48, mio
La foto di André e Milo sulla roccia al torrente aveva una didascalia, al solito ironica, di Milo: “Tritons”; qui, dove su un’altra roccia, abitata da un ciuffo di canne, è il solo André, la didascalia è “Neptune”.
André è colto in una posa è un po’ goffa, seduto a gambe aperte, la sinistra con un piede nell’acqua, la destra, su cui si appoggia il braccio, piegata a puntellare il corpo.
Il costume è lo stesso di Milo-Tarzan, scuro sull’inguine, chiaro ai fianchi, legato con un laccetto. Ai piedi porta dei sandali.
Il sorriso di Andrè, per quanto rabbuiato dal sole negli occhi, è quasi un vero sorriso, con gli angoli della bocca tirati all’insù.
Qui André guarda Milo, guarda Milo che lo sta fotografando, che non sta saltando sulle rocce, giocando col cane, mettendosi in posa da pirata: è lì, di fronte a Milo oltre l’acqua, con la macchina fotografica di André in mano, qui Milo fotografa il suo amore, se ne impossessa prendendo il ruolo che di solito è di André rendendolo un po’ Milo.
-Stai fermo. –Sì.
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