto legati ad un ritmo, alle cadenze, e alle figure, della narrazione orale (O., più dichiarativamente, nel Preambolo a Il bambino incantato avverte che il testo è il frutto di lunghi racconti fatti ad un amico francese).
Rachid O. è più pencolante verso il tratto infantile, reso attraverso un uso molto parco dell’aggettivazione, un fraseggio semplice e lineare, Abdellah Taïa più aderente all’uso di formule ricorrenti, di calchi epici, entrambi però nell’intento di collocare la loro narrazione, che è programmaticamente narrazione di memoria, in un realismo filtrato da echi mitici, teso a dar conto della sensazione che ne traggono e della propria collocazione all’interno degli eventi, più che alla ricostruzione storica, o sociale, dei fatti, luoghi, abitudini, narrate.
Sono testi di identità, testi che hanno fra le loro funzioni e intenzioni quella di definire a sé, scrivendo, e al mondo, con la pubblicazione, la propria identità, di giovani maschi marocchini omosessuali migranti in Francia. (Roberto Canella, su L’Indice, ha scritto: “Come per altri scrittori esuli o “migranti” la lingua dell’invasore diventa così […] lingua liberatoria con cui poter dire ciò che a casa propria è visto con sospetto se non addirittura proibito”), (L’articolo lo trovate qui, su ibs, ma purtroppo non c’è la data).
Visibilità e negazione
Molto ruota attorno alla dualità fra la visibilità e la negazione, cercando di non rubricare in modo manicheo la terra d’origine, con la sua cultura anche oppressiva e omofoba, sotto la voce negazione, e a fare invece della Francia, paese europeo laico e illuminista, la terra promessa della piena visibilità. Al contrario c’è nostalgia per i luoghi e gli affetti familiari, e sospetto per una società troppo mercificante, ed è su questi crinali che si gioca l’intenzione dei due testi, oltre alla scrittura, e al mestiere di scrittore, come luogo e ruolo attraverso i quali necessariamente, per entrambi, sembra dover passare la propria affermazione identitaria.
La scelta di usare il proprio nome anagrafico o invece uno pseudonimo orienta in modo radicalmente differente le opere dei due. Taïa racconta con la libertà e anche la leggerezza di chi ha scelto di fare un coming out pubblico, di esporsi in prima persona, di far collimare la figura pubblica con l’io dei suoi testi autobiografici; O., invece, racconta con il passo felpato di chi rivela cosa nascoste, ci accompagna nel mondo che descrive senza farsi vedere. Questo anche politicamente allontana i due testi.
Lo sguardo incorrotto
E’ come se O. fosse fuggito, e Taïa solo scostato. Questo si riflette sulle scelte stilistiche: entrambi costruiscono il proprio io narrante come di chi racconti cose che non si devono raccontare (nel loro contesto biografico), ed entrambi hanno scelto un registro che vuole essere vicino allo sguardo dell’infanzia, facendo così una scelta sempre più frequente in letteratura, tenuto tutto interno alla retorica dell’innocenza, svolto lungo una costruzione paratattica, di frasi brevi e piane. O. però lo tende verso il colloquiale, costruisce una lingua elementare, non colta, interna, di chi ha perduto la sua lingua e fatica a trovarne una nuova, Taïa invece recupera il ritmo epico della narrazione orale colta, se ne appropria con frequenti ripetizioni, controcanti, voci come di coro, senza abdicare alla tradizione letteraria cui sente di appartenere e anzi rivendicandovi un suo spazio e una sua appartenenza.
I testi di entrambi raccontano di un’infanzia, e adolescenza, fatta di rapporti familiari, di legami e di luoghi, di suoni, che vengono a galla, diventano significative, delimitate dalla dimensione della nostalgia, dal sentimento dell’esilio, laddove quei luoghi, quei legami, che hanno formato entrambi i narratori, sono ragione di allontanamento quando il desiderio omosessuale, non conforme alle regole, soprattutto nella sua dimensione visibile e sociale, li pone davanti alla scelta fra invisibilità o lontananza.
Anche qui la differenza, fortemente politica, fra O. e Taïa, si riflette nei testi. O. decide di andare in Francia per vivere una vita possibile senza infingimenti e alla luce del sole, ma rinuncia al suo nome, e resta nascosto agli occhi di quei luoghi e quei legami che lo rifiutano; anche Taïa va altrove, ma non rinuncia al suo nome, resta visibile. La nostalgia così prende toni differenti, in un caso più amara, nell’altro più divertita.
queer / letteratura marocchina / prime edizioni italiane
L’esercito della salvezza / Abdellah Taïa
1. ed. – Milano : Isbn. – 127 p. ; 19 x 12 cm.
Valenti, Stefano (traduzione dal francese di) ; Beniero, Alice (grafica di)
Al verso della quarta: ritratto fotografico in b/n dell’autore (crediti non indicati)
Al verso della copertina: riproduzione fotografica colore della copertina della prima edizione presso Seuil
Brossura
©2009 Isbn Edizioni s.r.l., Milano
©2006 Editions de Seuil, Paris
Titolo originale: L’armée de salut
queer / letteratura marocchina / prime edizioni italiane
Il bambino incantato / Rachid O.
1. ed. – Roma : Playground. – 122 p. ; 17,5 x 13 cm. (Madrelingua gay – 5)
Colombo, Matteo (traduzione di) ; Durì, Giovanna (progetto grafico di)
Brossura, con risvolti
©2006 Playground, Roma
©1995 Editions Gallimard, Paris
Titolo originale: L’enfant ébloui
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