Non starò a raccontarvi delle storie

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Caro Scott, carissima Zelda, di Camilla Valletti

Caro Scott, carissima Zelda
Le lettere d’amore di F. Scott e Zelda Fitzgerald
a cura di Cathy W. Barks e Jackson R. Bryer
traduzione dall’inglese di Marina Premoli
titolo originale: Dear Scott, Dearest Zelda

La tartaruga, Milano 2018
©2002 by Jackson R Bryer and Caty W. Barks
©2002 Introduction by Eleanor Lanahan
©2003 Baldini Castoldi Dalai editore S. p. A.
©2018 La Tartaruga / Baldini+Castoldi
504 p.

Scusa per questi sgorbi poco eleganti

Cosa c’è di più osceno e forse di più seducente di un epistolario celebre? Quale audacia impone al lettore la lettura di pagine privatissime, spesso meschine, quasi sempre di qualità inferiore rispetto a quella a cui un autore amato ci ha abituati? Diventiamo spie di dettagli, affamati di tenebrosi segreti, esegeti di storie parallele. E quale storia d’amore è più esemplare di uno stile, di un passo, dello swing di un’epoca della tragica unione di Zelda e Francis Scott Fitzgerald?

La monumentale raccolta delle loro lettere, pubblicate con coraggio da Baldini e Castoldi, corredate da un fitto bosco di note e rimandi, è senz’altro un tesoro di spunti per chi voglia addentrarsi nei territori dell’amore autodistruttivo, delle relazioni fatali, pericolose e predatorie. Curato con acribia certosina, il carteggio è suddiviso in quattro parti estremamente eloquenti ed è la prima raccolta organica di tutte le lettere che nel corso della loro tempestosa vita la coppia si scambiò. “Corteggiamento e matrimoio 1918-1920”; “Vita in comune 1920-1929”; “Crisi 1930-1938” ;“Gli ultimi anni 1939-1940”: queste sono le sezioni in cui i due curatori Cathy Barks e Jackson Bryer hanno suddiviso la messe di materiali a cui i Fitzgerald non avrebbero mai pensato di dare ordine. Erano infatti soliti, nella fase in cui la loro unione non era stata ancora funestata dalle rispettive malattie, leggersi l’un l’altra le lettere già spedite per poi gettarle in un guazzabuglio di biglietti, inviti, schizzi, quasi che la registrazione della vita trascorsa potesse rianimarsi senza sosta nel flusso delle lettere che ancora dovevano venire. Come se, molti biografi si sono soffermati su questo punto, i due presentissero grazie al loro grande talento, la fine che li aspettava.

Ozioso soffermarsi su quanto la figura di Zelda divenne per Scott l’archetipo di ogni fanciulla gatée di cui i suoi romanzi sono l’espressione. Leggendo le sue lettere, invece, ci troviamo davanti ad una donna che fu inesauribile nello spendersi in ogni possibile attività che potesse affrancarla dalla dipendenza economica dal marito e dalla famiglia. La danza, la scrittura, il giornalismo, la pittura, Zelda fu davvero, con il suo carico di entusiasmo e tenerezza, la voce creativa del marito. È il suo intuito, la fluidità del suo pensiero, l’ironia, che ritroviamo, tradotte, romanzi di lui, dal Gatsby a Tenera è la notte.

Se è vero che in coppia incarnarono il cosìdetto mito degli anni Venti, l’età del jazz, il successo giovanile inarrestabile, uno stile estetico, un costume di mondanità “i taxi al crepuscolo, hall sfavillanti di luci, bar clandestini pieni di fumo, ragazze brillanti, vetture gialle, abiti bianchi, grosse mance, espatriati, e la nostalgia della Generazione Perduta” e anche vero che fu assai più interessante il dopo, il post sbronza, che forse decretò la fine della loro convivenza ma non l’esaurimento del loro amore.

A Zelda fu diagnostica una grave forma di schizofrenia e prima dei trent’anni cominciò il suo calvario tra un ricovero e l’altro. Scott, che aveva sempre trascurato la tendenza all’alcolismo,nel 1930 era diventato un malato a tutti gli effetti (pensiamo che all’epoca il bere in modo smodato non era considerata una patologia ma solo una debolezza del carattere). Ma è a partire proprio da questi anni che le lettere si fanno dense, specchi riflettenti del rapporto a tratti conflittuale di due persone in cerca di una formalizzazione artistica.

Protagonista assoluta di questa fase è proprio Zelda, la quale, nei frequenti momenti di lucidità, scandaglia con rigore ogni suo sbaglio, ogni sua vittoria rispetto al grande amore che continua ad avvincerla a Scott. È una donna provata, appesantita fisicamente e del tutto irriconoscibile nell’aspetto. Eppure la sua lingua, sempre vivacissima, restituisce al lettore una personalità ancora capace di giocare con il futuro, mentre Scott appare sempre più sbrigativo, attanagliato dai debiti e dalla difficoltà a mettere insieme una storia. La morte è vicina: lui muore all’improvviso accanto alla nuova compagna, lei brucia viva insieme ad altre pazienti in una clinica psichiatrica. Quali le responsabilità o il triste bilancio delle colpe reciproche non interessa. Nelle lettere emerge comunque il profondo rispetto che li legò sempre, la stima, il reciproco sostegno, in memoria di uno sfavillante amore che forse non era di questo mondo.

Estate 1931, “c’è sempre il mio amore infinito –sei una dolce persona– la più dolce e cara di tutti e ti amo come la mia perduta gioventù –che è il massimo che un cuore umano può contenere. Scusa per questi sgorbi poco eleganti– scrivere stamattina è una disperazione– con devozione, Zelda”

Le illustrazioni: fotografie de L’atlante astronomico, compilato e diretto dal Dott. G. Naccari; seconda edizione riveduta e migliorata; Casa Editrice Dottor Francesco Vallardi, Milano 1911.
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