Non starò a raccontarvi delle storie

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8, io

FN_Summer_love_2Sono in dubbio sulla didascalia. Prima fotografia in basso a sinistra della prima pagina dell’album: cosa dice? Io leggo: “Bingen. Je [et?] le Rhin” i miei dubbi stanno nel “Je” e nel segno che segue: guardando tutte le didascalie dell’album, l’unica lettera cui questo somiglia è una “l”, ma sarebbe più grande e non avrebbe senso.

Mi chiedo se non possa essere un'”alfa”, ma lo dico per beneficio d’inventario.

Il punto è che anche il “Je” mi crea dei problemi: in francese sarebbe corretto dire “Moi et le Rhin” credo. Posto che quel segno sia per significare “et” -e la didascalia della foto simmetrica all’angolo destro in basso della pagina lo conferma-, o in belga -se gli autori dell’album sono belgi- si dice “Je” in luogo di “Moi” -ma è orrendo foneticamente, quindi improbabile- o è uno sbaglio, o non lo so.

In ogni caso decido per “Bingen. Io e il Reno”.

Siamo a Bingen, guardando le sponde del fiume si può immaginare che la fotografia sia stata scattata non lontano da quella panoramica a centro pagina; la mulattiera che mi ero immaginato è una strada carrozzabile, una stanga funge da parapetto e da appoggio per la posa del soggetto fotografato, il tronco dell’albero dipinto a calce racconta -a noi- di quando gli alberi erano considerati alleati nella sicurezza delle strade e non nemici contro i quali andare a sbattere, come ora.

“Io e il Reno”. A chi sta parlando chi ha scritto la didascalia? Io e non tu.

Mi chiedo se mio marito e io facessimo un album dei ricordi cosa scriveremmo. I nomi? Federico, Stefano. Forse no. Li sappiamo direi. Perché credo penserei di parlare a noi. Scriverei forse il posto, perché poi ci si dimentica. Ma di noi non potremmo scordarci. Non penseremmo -io non penserei- quindi, che altri potrebbero vedere il nostro album, nessuno che non sappia riconoscere, nei volti fotografati, noi.

Ma scrivere “Io” vuol dire farsi autori. Io, qui, non può che essere chi ha fatto l’album, al minimo chi ha scritto le didascalie. Chi è questo? -Sono io.

Mi viene da pensare che il fotografo sia l’uomo ritratto in questa fotografia, ma forse invece il fotografo è il giovane uomo biondo della fotografia del cervo e “Io” è chi raccoglie, sceglie, compone, appiccica, le fotografie. Non so perché, un pregiudizio che accorda al bruno una maggiore autorità e per ciò un diritto maggiore ad usare la macchina fotografica, forse è questo.

Ma “Io e il Reno” è molto divertente. Ha qualcosa di epico, di wagneriano, rende persona e personaggio anche il fiume, maestoso, presente, anche se nella fotografia è una pura apparizione, un’ansa, un semi grigio, neanche uno sfondo, ma per questo amplificato a evocazione solenne, eppure resa domestica dall’abito dell’uomo, dalla posa, dalla camicia un po’ strotignaccola.

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