Non starò a raccontarvi delle storie

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10, noi

FN_Summer_love_2L’ultima fotografia della pagina, a destra in basso, speculare per posizione e testo della didascalia a quella in basso a sinistra, separate dalla cartolina della Casa di Goethe; la didascalia recita: “Nous et le Main | Francfort”.

Chi sono? -Siamo noi.

La chiesa sullo sfondo è Dreikönigskirche -la Chiesa dei Tre Re- i due, “Noi”, sono sulla sponda opposta del fiume Meno, appoggiati a un parapetto che Street View mi fa vedere oggi identico ad allora. Dietro ai due, fra di loro, si vedono delle case ora scomparse, sostituite da brutti edifici fuori scala; oggi questa fotografia sarebbe difficile: il fiume, da questa parte, è ingombro di battelli per il trasporto dei turisti. Il fiume, che a loro interessava, era sgombro -anche se dietro i loro piedi si intravede un pezzo di uno scafo e forse chissà anche loro hanno fatto un giro per la città lungo il fiume.

Chi sono? -Siamo noi.

In questa pagina tre fotografie ritraggono due persone.

La prima, in alto a sinistra, la fotografia col cervo, ha come didascalia “Francfort”, vi è ritratto un giovane uomo dai capelli biondo scuro, l’aria gioviale, leggermente impacciata. È la fotografia che apre l’album.

Chi è? -Sei tu.

La seconda, in basso a sinistra, col Reno sullo sfondo, ha come didascalia “Bingen. Je [et] le Rhin”, vi è ritratto un uomo, forse un poco più vecchio del precedente, ritratto in una posa studiata, l’espressione è seria, quasi contrariata.

Chi è? -Sono io.

La terza, in basso a destra, chiude la pagina e è gemella della precedente. La didascalia dice: “Nous et le Rhin | Francfort”. Vi sono ritratti entrambi gli uomini prima ritratti singolarmente. I due si guardano, in piedi, un poco impettiti, i loro gomiti si sfiorano. Sono vestiti in modo simile: uno spezzato, pantaloni ampi scuri, giacche chiare dai corti risvolti; non hanno cravatta, ma l’uomo dai capelli più scuri ha un cache-col; il biondo, che sorride, ha una giacca di taglio più informale; portano il bruno dei sandali, il biondo forse delle scarpe di cuoio scure. Il bruno guarda il biondo, che si lascia guardare, divertito, ma anche al bruno sfugge forse una lieve espressione canzonatoria. Il bruno tiene le grandi mani incrociate davanti, il biondo dietro, appoggiato al parapetto.

Chi sono? -Siamo noi.

La fotografia, scattata ad altezza ginocchio, potrebbe essere un autoscatto, la macchina poggiata sulla panchina. Non so niente di apparecchi fotografici in vendita nel 1951, ma mi pare ragionevole pensare che il meccanismo dell’autoscatto già ci fosse.

Mi accorgo che sposto molto in là nel tempo queste immagini, ma in realtà all’epoca i miei erano già sposati, mia sorella sarebbe nata due anni dopo, io quattordici anni dopo.

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