51, Émile Verhaeren
Le due fotografie –centrale e a destra, in alto- della fila superiore della decima pagina, hanno una didascalia comune. La scrittura è di Milo, il tono però non è ironico, è, anzi, aiutato dalle maiuscole e dall’indicazione della data, solenne: “Tombeau de Verhaeren à Mont St. Amand | été 1952” [Tomba di Verhaeren a Sint-Amandsberg | estate 1952].
Nella fotografia a sinistra è probabilmente Milo, visto di spalle, accanto a una signora che indossa una paglietta e della quale si vede parte del profilo e si indovina la postura seria e compresa; Milo, come sempre, ha una mano in tasca, una polo chiara,
dei pantaloni più scuri, degli occhiali da sole. È una giornata piena di luce. Entrambi guardano, fra loro e il fiume e la riva lontana, oltre una ringhiera di ferro, una grande piattaforma forse di cemento che si sporge verso l’acqua: sopra un parallelepipedo di pietra modulato negli angoli: la tomba di Verhaeren.
Nella fotografia affianco è André. La cattiva messa a fuoco e la posa come stanca lo rendono poco riconoscibile. André non sembra sorridere, neanche al suo modo contratto che gli è abituale nelle fotografie; una mano in tasca, l’altra lungo il corpo; un salice alla destra, fra lui e l’acqua delle canne; sulla sponda opposta si intravede una casa, un campanile.
Fra il 2003 e il 2009 il monumento funebre a Verhaeren è stato completamente e pesantemente ridisegnato, così come l’area
circostante. Il luogo che visitarono André e Milo, in compagnia della signora con la paglietta, sembrava trovarsi a bordo fiume, nel silenzio dell’acqua e delle rive; ora non è più così.
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