Non starò a raccontarvi delle storie

Menu

33, les explorateurs

FN_Summer_love_2Come le prime tre fotografie in alto a sinistra della sesta pagina sono una serie con una, anche se debole, coerenza interna, anche le altre sei andrebbero prese in esame unitariamente.

Il viraggio seppia, leggermente più intenso e comune alle cinque stampe –mentre le prime tre sono più bianche e su carta leggermente più lucida- le unisce e fa pensare che derivino da uno stesso rullino e dalla stessa sessione di stampa. Ciascuna però pone dei problemi e necessita di indagini proprie

 

 

È strana la disposizione delle fotografie su questa pagina.

 

Ogni pagina ha un suo disegno. Non sappiamo chi sia a scegliere la disposizione delle fotografie, a incollare i triangolini trasparenti, a scrivere le didascalie; per queste ultime qualche indizio –il “Je”– ci dice che forse le prime furono scritte dal bruno, poi la grafia cambia e anche lo stile, diventando più scherzoso, questo mi fece fare l’ipotesi che sia una seconda mano e che sia del biondo.

 

C’è un momento, dopo l’estate, in cui il bruno e il biondo –noi non ne sappiamo niente, possiamo solo immaginare (com’è la stanza? in che città sono? abitano insieme?)- compongono l’album dei ricordi.

Il bruno –il fotografo- ha ritirato le stampe (o hanno una piccola camera oscura in casa? –sarei portato a dir di no, c’è una rigorosa medietà –ricercata, sperata, conquistata- nell’idea che il bruno e il biondo consegnano di sé all’album, che l’idea di una piccola eccentricità, di una nuance di maniacalità, come può essere la costituzione e l’uso di una camera oscura, coi suoi riti, le sue attese, le sue sperimentazioni perpetue, mi pare incompatibile.

Riesco più facilmente a immaginare il bruno che va al laboratorio –un amico, una persona discreta, non sono fotografie che negli anni ’50 in Germania si potessero fare sviluppare ovunque-, consegna il rullino, dà le sue indicazioni, torna a prenderle il giorno fissato. A casa –a casa? A casa di chi?- le guardano, le scelgono –una trattativa-, e poi –chi? il biondo? È interessante pensare che sia il biondo, perché getta su di lui l’ipotesi di una personalità che sappia alternare la spensieratezza che afferma nelle fotografie e una pazienza certosina, molto seria, anche nell’ironia- e poi le fotografie vanno posizionate, si fanno dei piccoli segnetti, si posizionano i triangolini, si collocano le fotografie secondo il programma iconografico stabilito per quella pagina.

Non c’è dubbio che ogni pagina sia pensata unitariamente e non per successive aggiunte.

 

E allora perché questa pagina non rispetta nella disposizione la coerenza interna delle due serie?

 

Non c’è, credo, un motivo. Bensì uno scarto.

Come nelle fotografie della serie di tre, anche qui agisce una distrazione, il piano, limpido, che il bruno e il biondo avevano perseguito di pagina in pagina, qui ha come un sussulto.

Procedono per abitudine –lo schema compositivo generale è coerente con quelli delle altre pagine, sempre simmetrico- ma qualcosa che qui è cambiato rende tutto più difficile, la calma tesa nella quale si muovevano è turbata. Non sono più solo loro.

Il mondo, che aveva fatto la sua comparsa sotto le spoglie artistiche delle fotografie dei pescatori, e nelle figure lontanissime della fotografia di Bad Homburg, qui irrompe, squassante.

Rapporti, relazioni, corpi, voci, memorie, è una cacofonia di suoni inaspettati che non si sa più trattenere lontani, o: che si sceglie di accogliere, finalmente forti da poterlo fare.

 

Il bruno e il biondo, imbarazzati, a disagio, di nuovo bambini, sono però così forti da essere, loro, il bruno e il biondo, e il mondo.

Le fotografie sono storte, le inquadrature sbagliate, le espressioni traditrici, l’ordine incerto: non importa. Adesso può non importare.

Perché niente può più cancellare ciò che hanno costruito sin qui, fotografia dopo fotografia.

 

Chi ha fatto questa fotografia? Dove tutte le linee sono storte: l’orizzonte, la linea della battigia, i loro stessi corpi. Dove la composizione dell’immagine è lontanissima dai formalismi che erano consueti sino a una pagina fa.

Sinora le fotografie che ritraevano il bruno e il biondo erano quasi certamente degli autoscatti, e noi ci siamo potuti mettere in fila dietro l’obbiettivo per poterli guardare.

Ma qui no.

Non c’è più spazio per noi.

Possiamo appoggiarci ai bordi dell’immagine, provare a sporgerci da sopra, da sotto, ma dietro l’obbiettivo c’è qualcuno, il nostro posto è preso.

 

Chi guardano, il bruno e il biondo?

Non guardano nella stessa direzione. Non guardano più i loro stessi del futuro, come negli autoscatti.

Stanno guardano due persone al di qua dell’obbiettivo. Il bruno guarda la persona che scatta la fotografia, gli occhi sottilissimi e un sorriso contratto ma che conserva una traccia di ironica intesa, una schermaglia della quale forse si ode solo un eco afflievolito. Il biondo guarda una persona che sta alla –sua- destra di chi sta scattando la fotografia. A differenza del bruno il biondo qui trova un sorriso più morbido, meno costruito del solito, i tratti del viso sono più distesi, sembra –è la prima volta- dimenticarsi che qualcuno lo stia fotografando. È distratto: è in posa, ma non bada allo scatto dell’obbiettivo, pensa, guarda, altro.

 

È solo una fotografia, infatti. Non una delle loro fotografie. Chi stanno guardando? Forse le due signore che compaiono nell’ultima foto.

 

La didascalia, a commento di un ritratto che li vede vestiti da città, con giacche e ampi pantaloni, le mani in tasca entrambi –salvo, il bruno, la destra per la sigaretta- recita: “Les explorateurs”. Qui l’ironia –del biondo?- si fa più sottile del solito, quasi si ripiega sul suo oggetto.

Si può immaginare l’influenza dello sguardo di chi scattò la foto, uno sguardo subito dall’interno, che fotografa quei due giovani uomini uniti da un legame, non sappiamo come a quello sguardo raccontato, e da abitudini –la tenda, le gite, i bagni, i giochi, sempre insieme, sempre insieme, come bambini, come amici per la pelle ma grandi, troppo grandi per tutto questo. Il bruno e il biondo, “Les explorateurs”.

 

 

Chi siete? – Les explorateurs.

SUMMER_LOVE_NOVARO_6,8

 

SUMMER_LOVE_NOVARO_6,13

Poi, due foto di luoghi: di nuovo in parte trascurando l’ordine simmetrico che lo stesso schema compositivo suggerirebbe: una, orizzontale, in alto, è al centro della composizione a ventaglio che occupa la parte inferiore della pagina; alla sua destra, speculare al doppio ritratto del bruno e del biondo, non una fotografia con di nuovo loro o uno di loro, bensì –sarebbe dovuta essere sotto, in asse con la prima- l’altra foto di luogo.

 

Due fotografie mediocri, alle quali è difficile attribuire anche un valore sentimentale. Testimoniano del loro passaggio, ma ai nostri occhi, forse,anche ai loro, sembrano piuttosto una pausa, un riposo.

 

Chi c’è? –Nessuno.

SUMMER_LOVE_NOVARO_6,9

SUMMER_LOVE_NOVARO_6,10

 

 

Summer Love, gli ultimi post.
FN, tutti gli ultimi post