Non starò a raccontarvi delle storie

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25 aprile; 2

Torino, 1942, 3 [Piazza Statuto]

“La redazione dei piani urbanistici [1850, n.d.A.] doveva (…) superare la frammentarietà dei singoli progetti inserendoli in un nuovo disegno urbanistico complessivo di maggior compostezza formale (…), che tendeva a riportare la delimitazione della città entro linee parallele a nord e a sud tangenti l’abitato -attuali Corso Regina Margherita e Vittorio Emanuele II”, (Vera Comoli Mandracci, op. cit.). Sul Corso Vittorio, al 127, si trova il carcere giudiziario, attualmente in disuso, detto “Le Nuove” (1857-70). “Durante il fascismo, e ancor più durante gli anni della guerra, il carcere divenne luogo di reclusione per gli oppositori del regime fascista. (…) operai arrestati durante gli scioperi, ebrei in attesa della deportazione, partigiani catturati, renitenti alla leva, cittadini incappati in una retata. Alla dura condizione carceraria si aggiunse l’incertezza per la propria sorte (…): si usciva per la deportazione in un Lager, per l’esecuzione della condanna a morte, per l’improvviso prelievo di prigionieri da fucilare come rappresaglia.(“Torino 1938/45”, op. cit.). E’ in questo carcere che mia madre venne rinchiusa? Per quanti giorni? Mi pare per pochi, poi ci fu uno scambio di prigionieri, o una fuga rocambolesca. Pure vi stette abbastanza per ricevere lettere dai suoi genitori, lettere in pena eppure algide. Da piccolo sapevo soltanto che entrambi i miei genitori avevano combattuto nella Resistenza, ma ne parlavano poco. Mi chiedo se la madre che ho conosciuto io sia la stessa persona che temette di morire in carcere. Eppure io sono figlio anche dei suoi ricordi, ma non li conosco. ”Durante la seconda guerra mondiale da Porta Nuova partirono centinaia di deportati destinati ai campi di transito o direttamente ai Lager nazisti. I gruppi di uomini e donne condannati alla deportazione venivano radunati all’alba dentro il carcere delle Nuove e trasportati alla stazione alle prime luci del mattino, transitando per Corso Vittorio (…).” (Torino 1938/45” op. cit.). A Torino 246 ebrei furono deportati, 21 sopravvissero ai campi di concentramento (cfr. L. Picciotto Fragion, “Gli ebrei di Torino deportati: notizie statistiche, 1938-1945”, in Levi (a cura di), “L’ebreo in oggetto”, op.cit.).

(Da Dentro ai confini, un libro che ho scritto tempo fa)

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