Non starò a raccontarvi delle storie

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3, due

FN_Summer_love_2Sempre nei mercati dell’usato si trovano vecchi album di fotografie. Qualche volta vengono buttate le foto, recuperati gli album, ben rilegati -chi metterà le proprie foto dove sono state le foto di altri? Un nostro amico l’altro giorno guardando quest’album era indignato, diceva: -ma chi si sarà permesso di buttarlo? Aveva visto in quest’album una storia che lo riguardava e lo feriva.

Ma chissà, se vi fosse stata una volontà di distruzione della memoria, un’eliminazione dello scandalo, allora sarebbe stato quest’album distrutto, bruciato magari. Invece avrà seguito il destino comune di queste cose, il caso, un armadio, una cantina e di lì scivolato nella scatola sotto la neve dove lo trovammo, a Bruxelles. Non c’è in questo album o intorno alcun eco tragico. Solo la felice quotidianità, che a un tratto finisce, come accade.

C’è un punto, piccolo, in cui cose che avevano un significato forte, diventano insignificanti. Le fotografie di ricordi -i viaggi, le persone care, le occasioni di festa, le case che si sono abitate- si trasmettono ai figli. Ma già in quel passaggio molte immagini perdono di significato; quel significato, unico, prezioso, sfuma nell’istante in cui chi ha fotografato o chi è ritratto muoiono. Può restare il racconto, ma non è niente. Si possono fare annotazioni precise, utili allo storico, ma ciò che raccontano non è ciò che tentano di trattenere. Per continuare ad esistere, una foto delle foto dei ricordi, deve avere nell’occhio di chi la guarda già un ricordo che li leghi; una cosa, anche piccolissima deve già essere presente, diversamente le foto diventano trasparenti come i vetri prima appannati.

Le vite a cui i figli sono stati negati o che non li hanno voluti, resistono un breve tempo incerto nella memoria degli amici e poi spariscono. Le loro foto svaniscono presto. Fra le foto di casa -furono distribuite in occasione della morte di nostro padre- ci sono fotografie del mio trisnonno e nel mio computer c’è una fotografia della mia pronipote. Agostino, Mario, Guido, Mario, Anita, Guido, Camilla. Che ne sarà di queste foto quando sarò morto? Chi le saprà riconoscere? Neanche mio marito lo saprà -salvo le poche che abbiamo visto insieme più volte, salvo le nostre. E anche quelle, dopo la sua morte, svaniranno.

Chi furono questi due signori?

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