Non starò a raccontarvi delle storie

Menu

44, luce

FN_Summer_love_2La seconda serie di fotografie presente nella nona pagina (quattro stampe verticali al centro della pagina e tre orizzontali al piede) è così diversa dalla precedente che sembra separarle un muro fatto di tempo e di spazio, concentrato in quel centimetro scarso di cartoncino color tabacco bruciato su cui le fotografie sono attaccate.

Non solo dalla serie che subito le precede, da tutto l’album.

L’elemento di continuità sono le didascalie che scrive Milo, di nuovo ironiche e divertite.

La novità è la schiettezza dei corpi seminudi che giocano nell’acqua e che in uno scatto, di nuovo commovente, stanno vicini quasi abbracciati sorridenti come da molte fotografie non erano più.

 

La novità che insieme mi rende allegro per loro e in imbarazzo per questo mio impudico guardare è che André e Milo qui abbandonano i loro pantaloncini per degli smilzi costumi bicolore che li fanno apparire più nudi che se davvero lo fossero.

 

Questa manciata di fotografie emana una gioia così serena da suonare come un risarcimento, dopo le cupe fotografie “en famille”, dove tutto, le posture, le espressioni, le pose e le inquadrature –ma anche i vestiti, gli scenari- era trattenuto, formale in modo goffo e faticoso. Ora è la vacanza. Vacanza dagli obblighi, vacanza dagli sguardi del mondo, vacanza dall’altro da sé.

 

La prima fotografia poi è –oltre che una bella immagine- totalmente inedita –formalmente- in quest’album.

All’improvviso –forse dopo tanta pesantezza delle fotografie precedenti- compare in una fotografia un corpo in movimento.

Finalmente André sembra essersi lasciato alle spalle l’impronta formale dei dagherrotipi, che pretendevano pose lunghissime e dunque posture statiche, volti immobili. Qui –certamente un effetto non voluto, ma significativo è che la stampa sia stata selezionata per essere conservata nell’album- un corpo –quello seminudo di Milo, forse- si muove e le scie del movimento impresse sulla pellicola portano nelle pagine la vita che sembrava talvolta mancare da quest’album.

 

La didascalia di Milo, “Ombre fugitive…” [Ombra fuggitiva…] è antifrastica. L’ombra che fugge è un lampo di luce che si staglia luminosa sull’acqua nera e sulle scure rive boscose del torrente; la testa è quasi interamente fuori dall’inquadratura, così come il ginocchio della gamba destra. Il corpo –dal biancore direi Milo, per questo- è colto mentre salta s’una roccia, fuori dall’immagine: un piede è sollevato e fatto di vento, l’altro poggia s’una roccia, quasi nascosto; il braccio s’intuisce, anche lui come il piede è una scia di luce, il torso sfumato.

In secondo piano, s’una roccia che dalla riva si sporge nell’acqua, sta, sguardo fisso verso l’obbiettivo, Jeep, bianco come Milo ma fermo osservatore.

L’acqua scorre calma, poca spuma di piccolissima increspatura intorno alle pietre.

Ricordi? -sì.

SUMMER_LOVE_NOVARO_9,8

SUMMER_LOVE_NOVARO_9,9

Summer Love, gli ultimi post.
FN, tutti gli ultimi post