Non starò a raccontarvi delle storie

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37, Lorelei

FN_Summer_love_2Le altre tre cartoline non presentano la stessa discrasia temporale delle prime due.

 

La prima, “Heidelberg: Roten Ochsen”, il Bue Rosso, riproduce l’interno di un locale, aperto nel 1703, che, vedo, esiste ancora, sostanzialmente identico.

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 [ http://www.winzerhaus.de/ ]

Guardando questo video, che un po’ fa venire il mal di mare, ci si può facilmente immaginare il bruno e il biondo che vi entrano, si siedono, mangiano o bevono, esattamente in quelle stanze.

 

 

Su akpool.de si trova in vendita la cartolina che il bruno e il biondo hanno attaccato sull’album; ne è riprodotto anche il retro

 

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[ http://goo.gl/FQVfX2 ]

 

 

Guardando la cartolina ingrandita si vedono dei disegni e una scritta: “1849 1949 | singstudenten,” [studenti di canto]; le due date sono separate da un ghirigoro, forse due lettere intrecciate.

Il biondo lo riproduce sulla pagina dell’album, accanto alla data, “52”. Non ho trovato immagini nostre contemporanee dalle quali si capisse con chiarezza se le stesse scritte sono ancora presenti; solo una, confusa, indica però che delle scritte sono ancora sul soffitto del Roten Ochsen.

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 [ http://goo.gl/LNVMAl ]

Perché il biondo ha riprodotto quel ghirigoro? Un’ipotesi potrebbe essere che il biondo o il bruno o entrambi fossero stati singstudenten a Hidelberg. Ma è un’ipotesi che se da una parte apre scenari affascinanti dall’altra non ha sinora alcun riscontro.

Certo la cultura tedesca non è loro estranea.

Nel 1940 il Belgio, che si era dichiarato neutrale allo scoppio della Seconda Guerra, fu occupato dalle truppe della Germania nazista; il re fu arrestato, il governo andò in esilio; il Belgio fu liberato solo alla fine del 1944.

Se il biondo e il bruno sono belgi –ma l’abbiamo supposto soltanto perché l’album era a Bruxelles- con che sentimento visitano, sei anni dopo, -furono a Francoforte anche nel 1951– la Germania?

 

 

Le due cartoline in basso riproducono un hotel, “notre hòtel au Lorelei”, il Winzerhaus, e uno scorcio della Loreley. Il Winzerhaus, come indicato sulla cartolina, è a Sankt Goar, un poco più a valle della Loreley, sulla sponda sinistra.

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Su un sito di informazioni turistiche sulla Loreley trovo una descrizione –in un italiano fantastico- del luogo:

La Loreley ( Lorelei ) è una rupe di ardesia con una altitudine di circa 132 metri che si trova nella valle medio-superiore del Reno presso St. Goarshausen. La visuale sulle città St. Goarshausen con la fortezza Katz e sulla città consorella St. Goar con la fortezza Rheinfels (Roccia di Reno) è profondamente impressionante per tutti i turisti che vanno a trovare la Loreley ( Lorelei ).

Alla Loreley ( Lorelei ), il Reno arriva fino ad una profondità di 25metri ma ha solo una larghezza di 113 metri. A causa di questa strettezza e profondità questo posto ancora oggi fa parte dei più pericolosi della valle medio-superiore del Reno. Per questo motivo le nave che attraversano il tratto Oberwesel fino a St. Goarshausen vengono avvisati via segnali luminosi, i cosiddetti Wahrschau.

Da allora il luogo non sembra essere cambiato molto

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[ http://goo.gl/cugwku ]

L’albergo anche esiste ancora, ma è molto cambiato

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[ http://goo.gl/o8O6ir ]

 

Ma Lorelei (come scrive il biondo nella didascalia) è anche una figura leggendaria della cultura tedesca, dice Wikipedia:

Secondo la leggenda, Lorelei era una bellissima ondina del fiume Reno, che attirava a sé gli uomini col suo canto e con il suo aspetto, causando naufragi e sciagure. Un giorno, per vendicare il figlio morto, un nobile inviò i suoi soldati ad uccidere la fanciulla, soldati che seppero resistere al suo incanto e che l’avrebbero uccisa, se lei non avesse chiamato suo padre in aiuto: egli mandò un cavallo di schiuma che condusse la ninfa nelle profondità del fiume, da cui ella non fece più ritorno.

Da allora, i marinai non dovettero più temere gli inganni di Lorelei.

La roccia su cui secondo la tradizione appariva Lorelei viene chiamata ancora oggi col suo nome.

Dalla storia di Lorelei fu tratta un’opera, Loreley, di Alfredo Catalani, che andò in scena in prima assoluta nel 1890, a Teatro Regio di Torino.

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