Non starò a raccontarvi delle storie

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36, il presente non esiste

FN_Summer_love_2Questa pagina mi presenta dei problemi nuovi. Da una parte il solo fatto che siano tutte cartoline, come fosse una pausa dalla costruzione di sé per i loro occhi del futuro che il bruno e il biondo stavano facendo di pagina in pagina, come –paradossalmente- attraverso la propria assenza si potesse significare una più autentica intimità.

 

C’è poi la stranezza dell’ordine cronologico non rispettato, la pagina è datata Marzo 1952, le due precedenti erano del giugno dello stesso anno.

 

Le cartoline apparentemente non pongono difficoltà, le due in alto, a sinistra e a destra del “titolo” della pagina, “Voyage à Frankfurt | mars 1952”, presentano due scorci di Francoforte.

 

Nella prima, con didascalia sottostante che ripete, con la grafia tedesca –compresa di abbreviazione della preposizione e dieresi-, “Frankfürt a/ Main” [Francoforte sul Meno], si vede il Duomo di Francoforte, emergere fra le case affacciate al fiume, un ponte, e più in lontananza altri campanili e cupole –è il biondo che scrive, che qui lascia il tono ironico e divertito per uno informativo nei contenuti –apparentemente- e solenne nella forma grafica.

Cercando in rete una veduta che mi riproponesse la medesima inquadratura ne ho trovata una molto simile. Il Duomo si staglia ancora imponente, ma il fronte delle case che si affacciano sul Meno è cambiato, e cambiato è il ponte, mancano due arcate, sostituite da una soletta orizzontale unica. E, naturalmente ci sono i moderni grattacieli.

Stupidamente mi soffermavo sui cambiamenti che la città ha subito a oggi dal 1952, quando il bruno e il biondo la visitarono.

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 [ http://goo.gl/WchMtR ]

La cartolina a destra riproduce uno scorcio più ravvicinato, una porzione di una piccola piazza contornata da case che sembrano di legno, dalle finestre piccole, i tetti aguzzi ad ospitare più piani, le scandole, come è frequente in tante città del Nord-Europa. Qui, nella ricerca per trovare immagini più recenti ero facilitato dalla didascalia: “Frankfurt: Roseneek”; messo il nome della piazza –e constatato che la grafia esatta sembra essere senza la doppia e- trovavo solo immagini vecchie, cartoline apparentemente coeve a questa.

 

Poi un’immagine molto sgranata, della statua che compare nella cartolina, s’un fondo di macerie infuocate, mi ha reso evidente la mia ottusità, e quanto fossi, nel mio tentativo di leggere una storia che non fu raccontata per me, divenuto preda dei narratori: il mondo, per me, era il loro, non ne esisteva più un altro.

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 [ http://goo.gl/yhY0Oi ]

Ogni racconto è un universo conchiuso nelle proprie parole e quest’album non fa eccezione. Il bruno e il biondo non solo raccontano loro stessi, il loro amore, ma di fotografia in fotografia, di elusione in elusione, di rimozione in rimozione, blindano la felicità che condividono nell’unico universo che può accoglierla, un universo desertico, che brilla per il riflesso della loro felicità.

Ma quella fotografia della città infuocata diventava per me il solo presente possibile, rappresentava una lacerazione nell’illusione in cui il bruno e il biondo mi avevano fatto vivere. Ero, all’improvviso, scacciato e umiliato.

Ho cercato allora meglio e ho trovato sul sito della Frankfurt American High School, una sezione che riproduce un piccolo libriccino, edito forse nel 1952, titolato Frankfurt-M. vor und nach der Zerstörung / befor and after the destruction / avant et apres la destruction / 20 Photos.

 

Lì si trovano le stesse immagini di queste due cartoline, identiche, affiancate alle fotografie degli stessi luoghi, scattate dopo i bombardamenti.

 

Di Rosenek, un agglomerato di case ai margini del Ghetto, non resta che la statua; dello scorcio su Meno resta il Duomo, attorniato di macerie.

Francoforte subì ripetuti e devastanti bombardamenti durante la seconda guerra mondiale, alla fine della guerra il 60-70% della città era distrutta.

 

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 [ http://goo.gl/jEBgJg ]

Quando il bruno e il biondo visitano Francoforte, di nuovo -c’erano già stati l’anno prima– sono passati sette anni dalla fine della guerra. Solo sette anni. Sette anni è ieri.

Come era la città nel 1952? In che città camminarono? Fra quali case, in quali strade, su quali ponti?

 

Il bruno e il biondo visitano Francoforte e non scattano nessuna fotografia; nella pagina dedicata a quei giorni attaccano due fotografie di una città che non esiste più, bombardata, bruciata, distrutta –la guerra, che aveva fatto una fugace apparizione sotto forma di stele nella pagina precedente, non è mai esistita.

 

Cosa li spinge a scrivere due volte la data, 1952, su una pagina con delle cartoline che risalgono a almeno un decennio prima, probabilmente a prima ancora?

Dov’è il mondo?

 

In che mondo vivono il bruno e il biondo?

 

Cosa vedranno, anni dopo, sfogliando –se ne avranno avuto occasione- quest’album, in queste cartoline di una città esistita e scomparsa? Che cosa vorranno dire a sé di quel giorno futuro? Cosa credono di poter far vedere a loro stessi, invecchiati, alla fine della vita?

 

Sono a Francoforte, solo sette anni dopo che l’ultima bomba è caduta sulla città. Perché ci vanno? Perché fanno un “Voyage”? La città quasi non esiste più, gli sbancamenti che hanno rimosso le macerie iniziano a essere occupati dalle nuove costruzioni, la città medievale è scomparsa, il ghetto raso al suolo -più di 10.000 ebrei francofortesi deportati-.

 

 

Due cartoline, il Duomo e la Rosenek, com’erano prima; loro, altrove.

 

 

Ricordi? –No.

 

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