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Woolf, Sackville-West, Scrivi sempre a mezzanotte. Elena Munafò, Nadia Fusini. Recensione di Giuliana Giulietti.

Virginia Woolf, Vita Sackeville-West
Scrivi sempre a mezzanotte. Lettere d’amore e desiderio.
A cura di Elena Munafò
con un saggio di Nadia Fusini
traduzione di Sara De Simone e Nadia Fusini
brossura, con bandelle
responsabilità grafica non indicata
Donzelli Editore, Roma 2019; pp.302 + 8 tav. col e b/n, ft. 24,00€

Due donne in amore: Virginia e Vita, di Giuliana Giulietti

Scrivi sempre a mezzanotte. Lettere d’amore e desiderio è il titolo del bel volume edito da Donzelli in cui sono raccolte alcune delle numerosissime lettere (oltre cinquecento) che Virginia Woolf e Vita Sackville-West si sono scambiate tra il 1922 e il 1941. Curate da Elena Munafò, tradotte da Nadia Fusini (Virginia) e da Sara De Simone (Vita) queste lettere sono il racconto a due voci di una storia di amore e amicizia e passione e piacere alla quale solo la morte di Virginia, il 28 marzo 1941, ha messo la parola fine.

Virginia e Vita erano due donne molto diverse. Intellettuale borghese, scrittrice sperimentale, virginale e “sessualmente codarda” Virginia; aristocratica, scrittrice convenzionale, lesbica e spericolata nel sesso Vita. Ma sono proprio queste differenze di provenienza, frequentazioni, stili di vita e di scrittura a renderle curiose l’una dell’altra e far scattare la molla dell’attrazione. Il primo incontro avviene il 14 dicembre 1922 a una cena da Clive Bell, cognato di Virginia. Il giorno dopo lei annota nel suo diario:

Ieri sera da Clive ho conosciuto la bella aristocratica Sackville-West. Non un granché per i miei gusti più severi, florida, baffuta, variopinta come un pappagallino, con tutta la disinvolta grazia dell’aristocrazia, ma priva del genio dell’artista. Scrive quindici pagine al giorno /… / Conosce tutti. Ma io riuscirò mai a conoscerla?”

Vita rimane subito stregata da Virginia e in una lettera al marito Harold Nicolson scrive:

Semplicemente adoro Virginia Woolf, e lo faresti anche tu. Cadresti stecchito davanti al suo fascino e alla sua personalità. Mrs. Woolf è così semplice: da l’impressione di qualcosa di grande /… / A prima vista ti viene da pensare che sia insignificante, ma poi si impone su di te una specie di bellezza spirituale, e ti trovi affascinato a guardarla /… / credo di piacerle. Per lo meno, mi ha invitata a Richmond, dove abita. Tesoro, le ho proprio lasciato il cuore.

Quando si conoscono Virginia ha quarant’anni e Vita trenta. Sposata con due figli, la saffica Vita è abituata a praticare la libertà sessuale e ha già avuto molte amanti. Pur intimidita dall’intelligenza di Virginia, si muove con audacia verso di lei. Nella lettera del 16 luglio 1924 con la quale Munafò, Fusini e De Simone hanno deciso di aprire il carteggio Vita, in vacanza sulle Dolomiti, scrive a Virginia:

Marinerai mai Bloomsbury e la cultura, mi chiedo, per viaggiare con me? No di certo, non lo farai. Una volta ti ho detto che mi sarebbe piaciuto andare in Spagna con te più che con chiunque altro, e tu sei parsa confusa, ho sentito di aver fatto una gaffe –di essere stata troppo personale, per l’appunto –, ma quell’affermazione rimane vera , e non sarò veramente soddisfatta finché non ti avrò attirata via.

Al suo ritorno le regala un piccolo “giardino – in ciotola” di piante alpine e glielo lascia sulla soglia di casa, a Monk’s House.

Virginia si lascia corteggiare. Non sa nulla della passione erotica ed è spaventata dal sesso. Ma si inebria dell’eros naturale che Vita emana e su di lei fantastica.

Ho nella mente una visione di te perfettamente romantica e senza dubbio falsa- sei nel Kent e pesti luppoli in un grande tino – nuda, bruna come un satiro, e bellissima. Non dirmi che è tutta un’illusione. ( lettera del 24 agosto 1925) .

