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Voland non cambia

Voland
Cartoline dal Salone 2015. 4
voland

Alberto Lecaldano, 2 o 3 anni fa,
firmò con la Sìrin Classica
il suo capolavoro
per Voland.
Progettò dei piccoli librini
-piccoli come i vecchi BUR grigi,
ma senza, di quelli, la fragilità-
che brillano d’intelligenza
come gemme chiare.
Delle ultime vicissitudini della casa
editrice
s’è letto e s’è scritto
-conti non pagati, case vendute per pagarli
(questa cosa che l’editrice s’è venduta una casa (o la)
per pagare chi aveva diritto
torna e ritorna in ogni dove si parli della vicenda;
eppure capita con frequenza allarmante (la frequenza, allarmante)
nelle piccole aziende travolte dalla crisi
e che non pubblicano libri ma magari
componenti per auto, senza che alla cosa
si dia ‘sto gran riguardo.
Ah! lo snobismo di classe di chi s’occupa
di parlar di libri!
L’editrice, Daniele Di Sora, ha raccontato qui
come Voland cerchi di fare punto e a capo e
riprendersi, cosa che FN spera fortemente)-,
s’è temuto Voland chiudesse e invece no, yuppii.
Poteva essere l’occasione per
rivedere l’impostazione grafica delle collane.
Intendiamoci,
tutta Voland resta un esempio di sobria eleganza e precisione
nel calibrare i vari elementi, e la Sìrin, come i Supereconomici,
rifulgono, ma le altre collane,
e, aimé anche la nuova Reprint,
ecco, uf,
il punto è che
-ok, sto per dire una cosa che mi vergogno a pronunciare-
sembrano fuori moda.
Può essere una categoria della critica
l’idea del fuori moda?
Nelle cartoline sì, dài.
Ma il punto è questo.
Il tempo non scorre indarno,
neanche per i progetti grafici.
Un tempo forse era meno crudele,
ma ora è molto crudele, e sciocco, spesso.
Un velo di mestizia
è come posato sul banco allo stand di Voland.
La casa editrice è interessante, anche brillante,
poi c’ha la Nothomb che, oddio, rischia un po’ di essere
sovrabbondante e fagocitatrice,
ma di ‘sti tempi tienti stretta Nothomb, certo.
Ma dicevamo del tempo,
esso passa.
E se i libri cartacei ora di qualcosa
hanno bisogno non è
la polvere
è la figaggine.
Perdonerete anche questa seconda categoria critica,
ma questo serve.
E non intendo per forza di cose riferirmi alla truzzaggine,
intendo quel brillare d’intelligenza che
riflette e moltiplica
un senso forte dell’oggi,
un vibrar di pulviscoli
che spinga chi produce e chi consuma
a unirsi intorno a una merce.
Si tratta di cogliere il sentimento del tempo
e anzi anticiparlo, riuscendo a raccordarsi con ciò che si muove nell’aria,
innovare senza smarrire i codici.
Anche questi Reprint, nuovi,
un’operazione per racimolare qualche soldo su titoli
meno venduti, rispettabile, naturalmente,
ma i volumi sono opachi, comunicano poco e forse anche sbagliato
-in questi anni i testi in copertina fanno saggio-,
e la debolezza del progetto non giustifica la possibile
confusione.
Anche la comprensione infatti -che Lecaldano ha sempre privilegiato fra le linee guida di un
progetto,
muta i suoi percorsi al mutare dei tempi.
Aimé? Ma no, che noia se non fosse.

Un saluto
dal Salone.
A presto, FN

(e anche un saluto al Salone, grazie)

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