Non starò a raccontarvi delle storie

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43, congedo

FN_Summer_love_2La prima fila in alto della nona pagina, composta da quattro stampe verticali, conclude la serie con la famille.

In alto la scritta “Rallye de Tulipes 1952” unisce queste quattro fotografie alle tre in basso della pagina precedente.

La prima è scattata a “Verre”, come da didascalia. Dove sia Verre io non sono riuscito a capirlo. Google Maps resta muto. Google non mi dà niente. Non so.

Ho scorso le rive attorno a Lisse, la città di Keukenhof, ma non ho trovato nulla.

È una fotografia compositivamente interessante –sarà di nuovo André in questo caso il fotografo?-: uno spesso palo nero conficcato sul fondo marino –o è un canale?- per l’attracco delle imbarcazioni emerge al centro della foto oltre un plateatico di mattoni a spiga di pesce le cui linee conducono zigzagando al fotografo; le due diagonali della fotografia si incrociano esattamente alla sommità del palo, dipinta di bianco, poco più in alto della linea dell’orizzonte, a ideale linea di collegamento; l’orizzonte, come spesso nelle fotografie di Andrè, è collocato poco sotto la linea mediana dell’immagine; affianco al palo, della stessa altezza, spostato leggermente verso l’obbiettivo e a sinistra, Milo, in una strana postura che avevamo già visto, come proteso leggermente a resistere al vento; ha occhiali da sole e pantaloni lunghi più scuri della camicia che coi capelli biondi ben pettinati gli danno un’aria americana; alla sua destra la prua di un battello. Alla sua sinistra un alto palo della luce del quale non vediamo la sommità, alla base, è appoggiata una bicicletta. A incorniciare questi elementi a sinistra e a destra gli ultimi margini delle case che costeggiano la stretta via da dove –André?- ha scattato la fotografia e, appoggiato a queste, un arco modanato che restinge il campo intorno a Milo, lasciando trasparire ancora un po’ di cielo, più in alto.

Milo non sembra in posa, sembra aspettare qualcuno che forse arriverà, o già arriva, dal punto in cui guarda. Forse si erano separati. È uno dei brevi momenti di solitudine di Andrè.

La seconda fotografia è di nuovo scattata a Keukenhof, come già una nella pagina precedente: lo scenario è di nuovo la pergola e i mille tulipani –anche se vicino a lui fioriscono dei narcisi-. Milo ha una giacca chiara, sulla camicia e i pantaloni della foto precedente, non ha gli occhiali, guarda in macchina col suo sorriso consueto, una mano in tasca, forse un po’ stanco. Dietro di lui, in secondo piano, come a far cu-cù, spunta una signora. La

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mia incapacità di riconoscere le persone mi fa dubitare che sia davvero una delle due signore, ma logica mi dice che lo sia. Sulla sinistra dell’immagine, una coppia si allontana ammirando le fioriture. Le fotografie di Keukenhof sono le prime in cui oltre a André e Milo, oltre alla famille, compaiono anche degli estranei.

La terza fotografia –anche qui si potrebbe riconoscere la mano di André- è una fotografia di un luogo, ripresa dal bordo opposto di un canale, del quale sulla sinistra si vede una chiusa; nella metà superiore dell’immagine svetta una porta a doppia torre, dai tetti accuminati come matite; da sinistra a destra percorrono l’immagine in alto due rami d’un albero, nella metà inferiore l’acqua del canale raddoppia le torri.

Dove è stata scattata? Non c’è indicazione alcuna. Non ho idea.

Infine la quarta fotografia riprende Milo e Andrè; non lo direi un autoscatto però: le pose un po’ impacciate, il sorriso un po’ finto di Milo e la smorfia quasi di fastidio di André; la distanza dei corpi, una certa rigidezza della postura, tutto indica che lo sguardo su di loro non sia né il nostro, né il loro.

Qui, almeno per ora, si conclude questa lunga serie di fotografie familiari.

Nella serie che segue tutto sarà diverso.

Dove eravamo? –non importa.

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