Virginia va pazza per le stupende gambe di Vita alte e slanciate come betulle, per il suo splendore e le sue collane di perle, per la sua nobiltà e la profondità storica da cui emerge e che farà rivivere in Orlando il romanzo da lei ispirato e a lei dedicato. Tuttavia esita. Si interroga su quello che prova veramente – forse è per puro egoismo, per puro narcisismo che ama Vita. E poi, Vita, è davvero così luminosa come le appare? Non c‘è in lei un lato oscuro, non le manca, nella vita come nella scrittura, una trasparenza centrale? Ma quando Vita le comunica che se ne andrà in Persia per raggiungere Harold che in qualità di diplomatico è stato assegnato all’Ambasciata inglese di Teheran, le barriere di Virginia cadono. Non sopporta l’idea di perderla di vista per chissà quanto tempo e da codarda si fa ardita. Nella notte tra il 17 e il 18 dicembre del 1925 Virginia e Vita diventano amanti e tra le braccia di Vita, Virginia rinasce alla vita. Scopre a più di quarant’anni l’emozione sessuale, la gioia di amare e di essere amata da una donna e che del proprio corpo può godere. Vita è per lei una sorgente di energia. Il 7 ottobre 1928 le scrive:

/…/ da qualche parte ho visto una pallina che continuava a saltare su e giù sul getto di una fontana: tu sei la fontana, io la pallina. E’ una sensazione che mi dai solo tu. E’ stimolante fisicamente e al tempo stesso riposante – mi sento flessuosa e sciolta /… /

Ma Vita, infedele per natura, la tradisce in continuazione. Anche in Persia (si era portata dietro Dorothy Wellesley, la sua nuova fiamma) da dove le scrive le lettere bellissime e appassionate che troviamo in questo volume. Non le basta l’amore spirituale e profondissimo che prova per Virginia. Posseduta dal demone erotico, turbolenta libertina, Vita vuole conquistare, dominare, possedere le sue amanti. E questo con Virginia no, non può farlo. Capisce di dominarla con i sensi, ma non ne approfitta. Per amore – scrive Fusini nel saggio introduttivo al volume – si trattiene, “perché teme di sconvolgerla, di suscitare in lei emozioni fisiche troppo violente, di accendere un fuoco che potrebbe distruggerla”. Nel suo animo Virginia nasconde abissi di depressione, il terrore di impazzire. Una geografia interiore che solo il marito Leonard è in grado di fronteggiare. Amandola come la ama, Vita capisce e si ritrae. A Virginia, orfana di madre all’età di tredici anni, Vita donerà ciò di cui ha bisogno e che sempre le offrono Leonard e la sorella Vanessa, vale a dire la protezione materna. La colma di attenzione, si occupa di tutto quando viaggiano, le crea intorno un’atmosfera “rosata e quieta”

Virginia soffre per i tradimenti di Vita, la rimprovera sino a farla piangere e sappiamo quanto può essere tagliente la sua lingua. Eppure anche nei loro momenti più difficili (tradimenti, periodi di lontananza, stanchezze e incomprensioni) mai Virginia e Vita si sono incattivite l’una con l’altra, mai sono circolate tra loro pulsioni distruttive. Sempre, queste due straordinarie women in love, hanno protetto e salvaguardato il loro legame dimostrando in modo lampante – osserva Fusini – che cosa è, che cosa può essere l’amore tra due donne, essendo l’una Virginia Woolf e l’altra Vita Sackville-West. Due donne diverse, ripeto, ma simili per il coraggio e la libertà con cui hanno incarnato e messo in gioco, e ciascuna a suo modo, la differenza femminile.

Ascoltare in Scrivi sempre a mezzanotte le voci di Virginia e Vita, seguire di lettera in lettera e nel corso degli anni la loro complessa relazione è davvero emozionante. Divertente anche. Per l’ironia e l’autoironia che le attraversa, per i pettegolezzi che si scambiano, per i soprannomi che Virginia inventa per sé e per Vita. Insieme, Virginia e Vita, si sono molto divertite. Facendo l’amore, scrivendosi, discutendo di poesia e di romanzi, viaggiando. Del loro viaggio in Francia nell’autunno del 1928, Vita – in una sua memoria – ricorda l’enorme senso del divertimento di Virginia e il vivissimo godimento che traeva dalle cose semplici. Ciò che di lei la incantava era la singolare unione di una mente cristallina e spietata con un carattere tenero e infantile.

Riconosceva il suo genio, la sua grandezza.

Che tu sia benedetta per tutto quello che sei stata per me – scrive Vita il 5 ottobre 1928. E Virginia: Solo perché tu hai scelto il fango del Kent e io il cemento di Londra, non c’è ragione che l’amore debba svanire, no? Perché dovrebbero svanire le perle e il delfino? (lettera del 15 novembre 1937).

I saggi di Nadia Fusini e di Elena Munafò che accompagnano il carteggio ricompongono meravigliosamente e con una ricca documentazione i ritratti di Virginia e Vita e consentono a lettrici e lettori di entrare più a fondo nella loro storia.

Nel suo saggio Elena Munafò scrive: Se questo libro avrà contribuito a mettere ancora una volta in luce la vitalità di Virginia Woolf e, attraverso il legame con Vita, a mostrare il suo amore per il canto reale del mondo, per tutto ciò che vive e respira, avrà raggiunto il suo obiettivo.

Obiettivo, mi dico, felicemente raggiunto.

 

[chi ha pagato il libro? Sia la copia su cui Giulietti ha condotto la recensione, sia quelle che è qui fotografata sono state inviate su richiesta dalla casa editrice Donzelli, che ringraziamo]

 

 

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