Non starò a raccontarvi delle storie

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14, il tuo corpo

FN_Summer_love_2Anche sulla seconda pagina dell’album le fotografie sono disposte come sulla prima: due file parallele orizzontali. Qui però sono disposte a ventaglio. Le prime tre, in alto, sono più grandi, con una cornice più larga e fra il bordo frastagliato e l’immagine portano impresse a secco un disegno a rilievo che le inquadra ulteriormente. Le didascalie di tutte e tre riportano il luogo, Bohan; la prima, con la macchina fotografica acquattata nell’erba, senza altra precisazione; la seconda, come nella pagina precedente, riporta la data, “Bohan – juin 51”; la terza il nome di un affluente del Semois: “Le Sautou”, un ruscello tortuoso che scende fra rocce e faggeti.

La pagina prima eravamo di maggio, di Pentecoste, il 13 mi dicono i calendari di quell’anno; non è passato un mese.

Le tre fotografie della fila in basso, più piccole di dimensioni, seguono lo stesso schema: la prima a sinistra e la terza a destra furono scattate a Bruges, quella centrale, un autoscatto, a Blankemberg; qui si precisa di nuovo la data, “Juin 1951”. Le destinazioni, e la carta differente fra la serie superiore e quella inferiore fanno pensare siano stati almeno due viaggi differenti. Dei fine settimana forse, che univano turismo e vita all’aria aperta.

Se la prima pagina poteva essere la messinscena di un’amicizia, la seconda fuga ogni dubbio, come d’altra parte aveva già fatto la didascalia dell’ultima fotografia, “Nous et le Main”. Ma qui compaiono la sensualità, l’evidenza dei corpi, l’amore dello sguardo.

La fotografia centrale, in alto ritrae uno dei due, sdraiato al sole sulla sponda di un fiume -il Semois probabilmente- è a torso nudo, a piedi scalzi, i capelli tirati indietro forse dopo un bagno; affianco, tirata a secco, una canoa e un remo; la pelle, salvo quella del viso, più scura, è accecante, il corpo glabro, vestito dei pantaloncini forse della foto precedente, abbandonato al calore del giorno. Chi è dei due? Direi il biondo; sul viso si può indovinare un leggero sorriso di chi sa di essere ritratto, le sopracciglia sono chiare. La fotografia però non è a fuoco. A fuoco è l’acqua, il fiume, e non il corpo.

Le inquadrature di queste fotografie non mi sembrano mai casuali; fatte con intenzione e frutto di una selezione –di certo non tutte le fotografie furono riunite in un album- mi commuovono per la composizione e i tagli.

Nella prima fotografia di questa pagina l’immagine è divisa in tre bande orizzontali, l’erba, in basso, scura; il paesaggio, un grigio misto di chiari e di scuri; il cielo, bianco privo di segni; le teste dei due spuntano a stagliarsi sul bianco del cielo, le maglie portano il chiaro del cielo sullo sfondo dei campi e delle case; le due macchie quadrate, simmetriche fra di loro e nella cornice dell’immagine, dei pantaloncini neri, mi raccontano di un equilibrio fra i due che appare naturale quanto inseguito.

Nella seconda fotografia la canoa che taglia in diagonale l’immagine, lasciando spazio all’acqua e più su alla sponda d’erba, a qualche albero lontano, -a fuoco lo scintillio dell’acqua-, separando il mondo dal corpo dell’amato, rivela ai miei occhi la gioia incantata di chi sa che l’altro gli appartiene, può amarlo, proteggere, guardare, anch’esso, come la canoa, tirato a secco, in pace, al sole.

Dov’è il mondo? –Altrove.

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La terza fotografia della fila –“Bohan. Le Sautou” ritrae il bruno, accanto un ruscello scorre fra radici e pietre, il braccio destro appuggiato a un lungo bastone, canottiera bianca, pantaloncini neri, sandali e un bianco cagnolino (sarà loro? Li avrà seguiti dal paese? Tornerà in altre

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foto?). Il bruno è in posa, non si lascia guardare, come faceva il biondo, si fa guardare; sorride appena, nella sua posa un po’ buffa e forse non certa, un piede avanti all’altro su due rocce scivolose. Anche qui l’acqua separa, ma forse invece incornicia, e rende il bruno statua di pietra da giardino, fra zampilli e muschi, un qualcosa di borghese, di composto, leggermente kitsch.

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Dove dormivano? In un albergo di Bohan? Chiesero due stanze –comunicanti? Di certo non una matrimoniale. Non si poteva, non era possibile, non era pensabile. Chi erano a Bohan questi due giovani uomini innamorati, felici si direbbe, felici di loro e della vita? Nascondevano questa felicità che qui appare così evidente nella sua pacata certezza? Tutto era di là da venire, gli anni ’70, i Movimenti di liberazione, e tutto era già stato, la memoria della Berlino di Weimar, liberale e moderna e le persecuzioni del nazismo.

Queste fotografie raccontano a noi di un tempo sospeso, di un amore privo delle stigmate della Storia, vicino a noi di un passo.

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