63, dove eravamo?
Ora Dave (la cittadina che unisce le tre foto con barca) fa parte di Namur, una cittadina a sud di Bruxelles, sulla strada per Bohan. L’isola di Dave, per quanto piccola (0,12 km quadrati, dice Wikipedia) è la più grande del Belgio. Le sponde ora sembrano prati curati di ville, molto distanti dalle sponde un po’ selvatiche -per quanto coltivate- delle fotografie presenti in questa pagina.
Naturalmente l’indicazione Dave, slegata da ogni necessità di precisione scientifica, può voler dire “quella volta che andammo a Dave” oppure “dalle parti di Dave” o altre cose che noi tendiamo a riportare al suo dato geografico e toponomastico, ma quando compiliamo un album dei ricordi non è quella la preoccupazione principale. Scriviamo il nome dei luoghi nel timore di dimenticarcene. Così come quando scriviamo il nome delle persone che non siamo noi -o sì, se pensiamo che l’album sia rivolto ad altri, se temiamo d’essere dimenticati. Se i nostri volti e i nostri corpi ci restano riconoscibili, un ciuffo di stoppie, uno scorcio di prato o d’acqua, dopo anni possono non dirci più nulla. Confidiamo però che una parola -il nome del luogo- possano, lanciate laggiù lontane nel nostro futuro, riportare tutto alla luce.
Ricordi? Era quella volta che andammo a Dave. -Ma a Dave non avevamo la barca.
Le due foto che ritraggono Milo sono chiaramente in posa -come quasi sempre, sappiamo, quando fotografa André-, prova ne abbiamo dalla ripetizione della figura del Milo armante da due punti di vista, una posa che nell’apparenza dell’occasione solletica il lato exib di Milo e soddisfa André, colui che guarda. Milo deve essersi così piaciuto, con quei muscoli guizzanti, con quel costume che si tende, da aver ottenuto che entrambe le pose fossero mantenute.
Ricordi, ero così. -sì e lo sei ancora.
La fotografia di André lo ritrova, ancora, impacciato.
Sbrigati. -sì, ho fatto.
La citazione d’una canzone riassume rafforza la volontà di André e Milo di rappresentarsi come ragazzini colti nella stanza dei giochi.
Il était un petit navire {x2}
Qui n´avait ja-ja-jamais navigué {x2}
Ohé! Ohé!
{Refrain:}
Ohé! Ohé! Matelot,
Matelot navigue sur les flots
Ohé! Ohé! Matelot,
Matelot navigue sur les flots
Il partit pour un long voyage {x2}
Sur la mer Mé-Mé-Méditerranée {x2}
Ohé! Ohé!
Au bout de cinq à six semaines,
Les vivres vin-vin-vinrent à manquer
Ohé! Ohé!
On tira z´a la courte paille,
Pour savoir qui-qui-qui serait mangé,
Ohé! Ohé!
Le sort tomba sur le plus jeune,
Qui n´avait ja-ja-jamais navigué
Ohé! Ohé!
On cherche alors à quelle sauce,
Le pauvre enfant-fant-fant sera mangé,
Ohé! Ohé!
L´un voulait qu´on le mit à frire,
L´autre voulait-lait-lait le fricasser,
Ohé! Ohé!
Pendant qu´ainsi l´on délibère,
Il monte en haut-haut-haut du grand hunier,
Ohé! Ohé!
Il fait au ciel une prière
Interrogeant-geant-geant l´immensité,
Ohé! Ohé!
Mais regardant la mer entière,
Il vit des flots-flots-flots de tous côtés,
Ohé! Ohé!
Oh! Sainte Vierge ma patronne,
Cria le pau-pau-pauvre infortuné,
Ohé! Ohé!
Si j´ai péché, vite pardonne,
Empêche-les-les de-de me manger,
Ohé! Ohé!
Au même instant un grand miracle,
Pour l´enfant fut-fut-fut réalisé,
Ohé! Ohé!
Des p´tits poissons dans le navire,
Sautèrent par-par-par et par milliers,
Ohé! Ohé!
On les prit, on les mit à frire,
Le jeune mou-mou-mousse fut sauvé,
Ohé! Ohé!
Si cette histoire vous amuse,
Nous allons la-la-la recommencer,
Ohé! Ohé!




