Non starò a raccontarvi delle storie

Menu

15, Bruges

FN_Summer_love_2Le due fotografie, a sinistra e a destra della fila inferiore della seconda pagina, sono state scattate a Bruges, come indicato da entrambe le didascalie.

Nella prima il bruno e il biondo sono sulle scale davanti alla porta del Gruuthuse, come indicato; nella seconda il biondo si appoggia alla ringhiera di uno dei ponti che scavalcano il Minnerwater, il lago dell’Amore.

Il Gruuthuse è un Palazzo trasformato a fine ottocento in Museo. L’ingresso è ancora uguale, ma Street View non mi ci porta, perché è all’interno del cortile.

Nelle immagini che i due scattano, salvo quella a Bad Homburg, non c’è mai nessuno. Fanno turismo, ma sembrano soli.

Ora, cercando in rete di ritrovare i posti, Street View ma anche nelle innumerevoli fotografie che mi seleziona Google Image, mi fa vedere persone ovunque.

Il bianco e nero, seppiati, e le pose un poco più lunghe, sembrano poter contenere un tempo più disteso. Molta più luce, molto più tempo, in uno scatto con una macchina fotografica meccanica, con la carta sensibile alla luce, sono impiegati. Le persone e le cose sono immobilizzate perché avvolte, come in un incantesimo di Harry Potter, dal tempo lungo che è stato necessario a rapirle perché arrivassero sulla carta.

La fotografia digitale nella sua parvenza d’immediatezza, strappa invece persone e cose per precipitarle altrove.

La fotografie sulle scale del Gruuthuse è buffa. Credo sia anche questo un autoscatto, come quella a Bohan.

A un primo sguardo avrei detto di no: la posa, la distanza; poi ingrandendo molto l’immagine si vede una breve fascia sfocata in basso: forse la macchina era poggiata in terra, inclinata a prendere i soggetti più in alto. È una cosa complessa: bisogna provare l’inquadratura –tu stai lì, ecco, no, un po’ più a sinistra, sì, ecco, così prendo noi e anche la porta, aspetta, uffa, è caduta; un attimo ancora, ecco: l’appoggio alla guida, sì, sta, un attimo, ecco, vengo- e il bruno –penso sempre che il fotografo sia il bruno- corre dal biondo, lo raggiunge sulle scale nell’attesa del clac.

Ma in che posa sono? Sembra davvero una fotografia rubata. Il biondo fuma –prima o dopo essere entrati nel Museo?- il bruno, ride –qui ride disteso, dimentico dell’obbiettivo-, gli tocca una spalla, gli parla. Deve essere –a guardare l’ombra del bruno- tardi nel pomeriggio. Quello che mi commuove è il divertimento che si legge sui loro volti, mi piace pensare che abbiano scelto questa foto invece di un’altra più in posa perché gli ricordasse una qualche confusione, un ritardo ad arrivare nell’inquadratura, una postura che doveva esere diversa, forse la sigaretta che doveva essere buttata, non so. E intorno a loro nessuno. Il mondo sembra essere loro. O non esserci. O esserci solo intorno a loro. Non riesco a sottrarmi alla sensazione di una felicità che è dimentica di tutto, fuori dalla Storia.

SUMMER_LOVE_NOVARO_15-1

La seconda fotografia, sempre a Bruges, ritrae il biondo, con il suo solito sorriso ironico e tutto avvolto dall’amore del bruno. Il fondale, con la ringhiera neo medievale, il ponte a tre archi, gli alberi fitti, la torre in lontananza, sembra rubato a un film di Walt Disney di quegli anni.

SUMMER_LOVE_NOVARO_15_2

Oggi è molto diverso.


Visualizzazione ingrandita della mappa

SUMMER_LOVE_NOVARO_15_3

SUMMER_LOVE_NOVARO_15_4

 

Summer Love, gli ultimi post.
FN, tutti gli ultimi post