Non starò a raccontarvi delle storie

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2, l’ignoto

FN_Summer_love_2Qualche anno fa, mio marito e io -allora ancora fidanzati- siamo andati a Bruxelles, che è una città che ci piace tanto. Era febbraio, faceva un freddo becco, ma i biglietti costavano meno. A Bruxelles c’è una piazza, Place du Jeu de Balle, dove fanno, il sabato e domenica, un mercato dell’usato. Una piazza rettangolare, con un selciato a pavè grosso adatto alle ruote dei carri, qualche albero. La mattina aveva nevicato; arrivati alla piazza, facendo strani giri -la gioia di perdersi che l’I-phone ora ci nega- tutto era ancora sotto la neve, uno strato sottile, non più d’un centimetro. Le cose, erano sotto la neve. Bisognava chinarsi -tutto è per terra- e spostare la neve; scrollare un vaso, pulire un quadro, sbattere una stoffa.

I libri, erano sotto la neve. Era il più difficile, sposti un libro e la neve cade più giù, a bagnare libri che non riesci a raggiungere; non lo tocchi, e la neve lo bagna irrimediabilmente.

Una scatola grande di cartone che andava ammollandosi nel poco sole che nel frattempo era uscito, conteneva tanti album di fotografie. Quegli album che si facevano, grandi, con la carta semi-trasparente a separare le pagine e proteggere le fotografie. Ce n’erano di tante decadi differenti, anche recenti. A mio marito piacciono un sacco. Anche a me, ma forse meno. Io ho delle difficoltà a riconoscere le persone, le facce mi si mescolano; dal vero mi aiuta il gestire, la voce, i vestiti, il contesto, nelle foto da una pagina all’altra sempre devo chiedere a mio marito: -ma è di nuovo lui?- e lui si chiede se abbia fatto bene a sposarmi. Certo allora eravamo fidanzati, e certo non pensavamo che ci saremo sposati, forse allora si diceva: -ma com’è che sto con uno così?

Comunque: guardavamo gli album, e lui -o io?, mi piacerebbe fossi stato io, chissà- trovò questo album che è fotografato più in basso.

Pur chiedendo di foto in foto sempre delucidazioni su chi era lo stesso della foto precedente e chi no, l’album commosse anche me. Era caro però, e grande da portare in aereo. Caro, e grande. Girammo e comprammo delle altre cose -mi ricordo un domino francese per bambini così bello che da allora vorrei scannerizzarlo e metterlo in rete e da allora non lo faccio mai-, comprammo delle decorazioni di Natale -costavano poco, a Febbraio, che il prossimo Natale è così lontano che come si può essere sicuri d’arrivarci-, mi pare anche un orrido quadretto di montagna -ci piacciono-, forse un vaso. E sempre tornavamo all’album, nell’ansia e speranza -era irrimediabile- che qualcuno l’avesse comprato; era sempre lì. Comprammo delle meravigliose riviste del dopoguerra, americane, con delle case straordinarie che dicevano solo la guerra è finita spendete e siate belli e ricchi. E poi andando via lo comprammo. Io credo più per fare piacere al mio fidanzato. Ho così tanta carta a casa e così poca fiducia che io riesca un giorno o l’altro a farne qualcosa che un nuovo libro, un nuovo album, delle nuove fotografie: vedevo solo la polvere che avrei dovuto togliere.

Mi sono chiesto se il fatto d’essermi sposato, quest’anno, a febbraio, abbia influito sulla decisione di riprendere in mano quell’album e farvelo vedere.

Mio marito vorrebbe che io scrivessi un libro, cartaceo, ben impaginato, ben scritto -pensa -è giovane- a Romanzo di figure, di Lalla Romano, la “mia” Romano-. Ma io non ho fantasia, non so inventare le storie. Quest’album però è raro; lo è stato agli occhi di mio marito e così lo è stato ai miei.

Nei giorni estivi proverò a farvelo vedere, e chissà che la storia, ai vostri occhi, non venga alla luce.

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